Il caso. Indagarono su D’Alfonso: promossi e rimossi

Alessandro Biancardi

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Il caso. Indagarono su D’Alfonso: promossi e rimossi
PESCARA. Hanno indagato sull’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, sono stati gli investigatori che hanno avuto un ruolo determinante nell’indagine Housework.

Il 15 dicembre 2008 il gip firma l'ordinanza di arresto dell'ex sindaco, pochi giorni dopo i poliziotti della postale ricevono la notifica di un processo disciplinare avviato molti mesi prima.
Un procedimento, partito dai vertici del comando e dal Ministero dell'Interno, che obbligherà gli agenti, dopo una lunga trafila di ricorsi, ad accettare una promozione in altro reparto che forse non volevano.
Ma per qualcuno, pare, ci sia persino una sua richiesta di spostamento con tanto di firma.
Come dire: nessuna stranezza, gli agenti hanno chiesto di essere spostati. Dunque nessuna imposizione dall'alto.
Si tratta del sostituto commissario, Davide Zaccone, e dell'ispettore Claudio Sebastiani, ai quali si è aggiunto anche il sovrintendente Sagazio, tutti della polizia postale.
Il procedimento disciplinare culminato con una sospensione (una delle misure più gravi) aveva come fondamento alcune contestazioni inerenti la gestione di un informatore ai tempi in cui la polizia postale era diretta dal comandante Alessandro Grilli.
Fatti avvenuti intorno al 2006.
Si accusavano i poliziotti di “eccessiva libertà” nella gestione di un testimone “delicato” e di una cena che avrebbe provato il presunto stretto legame dei poliziotti con l'informatore (pare vicino ad ambienti criminali).
Sulla vicenda venne aperto anche un procedimento penale sul quale indagò la Squadra mobile, diretta da Nicola Zupo, che tuttavia non trovò alcun tipo di rilievo penale.
Vennero sollevate soltanto alcune irregolarità contabili.
Insomma in quella vicenda non emersero ipotesi di reato, né raccolte prove in grado di sostenere una eventuale accusa in un processo.
Quell'indagine finì con una archiviazione.
Parallelamente si aprì, come detto, un procedimento disciplinare che sembrò rallentare per diversi mesi, per poi culminare con i provvedimenti del dicembre 2008.
Per due poliziotti, dopo la trafila amministrativa e le ferie forzate, è iniziata una nuova vita lavorativa: uno nel reparto della polizia ferroviaria, l'altro nel reparto aeronavale.
Anche i nuovi incarichi sono ormai cose vecchie e datate e non è stato affatto semplice ricostruire con precisione la vicenda poiché soprattutto da parte degli interessati c'è stato un riserbo ed una chiusura pressocchè totale.
L'unica certezza che si ha è di camminare su un campo minato.
Perché tanto silenzio se si tratta di normali avvicendamenti?
La particolarità dei provvedimenti starebbe anche nel fatto che i poliziotti della postale che hanno indagato sull'amministrazione di Pescara hanno ricevuto una formale lettera di encomio della procura, dal pm Gennaro Varone, nella quale si spiegavano le doti dei poliziotti che hanno operato in «un contesto difficoltoso», poiché le indagini hanno interessato esponenti politici.
Questi poliziotti vengono definiti anche «vero e proprio motore dell'inchiesta» per il loro intuito e le loro capacità, oltre che per aver acquisito un indubbio know how nella specifica indagine.
Come dire la procura li loda, i vertici della polizia li sposta.

«UN POOL FORMIDABILE»


E' chiaro che per un investigatore è fondamentale conoscere a fondo i personaggi coinvolti, i legami di parentela, i trascorsi, avere memoria storica per poter meglio collegare fatti, circostanze e casualità. Insomma avere uno sguardo di insieme fondamentale.
Un pool definito dalla stessa procura «formidabile».
Quegli investigatori oggi non fanno più parte del pool a disposizione della procura di Pescara e si trovano a tutelare la giustizia in altre forme, faranno probabilmente bene il loro mestiere.
Ci sono poi moltissime voci che parlerebbero di velati avvertimenti indirizzati agli agenti mentre indagavano.
E' probabile che invece si trattasse di frasi innocenti e senza alcuno scopo intimidatorio, molto probabilmente è stato solo il malessere a generare un legame di causa effetto che non è provabile.
Ma i fatti sono questi.
Il pool investigativo che è riuscito a concludere una indagine che comprende oltre 50 faldoni, in meno di un anno, è ormai smembrato.
Ci sarebbero poi altre defezioni volontarie, vista l'aria che tira, di chi preferisce stare lontano da nuove inchiesta del genere.
Come detto il riserbo degli interessanti non ha reso facile la ricostruzione dei fatti ed in questo contesto devono inserirsi anche presunte pressioni e volontà di trasferimento, provenienti da fuori regione, che sarebbero state fatte nei confronti del capo della Squadra Mobile, Nicola Zupo, altra pedina fondamentale della procura.
Talmente fondamentale che, secondo alcune fonti, ci sarebbe stato addirittura un intervento in prima persona del procuratore Nicola Trifuoggi per sgomberare il campo e riportare serenità.
In ogni modo non è mai stata formalizzata richiesta ufficiale di trasferimento.
Il tutto sarebbe avvenuto per le vie brevi.
E pare che proprio dopo l'intervento di Trifuoggi le acque si siano calmate. Per ora.
Ma perché fare pressioni su poliziotti che hanno conseguito dei risultati?
E perché tanti malumori e “no comment” se la vicenda è priva di importanza e cristallina?
Di sicuro quello che resta per ora è un pool investigativo depotenziato.

a.b. 16/11/2009 10.03

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