Complesso Urban, Di Pino rivuole i locali per attività sociali

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Bisogna riorganizzare l’utilizzo dei locali del centro servizi “Complesso Urban”, in via Giardino, attraverso la riassegnazione delle funzioni sociali e socio sanitarie come previsto dai vincoli della Comunità Europea».


Questa la proposta avanzata dal presidente della Commissione Politiche Sociali Salvatore Di Pino (Pescara Futura).
Durante la seduta, alla quale hanno partecipato l'assessore al Volontariato e Sussidiarietà Carla Panzino e il Dirigente Politiche Sociali Miriam Severini, è emerso come attualmente la struttura sia in parte occupata da associazioni che, pur non avendo alcun titolo ad utilizzare quelle stanze, rientranti nel patrimonio comunale, continuano a stare lì ed a svolgere le proprie attività.
«C'è, ad esempio», ha spiegato Di Pino, «un'associazione che non ha nulla a che vedere con il Comune, che ha concluso il suo progetto da due anni e che continua a fare attività di tipo privato. C'è, inoltre, un'associazione micologica sconosciuta; un'altra stanza, ancora, è utilizzata come deposito di materiali mentre altre sono addirittura chiuse a chiave, chiavi mai riconsegnate al Comune costretto in più di un'occasione a cambiare le serrature».
Il presidente ha deciso di effettuare un sopralluogo per verificare qual è l'attuale situazione all'interno del complesso, per poi proporre, insieme agli assessori competenti, un progetto dettagliato rivolto ai giovani del quartiere, ma non solo, e finalizzato ad un maggiore e più razionale utilizzo della struttura.
Il Complesso Urban ospita, infatti, anche una mediateca dotata di strumenti ed installazioni di alto livello qualitativo: «l'obiettivo è quello di coinvolgere giovani e anziani anche attraverso iniziative socio-culturali che possano favorire l'interazione tra le diverse generazioni e le diverse nazionalità». A gestire le attività dovranno essere chiamate figure professionali competenti, sociologi e psicologici, considerata la situazione particolare della zona: «l'idea infatti è quella di proporre un utilizzo in grado di evitare l'insorgere di forme di ghettizzazione cercando di aprire il più possibile la struttura alla cittadinanza».
16/11/2009 11.13