Il "genio" della truffa Mediolanum di Pescara arrestato dalla Finanza

Alessandro Biancardi

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PESCARA. In città lo sapevano tutti, notizie circostanziate erano comparse nell’ultimo anno anche sui giornali. L’unico a non saperlo era proprio il protagonista di quella che viene definita «una colossale menzogna».


I finanzieri del nucleo della guardia di Finanza di Pescara hanno arrestato, dopo oltre un anno a mezzo di indagini, il promotore finanziario della banca Mediolanum, Lorenzo Florindi, quarant'anni, che negli ultimi tempi era diventato l'incubo per oltre 105 famiglie. Proprio quelle che hanno sporto denuncia contro la truffa e la raccolta di denaro illecita. Un giro di affari di oltre 10 milioni di euro.
Un personaggio finito al centro di un'inchiesta della procura di Pescara, coordinata dal pubblico ministero Annarita Mantini, che viene definito dagli inquirenti anche come «genio» e «prestigiatore» per aver messo in piedi un sistema ingegnoso per raccogliere denaro che non è mai stato investito.
Se la truffa però è durata così a lungo è anche “merito” delle persone che con troppa leggerezza si sono fidati sulla parola in un periodo in cui ogni giorno spunta una nuova truffa.
L'accusa per l'ex promotore finanziario è variegata e comprende la truffa, la frode informatica, l' appropriazione indebita e persino la rottura dei sigilli, nonchè il reato di abusivismo finanziario.

COME FUNZIONAVA LA TRUFFA.

Florindi, è figlio di uno stimato medico dell'Inps, grazie al passa parola e agli amici degli amici, era riuscito a convogliare e a veicolare intorno al suo ufficio di viale Bovio (ufficialmente un'agenzia della banca Mediolanum con tanto di insegna) oltre un centinaio di clienti ai quali proponeva la stipula di un contratto compilato su veri modulli della banca per investire e, dunque, far fruttare i capitali dei clienti.
Grazie ad un originario rapporto con la banca il procacciatore di affari era riuscito ad ottenere una moltitudine di moduli in bianco che poi servivano per stipulare i contratti.
Dunque moduli veri ma contratti fittizi poiché i soldi dei clienti non sono mai realmente giunti alla Mediolanum. Dunque mai investiti.
Addirittura gli inquirenti hanno più volte potuto dimostrare che erano frequenti passaggi di denaro in contanti, pratica assolutamente vietata dalla legge.
Venivano anche fornite garanzie attraverso polizze assicurative di compagnie che per la maggior parte sono risultate estranee, ignare e in alcuni casi tuffate anch'esse.
Un giro di affari per un raggiro di almeno € 10 milioni ma i soldi non ci sono.
Una parte del tesoretto veniva restituita ad alcuni clienti per giustificare un certo rendimento periodico dell'investimento fasullo e, dunque, mantenere in piedi il «castello di menzogne» e il resto non si esclude che sia servito ad investimenti personali anche se non vi sono tracce utili.
Gli inquirenti sperano in una piena confessione per poter ritrovare i soldi che potranno essere soprattutto utili alle persone offese che così potranno aggredire il patrimonio dell'indagato, oggi in carcere.

FAMILIARI E CRISI FINANZIARIA

Un'attività florida che è cresciuta col tempo fino a coinvolgere cinque familiari e altri quattro collaboratori, tutti indagati perché complici della truffa.
Tra le contestazioni vi è anche quella di aver voluto vendere fittiziamente il suo patrimonio, attraverso una vendita simulata delle sue due case, prima cedendo la sua parte alla moglie, poi quest'ultima stipulando un contratto di vendita con un terzo che gli concedeva il comodato d'uso.
Inoltre Florindi da tempo viveva presso un amico.
La vicenda è diventata giudiziaria nel momento in cui alla banca, quella vera, sono cominciate ad arrivare numerose segnalazioni.
Così la direzione ha pensato di informare con un esposto la procura della Repubblica che ha iniziato prontamente le indagini.
Le lamentele dei clienti di Florindi erano generate ovviamente dal fatto che i rendimenti dei loro investimenti non si vedevano all'orizzonte e, dunque, hanno iniziato prima ad insospettirsi, poi a chiedere spiegazioni ed infine, visto che non riuscivano a sapere che fine avessero fatto i loro soldi, hanno sporto denuncia.
Questa mattina tuttavia, al momento degli arresti, Florindi è sembrato cadere letteralmente dalle nuvole chiedendo più volte ai militari per quale motivo lo stessero conducendo in carcere.
Avrebbe anche cercato di giustificare la sua attività, per la quale non è sembrato avere alcun tipo di sospetto di illegalità, dicendo che anche lui era stato vittima della crisi finanziaria e che quindi si era trovato non per sua colpa a non poter restituire i soldi ai clienti.
Nell'ordinanza, firmata dal giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, fra le contestazioni c'è anche quella di abusivo esercizio dell'attività bancaria perché, secondo gli inquirenti, l'attività messa in piedi era in tutto simile a quella di una banca, piccolissima, ma pur sempre una banca per una raccolta di denari non autorizzati e sconosciuto agli organi centrali governativi che devono invece autorizzarla.
Tra le accuse c'è anche quella frode informatica poiché il promotore finanziario era riuscito a chiedere e ad ottenere anche i codici e le password dei conti bancari on line di alcuni clienti per operare direttamente lo spostamento del denaro.
Almeno in un caso i finanzieri hanno potuto accertare che nell'ambito di queste operazioni Florindi ne avrebbe approfittato per farsi una ricarica telefonica per una modica cifra.

LA ROTTURA DEI SIGILLI E L'ATTIVITA' CHE PROSEGUE

Ma c'è anche un altro fatto che probabilmente caratterizza bene il personaggio.
Il 4 settembre 2008 gli inquirenti operarono una perquisizione negli uffici di Florindi, accantonando molta documentazione che non poteva essere asportata in una stanza alla quale vennero posti sigilli.
Ma quando i militari sono tornati per notificare il dissequestro, alcuni mesi dopo, hanno potuto però notare che i sigilli erano rotti e la stanza violata.
Si è poi scoperto che ad entrare nella stanza, compiendo un ulteriore reato, era stato lo stesso Florindi che aveva necessità assoluta dei modelli in bianco Mediolanum per continuare a sottoscrivere falsi contratti.
Un'attività, dunque, che non si è mai fermata fino a questa mattina e che nulla aveva a che fare con la banca milanese.
L'uomo non si è fermato di fronte a nulla, nemmeno davanti al fatto che a dicembre 2008 la sua licenza di promotore finanziario gli era stata sospesa per poi procedere alla radiazione in pochi mesi.
Una brutta storia che inizia oggi e che si prolungherà per molti anni ma soprattuto per la quale non vi sono certezze.
Nemmeno quella per i truffati di riavere i propri soldi.

27/11/2009 13.50