Ciaf, CostAmbiente: «la Regione fermi le situazioni di pericolo»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. «La Regione acquisisca immediatamente dall’Arta il rapporto di prova da cui si riscontra il superamento dei limiti di scarico delle acque reflue della Ciaf e si eviti il protrarsi di una situazione di pericolo per l’ambiente e la salute pubblica».



E' la richiesta di Pasquale Colantonio, presidente CostAmbiente, dopo che nei giorni scorsi gli agenti del Corpo Forestale di Casoli hanno denunciato il direttore tecnico della società Ciaf Ambiente di Atessa, (azienda specializzata nel trattamento di rifiuti liquidi) per violazione della normativa sullo scarico delle acque reflue.
Dalle analisi dell'Arta sarebbe emerso il superamento di alcuni parametri tra i quali, Boro, Cadmio, Zinco, Azoto nitrico, solventi organici aromatici, solventi organici clorurati.
«Il rapporto di prova dell'Agenzia regionale Tutela Ambientale ha evidenziato che i limiti di alcune di queste sostanze sono state superate di ben 60 volte»; sottolinea Colantonio.
Alla Ciaf, secondo quanto riferito da alcuni giornali, sarebbe contestato anche il reato di emissioni di sostanze moleste in atmosfera, a seguito di accertamenti eseguiti due mesi fa dietro segnalazione di alcuni operai di fabbriche ubicate a pochi metri dall'impianto di smaltimento rifiuti.
Alla Procura della Repubblica di Lanciano sono stati inviati, oltre alla denuncia, delle foto relative a tombini fognari dove sono stati effettuati i prelievi di acque di scarico, una relazione di servizio da parte degli uomini della forestale, il verbale di campionamento delle acque di scarico, il rapporto di prova dell'Arta di Chieti, oltre alle testimonianze dirette rese dagli operai che hanno segnalato per primi la presenza di odori molesti nella zona.
Colantonio ricorda nella sua lettera che nel marzo 2006 la Regione Abruzzo ha sospeso per un periodo di sei mesi l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto, a seguito di una vasta operazione condotta dalla Polizia di Lanciano che ha sgominato un traffico di rifiuti pericolosi, conclusosi con l'arresto di 16 persone tra cui il direttore tecnico dello stabilimento, il responsabile commerciale e una operaia della Ciaf ambiente.
Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per associazione a delinquere, violazione degli obblighi di comunicazione, traffico illecito di rifiuti.
Considerato che «l'attività di trattamento dei rifiuti svolta nell'impianto è stata caratterizzata da condotte contrarie alla legge», continua Colantonio, «la Regione dovrebbe consultare le carte e prendere provvedimenti».

13/11/2009 11.49