Il misterioso caso della ricchezza scomparsa del povero marchese vagabondo

Alessandro Biancardi

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IL CASO. TERAMO.«Se la mia denuncia fosse presa minimamente in visione porterebbe uno sconquasso tra molte persone cosiddette “per bene”».
E' l'accusa di Valeria Ricci, coerede e cugina del marchese Ottavio Flajani (deceduto nel 2007).
La donna ha depositato una denuncia-querela presso la Procura di Teramo nella quale chiede il sequestro preventivo della documentazione relativa a tutti gli atti dispositivi dei beni negli anni in cui il marchese risultava malato di Alzheimer e «incapace di intendere e di volere».
Starà ora alla Procura verificare quanto esposto da Valeria Ricci. Dal canto suo ha fornito una valanga di allegati che permetterebbero di evidenziare il raggiro di cui sarebbe stato vittima il marchese.
Perché di questo si tratterebbe: un uomo facoltoso ma non più in grado di intendere e di volere depredato di tutti i beni approfittando della malattia. Questa la tesi che percorre ogni rigo delle corposa denuncia, circostanziata e dettagliata.
La documentazione per la quale si chiede il sequestro sarebbe in possesso di numerosi notai, avvocati, banche, liberi professionisti, imprese, amministratori pubblici e comuni cittadini, dunque «il pericolo è nella loro manipolazione».
Certo che la pubblicazione della notizia non aiuta ma i familiari che sono in causa per l'eredità probabilmente vogliono in qualche modo sensibilizzare la procura di Teramo a fare chiarezza su una serie di fatti che potrebbero avere ben altra rilevanza pubblica.
Stando alla denuncia di Ricci, la vita del marchese negli ultimi anni sembra quella di due persone distinte.
L'una, quella di una persona malata del grave morbo e quindi spesso ricoverata per lunghi periodi «in stato confusionale e agitato» a tal punto da «non rendersi conto della realtà e del valore dei soldi» (come si evince dalle tante cartelle cliniche), l'altra, quella di una persona che, nello stesso arco temporale, compie operazioni miliardarie (in lire) e milionarie (in euro) attraverso legali e liberi professionisti al quale avrebbe dovuto parcelle altrettanto corpose. “Entrambe” le persone però non avrebbero un caro od un parente pronto ad occuparsi del suo stato di salute e delle sue proprietà.
Solamente un avvocato della provincia di Ascoli Piceno risulterebbe come unico referente di Fajani. Ed è contro quest'ultimo che ora si scaglia la cugina del defunto.
«Almeno dall'anno 2000- scrive Ricci- sino alla morte, il marchese risultava incapace di intendere e di volere, di provvedere a se stesso, non avendo la minima cognizione del valore del denaro, e nonostante questo ha compiuto diversi atti di permute e compravendite, in danneggiamento dei propri interessi economici».
La cugina ha effettuato un controllo incrociato tra i periodi di ricovero e le date degli atti «compiuti, o meglio, gli hanno fatto compiere come svariati atti dispositivi dei propri beni o come fargli rilasciare svariate procure».
In molti casi le operazioni miliardarie sarebbero state effettuate «durante e a ridosso dei ricoveri» le cui cartelle cliniche allegate alla denuncia parlerebbero di un paziente completamente fuori dalla realtà a causa dell'Alzheimer.
Tantissime e di vario genere sono state le operazioni importanti effettuate da Fajani negli anni della malattia.
Così ora c'è un lungo elenco di liberi professionisti marchigiani ed abruzzesi creditori di numerose parcelle miliardarie (in lire) sulla cui veridicità Ricci chiede che sia fatta luce.
«E ne spuntano ancor oggi (di creditori, ndr)», scrive Ricci.
Ci sono molti particolari incredibili in questa vicenda e Ricci li mette in evidenza: «Flajani viveva come un vagabondo senza fissa dimora e senza alcun bene materiale nonostante le ingenti somme che riscuoteva e nonostante le somme che venivano accantonate con le vendite e con procedimenti esecutivi immobiliari sfocianti in aste».
L'avvocato di Fajani, secondo quanto scrive Ricci, avrebbe compiuto pagamenti per conto del suo assistito, ma i creditori, destinatari di quel denaro, asseriscono di non aver ricevuto alcunché.
Non sarebbe finita qui.
Stando alle voci arrivate alla cugina «anche i beni mobili del Fajani, precisamente, parte di tutta la mobilia, forse anche dell'argenteria, presente nella villa di Grottammare furono asportati con un camion» presumibilmente dal fratello di un avvocato di Pescara.
Molti di questi beni sarebbero custoditi nel garage di un geometra della provincia di Teramo. Stessa sorte per alcuni quadri di valore del marchese.
Una storia dai contorni surreali e grotteschi che ora la Procura di Teramo è chiamata a verificare. «La denuncia è stata presentata l'11 novembre scorso, ma ad oggi non ho notizia di nessun intervento da parte di chicchessia», conclude Valeria Ricci.
C'è tempo.

Manuela Rosa 20/11/2009 13.28

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