Ground zero: nell’inchiesta spunta anche il nome di Luciano D’Alfonso

Alessandro Biancardi

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Ground zero: nell’inchiesta spunta anche il nome di Luciano D’Alfonso
PESCARA. E’ durato oltre tre ore l’interrogatorio di questa mattina di Claudio D’Alesio nel carcere di San Donato a Pescara. Difeso dall’avvocato Giuseppe Cichella ha risposto alle domande del gip Luca De Ninis anche alla presenza del pm Gennaro Varone.
«Svolgere pressioni su pubblici funzionari perche' si individuino le modalita' per un'opportuna allocazione di beni che possono risultare utili e convenienti all'amministrazione pubblica», ha spiegato l'avvocato Cichella, «non solo non e' vietato, ma e' attivita' assolutamente meritevole di tutela da parte del nostro ordinamento se questo viene fatto nel rispetto delle regole e delle norme di procedura. Non c'e' alcun giro di soldi nell'ordinanza. A noi non e' stato contestato ne' di aver effettuato pagamenti, ne' di aver risposto a sollecitazioni di questo tipo. D'Alesio ha detto al gip di essersi solo adoperato per proporre questo prodotto che aveva a disposizione».
A proposito dell'incontro nell'ufficio dell'assessore regionale alla sanita', Lanfranco Venturoni, l'avvocato ha confermato che è avvenuto (smentendo la smentita dello stesso assessore).
«Ci si è preoccupati» ha detto il legale, «di rappresentare all'assessore quella che poteva essere un'opportunita' per l'amministrazione aquilana che si trovava in grave difficolta' operativa. L'assessore, da persona seria e di grandissima lucidita' quale e', ha subito colto la possibilita' di risolvere un problema importante in poco tempo».

UNA IMPUTAZIONE PROVVISORIA

Domani, invece, sarà interrogato l'altro indagato, Italo Mileti, sempre nell'ambito della inchiesta Ground zero, entrambi accusati di millantato credito.
Una imputazione “originale” e meno grave della corruzione, una sorta di escamotage tecnico-giuridico scelto dall'accusa per velocizzare le misure cautelari che si erano rese necessarie per una serie di condizioni che stavano giungendo a maturazione.
L'ipotesi di speculazione edilizia (la costruzione e l'affidamento di un immobile alla Asl per circa 10 mln di euro che avrebbe fruttato un guadagno di circa 5 mln di euro) sarebbe stata molto vicina al compimento anche senza l'aiuto dell'ex manager Marzetti.
Inoltre, gli inquirenti cercavano documenti precisi di cui conoscevano l'esistenza grazie alle intercettazioni e che potevano costituire la prova regina della ipotetica corruzone in atto.
Dunque una imputazione che lo stesso gip definisce più volte «provvisoria» e che potrebbe essere mutata molto presto nell'accusa più logica per la procura: appunto la corruzione.
Sugli esiti degli interrogatori di garanzia non si saprà nulla prima di giovedì o venerdì.
Intanto domani sarà interrogato Italo Mileti, figura fondamentale di collegamento tra gli imprenditori e la politica, essendo a tutti gli effeti organico al Pdl, inserito nel coordinamento regionale della coalizione.

«UNA LOBBY ACCULTA PER PILOTARE GLI APPALTI»


