Cgil, in 2mila sotto la pioggia per gridare:«lavoro, innovazione, investimenti»

Alessandro Biancardi

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Cgil, in 2mila sotto la pioggia per gridare:«lavoro, innovazione, investimenti»
CHIETI. Oltre duemila persone provenienti da tutta la regione hanno preso parte questa mattina a Chieti, sotto una pioggia battente, alla manifestazione che la Cgil ha organizzato anche in altre città del sud a difesa del lavoro.

Tra le altre cose la manifestazione è stata organizzata anche per chiedere «una politica industriale nazionale e regionale fondata su qualità, innovazione e conoscenza», e varare «investimenti per l'occupazione giovanile, lo stato sociale, l'istruzione, la formazione, l'occupazione femminile».
In Abruzzo, secondo i dati resi noti dalla Cgil, le ore di cassa integrazione a tutto il 31 ottobre sono state 27.940.629, con una crescita del 597% rispetto al 2008, i lavoratori in mobilità 5.209 con un incremento 11,5%, i beneficiari della cassa integrazione 14.427 con un aumento del 68,5%, 5.897 i precari espulsi dal mondo del lavoro.
Il corteo, dopo aver attraversato alcune strade, è confluito in piazza Valignani, nel centro del capoluogo, dove hanno preso la parola esponenti locali e nazionali della Cgil.
«Il problema del mezzogiorno è diventato un punto chiave e possiamo aggiungere che l'Abruzzo torna a essere una regione del mezzogiorno - ha detto il segretario regionale della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare -. Questo è il punto essenziale, lo dicono i dati della disoccupazione, della cassa integrazione, dello spopolamento del terremoto, i dati del credito in Abruzzo, i dati del bilancio regionale, bilancio regionale che èin una situazione drammatica. Oggi bisogna recuperare tutto questo e quindi batterci perché ci sia questa nuova consapevolezza. L'Aquila è l'Abruzzo, l'Abruzzo è L'Aquila».
«Abbiamo scelto Chieti perché Chieti sta vivendo una grande difficoltà, insieme ale altre province della regione - ha detto Paola Agnello Modica, segretaria nazionale confederale Cgil -. Certo, avremmo dovuto farla all'Aquila, ma L'Aquila è una città che rischia di diventare città fantasma e non vorremmo che l'Abruzzo diventasse regione fantasma nel panorama nazionale sul piano economico e sul piano sociale. Siamo qui perché pretendiamo lavoro, dignità, legalità, sviluppo: queste cose sono possibili se il governo sceglie di dare un'indicazione precisa anche agli imprenditori e di metterci risorse in questo senso, che ci sono e possono essere recuperate ad esempio con la lotta all'evasione fiscale o cose di questo genere, dando diverse priorità alle spese. Dare indicazione agli imprenditori perché il lavoro è essenziale nella vita civile di un Paese».
28/11/2009 18.04