Transcom. «Noi dipendenti cacciati subiamo un secondo terremoto»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Come si sa l’azienda aquilana Trascom dopo una serie di vicissitudini e di incontri bilaterali manterrà al lavoro soltanto 69 dipendenti mentre altri 276 dovranno prendere altre strade, per alcuni sarebbe possibile in teoria un trasferimento in altre sedi.



I dipendenti in una lunga lettera contestano la direzione aziendale presieduta da Roberto Boggio e chiariscono che non è affatto vero che ci siano persone «costrette ad andare via».
«Ri-sottolineiamo», scrivono alcuni lavoratori Transcom, «che a L'Aquila è in atto un licenziamento collettivo di 276 lavoratori, che l'azienda ne “tratterrà” soltanto 69, che la strategia aziendale ha incentrato tutti i suoi sforzi ed interessi unicamente sul profitto, agitando come unici paraventi la crisi di mercato e l'inagibilità dei locali. Quali e come sono in realtà i bilanci Transcom? Di quale inagibilità parla, se sono bastati pochi giorni di intervento da parte del proprietario dello stabile perché diventasse di nuovo agibile? E perché allora rimane? E dopo tutto ciò sembra, sempre dalle parole di Boggio, che Transcom si aspettasse addirittura solidarietà. E' paradossale. Se fosse vero ciò che il direttore dice perché chiede scusa alla città? Di cosa?».
Critici i dipendenti poiché Boggio non si sarebbe assunto le proprie responsabilità ed avrebbe reagito male a «inevitabili critiche per non aver saputo o voluto coniugare, come altri fanno, gli interessi dell'azienda con la solidarietà verso i propri dipendenti che, lavorando a pieno ritmo e con indiscussa professionalità per più di nove anni, hanno costruito la sede aquilana, mandandola avanti benissimo e, ribadiamo, producendo un enorme fatturato».
Ma è notizia di pochi giorni fa alla crisi l'azienda ha risposto siglando una importante commessa milionaria con l'Inps che avrebbe potuto far rivedere un piano comunque ideato ed elaborato prima della sigla del contratto.
Sul caso anche esponenti politici hanno chiesto una revisione ma non sembra ci sia lo spazio per alcun dialogo.
«Poi è davvero inaccettabile, a livello razionale», aggiungono i dipendenti «lo sfogo di Boggio (che ha scritto ad un quotidiano locale ndr) il quale, mentre auspica a parole (e soltanto a parole, che sono a costo zero) la rinascita dell'Aquila, afferma: “la soluzione E-Care l'abbiamo subita e certamente avremmo voluto un altro epilogo”. La qual cosa vuol semplicemente dire che la sorte di 276 persone è un fatto che non lo riguarda. E ce ne siamo accorti tutti».
«I fatti parlano da soli», concludono i dipendenti, «così come le sue affermazioni che, per quanto si dia da fare, evidenziano la sostanza vera di una realtà sotto gli occhi di tutti: quella di un'azienda che, in una catastrofe che ha attratto su di sé lo sguardo (e non solo) del mondo, ha pensato di aiutare e sostenere i suoi dipendenti, veramente terremotati, con un colpo finale. Il licenziamento».

18/11/2009 14.45