«In Val di Sangro rischiano posto in 8 mila»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. «Gli effetti della crisi non sono ancora passati, anzi siamo convinti che nei prossimi mesi sull'economia della provincia di Chieti si abbattera' uno tsunami».

Lo ha detto questa mattina a Lanciano il segretario provinciale della Uilm-Uil Nicola Manzi che, insieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Domenico Bologna, ha tracciato un bilancio della situazione della crisi industriale nella zona della Val di Sangro.
«Il nostro - ha sottolineato Manzi - e' un grido di dolore. Sui 10550 addetti della Val di Sangro, per ben 8000 dipendenti le aziende hanno esaurito le 30 settimane di cassa integrazione ordinaria e stanno ricorrendo alla cassa integrazione straordinaria che prelude probabilmente ai licenziamenti».
A questo si aggiungono anche i numerosi licenziamenti nelle piccole aziende, oltre ad una tredicesima che quest'anno saà molto ridotta, se non addirittura inesistente.
Ed e' facile comprendere le difficoltà delle famiglie, che nel 2009 hanno visto le proprie retribuzioni tagliate di 3500 euro.
Fim e Uilm lanciano un appello al governo centrale, affinche' sblocchi le procedure per l'attivazione del "master plan" per l'Abruzzo, lo strumento di programmazione che prevede una serie di incentivi e agevolazioni per le imprese della regione.
«Anche perché - ha aggiunto Manzi - siamo venuti a conoscenza che molte aziende sarebbero pronte a trasferirsi nelle regioni del sud, dove sono le agevolazioni sono già in vigore».
Da Domenico Bologna, arriva invece un appello alla Fiom Cgil a ricucire lo strappo sindacale che si è consumato in occasione del rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici.
«L'atteggiamento della Fiom - ha puntualizzato - e' inconcepibile, perché il contratto che noi abbiamo firmato ha ottenuto il gradimento di gran parte dei lavoratori. Ora e' il momento pero' di ricompattarci per lavorare tutti insieme nel superamento della crisi».
24/11/09 14.21