Due figure molto importanti per la procura che ne descrive il carattere e l'attività spesso maldestra creando una vera e propria «lobby occulta in grado di esercitare incisiva opera di intermediazione tra il mondo dell'imprenditoria e quello della politica e di pilotaggio degli appalti».
«Costoro», scrive De Ninis, «pur non avendo formali ed attuali cariche pubbliche, possono certamente contare su una estesissima rete di conoscenze tra funzionari e politici a livello totale nazionale, a apparentemente disposti all'uso strumentale ed illecito dei propri poteri. In particolare Italo Mileti appare possedere tale talento, che splende come un vero e proprio conferimento. Il D'Alesio, invece, titolare di numerose società commerciali, è un affarista pronto a lanciarsi in ogni sorta di speculazione: forte delle sue capacità di mediatore ed in grado di movimentare capitali attraverso fiduciari, ovvero operazioni estero su estero e della sua spregiudicatezza, che gli consente di offrirsi come cuscinetto tra i soggetti economici e il mondo della politica».
«In definitiva», sono sempre le parole del giudice, «i due sono faccendieri che pongono sul mercato il loro know how, consistente della promessa di svolgere il lavoro sporco, di pressione (contatti con i politici e funzionari, pagamento delle tangenti), mentre l'imprenditore, interessato alla commesse pubbliche, si limiterà ad un investimento, pagando al loro una quota prezzo».
Le idee, la cultura ed il modus operandi vengono descritti direttamente da D'Alesio in una conversazione intercettata con tale Mimmo che precisa che ha la possibilità di corrompere un funzionario dell'archivio di Stato per ottenere favori e commesse.
«… è un amico…», dice D'Alesio, «da una parte io mi aspetto un beneficio e dall'altra parte ci sarà un beneficio. Non importa se andiamo ai Caraibi o partiamo con la valigia… prendo il presidente della Camera di Commercio di Foggia per tutto quello che lui può manovrare per stampare… è normale che anche lui si metterà a disposizione».
È poi ancora spiega: «… tu sei una persona che porterà del lavoro e degli interessi nell'azienda e da questo prenderai dei soldi…»

L'OMBRA DEL D'ALFONSO 2.0 (QUELLO DEL MOLISE)

Spuntano anche particolari interessanti e di intrecci noti probabilmente agli addetti ai lavori perché tra le tante cose la procura avrebbe avuto contezza di una serie di informazioni che riguarderebbero la nuova vita dell'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso in Molise.
Sono chiari i riferimenti riportati nell'ordinanza di arresto di Miileti e D'Alesio ma risultano anche piuttosto criptici.
Si fa chiaramente riferimento ad un affare di una presunta stamperia di Stato citata in più di un'occasione nei colloqui intercettati di D'Alesio, il quale apertamente fa riferimento a tangenti ma anche a nuovi contatti già avviati con D'Alfonso che secondo Mileti avrebbe messo in piedi all'Anas di Campobasso, dove D'Alfonso è formalmente impiegato, «un'altra giostra simile a quella realizzata Pescara».
«Il riferimento», chiarisce il gip, «è ad un sistema di corruzione e a rapporti d'interposizione di persone per gli affari più vari, tra i quali addirittura spiccherebbe un presunto affare con «una società russa del gas».
Dunque occorre tenere a mente “l'affare della stamperia di Stato” e quello con la “società russa del gas” perché probabile che possano essere il fulcro di indagini già avviate da tempo e che potrebbero esplodere da un momento all'altro.
Ma cosa c'entra D'Alfonso con D'Alesio?
Probabilmente nulla, anche se l'avvocato Giuseppe Cichella, oggi difensore di D'Alesio, è stato candidato nel 2003 nelle liste della Margherita, il partito dell'ex sindaco (e spuntò appena 140 voti).
Anche la Fira potrebbe essere un altro punto di collegamento.
E' forse l'ennesima coincidenza ma un altro degli indagati di questa inchiesta è Enrico Tessitore, memoria storica proprio della Fira, essendo stato per svariati anni uno dei revisori dei conti prima, durante e dopo Masciarelli.
È noto anche che D'Alfonso aveva stretti contatti con la finanziaria regionale ai tempi dell'ingegnere di Taranta Peligna, quando non erano rare puntate a Londra per questa o quella iniziativa.
Non è detto che con i nuovi elementi raccolti nell'ultimo anno la procura non sappia già moltissime altre cose sul passato ed il presente di D'Alfonso, comprese alcune operazioni finanziarie o imprenditoriali fino ad ora sconosciute.
Non si esclude dunque che la grande inchiesta da cui per caso sarebbe poi nata la Ground zero mantenga al centro personaggi già abbondantemente noti alle cronache il giudiziarie.
Non si deve dimenticare nemmeno che sempre su D'Alfonso pendono almeno due inchieste note: quella sugli accordi di programma (inchiesta sdoppiata) e quella sul Wine Glass.
Il futuro dell'Abruzzo potrebbe essere, dunque, legato ad un pericoloso ritorno al passato.

a.b. 25/11/2009 15.20

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