Il gip: «Aracu? Delinquente dentro e fuori la pubblica amministrazione»

Alessandro Biancardi

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Il gip: «Aracu? Delinquente dentro e fuori la pubblica amministrazione»
PESCARA. Si fa sempre più allarmante il quadro che emerge dalla maxi inchiesta della sanità in Abruzzo ormai conclusa. * ILSEQUESTRO DEI BENI AD ANGELINI* CHIODI:"REVOCARE L'ACCREDITAMENTO A VILLA PINI"* VINCENZO ANGELINI SPARA A ZERO SU CGIL, LEGNINI E CHIODI
Nella sua coda finale ha portato alla richiesta di arresto per l'onorevole di Forza Italia Sabatino Aracu, al sequestro di alcuni suoi beni e al sequestro dei beni di Vincenzo Angelini, il grande accusatore di Del Turco.
In tre mesi il gip Maria Michela Di Fine ha dovuto faticare soprattutto per motivare le sue decisioni e lo ha fatto con tre provvedimenti di circa 150 pagine ognuno, nei quali si trovano le conferme di una serie di atti delinquenziali già noti e di altri che, invece, la procura ha scoperto nell'anno e mezzo di indagini dopo quegli arresti del 14 luglio 2008.
I pm Trifuoggi, Bellelli e Di Florio, come si sa, avevano chiesto l'arresto per Aracu articolando la loro lunga richiesta con una lista infinita di presunti reati legati alle tangenti incassate anche per interposta persona. Nel mirino anche la gestione delle sue società (descrivendo dettagliatamente un modus operandi che definire inquietante è riduttivo), l'escamotage di lucrare piccole cifre per una cena con rimborsi non dovuti e la richiesta di tangenti da un milione di euro per l'acquisto di case.
I pm mettono in luce la spiccata propensione a delinquere e la natura predatoria del deputato azzurro, nel 2005 coordinatore regionale di Forza Italia.
Di lui sono stati scandagliati tutti i conti bancari e le proprietà immobiliari e si è riuscito a ricostruire una imponente disponibilità di contanti che Aracu dovrà assolutamente spiegare nel processo.
Appena poteva spendeva contanti: dalle spese di ordinaria gestione familiare (pure alcune migliaia di euro al mese) all'acquisto delle case e dei quadri.
Moltissimi dei fatti emersi dai racconti della ex moglie, Maria Maurizio, e già verificati dalla guardia di finanza sono stati raccolti in un nuovo faldone che ben presto costituirà una nuova inchiesta e dove finiranno tutti i presunti reati che nulla hanno a che fare con la sanità.
Eppure oltre all'arresto i pm avevano chiesto una lunga lista di beni da sequestrare che la procura riteneva acquisiti illecitamente o provento di reati.
Ma anche qui è arrivato lo stop del gip Di Fine.
Una buona notizia, certo, ma per dire no il giudice ha impiegato ben 163 pagine nelle quali è stato durissimo nei confronti del parlamentare.

«REATI NON DELLA STESSA INDOLE MA IN ALTRO SETTORE»

La richiesta dei pm è stata smorzata anche da una recentissima sentenza della Cassazione che ha stabilito che non si può procedere al sequestro per equivalente per il reato di concussione.
In pratica se un politico costringe qualcuno a farsi pagare e poi viene scoperto i suoi beni non possono essere sequestrati preventivamente se non si dimostrano con precisione le somme ricevute con quelle spese.
Ma soprattutto il gip ha creduto di motivare il divieto di arresto perché non ci sarebbe più il pericolo di reiterazione del reato della stessa indole.
In pratica Aracu non potrebbe più costringere nessuno a pagare.
Inoltre, dice il gip, quell'associazione a delinquere che pure si contesta al deputato Pdl è stata già smantellata lo scorso 14 luglio 2008 e le misure restrittive sono state via via mitigate fino a sparire, per cui oggi risulterebbe anacronistico arrestarlo per quei reati.
«Allo stato non esistono elementi per suffragare le misure», scrive il gip, «perché non c'è più pericolo di reiterazione dei reati della stessa specie».
Anche perché i reati contestati della concussione si sarebbero concretizzati tra il 2003 ed il 2005.
Ma il gip Di Fine più volte sottolinea la gravità di molte condotte, avallando anche il fatto che Aracu sia parte di quella associazione a delinquere che comprende destra e sinistra (se proprio si vuole parlare di politica).
«Aracu ha agito con lo schermo di altri protagonisti», teste di legno o prestanome che per lui hanno operato.
Qualcuno di questi lo ha inchiodato avendo raccontato alla procura particolari di rilievo.
Come nel caso dell'acquisto dei quadri sequestrati e depositati in una banca i quali sarebbero stati acquistati per nome e per conto di Aracu da prestanomi che hanno confermato tutto ai pm. Confermata anche la circostanza che, dopo la spesa, hanno ottenuto indietro tutti i soldi in contanti.
Anche sulle modalità di gestione delle società sono emersi per il gip «fatti allarmanti» in «settori delinquenziali di tipo comune che qui non appaiono decisivi per le misure restrittive».
Come dire: non c'è alcun dubbio sui fatti contestati e gli indizi emersi, si è in presenza di reati e persino molto gravi ma siccome vengono compiuti in altri settori (diversi dalla pubblica amministrazione) questi non possono costituire la base per l'arresto.
Si tratta di una serie di reati, anche contabili e di distrazione di denaro dalla gestione delle società, le quali sarebbero servite come strumento per una serie di attività poco chiare.
Persino il fatto che Aracu sia solito portare soldi all'estero non può essere elemento rilevante –dice il giudice- per una misura restrittiva. Nemmeno se la cosa continua ad accadere.
«Questi comportamenti attengono a vicende diverse e delineano una propensione a delinquere in settori di criminalità diversi da quelli della pubblica amministrazione», ribadisce Di Fine nella ultima pagina del suo decreto.
Insomma, delinquente, sì ma variegato. Per questo libero.
E mai prima Aracu aveva provato una tale soddisfazione nell'essere giudicato così.

Alessandro Biancardi 10/11/2009 8.49

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