La ricerca: ecco il bullo nelle scuole della provincia di Chieti

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Una fotografia impietosa ma realistica del fenomeno giovanile, risultato da un’analisi sul campo effettuata dalla Prefettura di Chieti su 13 scuole della Provincia. Ben 721 ragazzi intervistati, di cui 340 dagli 11 ai 13 anni e 381 dai 14 ai 18 anni.

Durante il convegno organizzato dall'assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ortona e coordinato dal giornalista Patrizio Marino, la psicologa Cordella ha evidenziato come i ragazzi alla definizione di bullismo abbiano dato una risposta chiara, netta ed univoca.
Il fenomeno è stato descritto come forma di aggressività tra coetanei ripetuta e continua nel tempo e rivolta sempre verso la stessa persona.
Può invece sorprendere l'identikit del bullo, emerso dalle risposte dei ragazzi, poiché non gli viene riconosciuto il ruolo di leader, non è particolarmente prestante dal punto di vista fisico e non è ripetente, anzi spesso consegue anche buoni profitti a scuola. Inoltre quasi sempre non è un singolo individuo ma un piccolo gruppo che agisce.
La vittima invece viene individuata tra quei giovani che in qualche modo si distinguono o meglio non si omologano alla massa. Magari quelli più bravi a scuola, quelli che vestono in modo diverso, quelli che hanno interessi differenti, magari amano il cinema, l'arte. Insomma l'obiettivo è colpire ed emarginare chi non si adegua.
Alla domanda su come risolvere il problema i giovani intervistati hanno rilevato la necessità di instaurare un dialogo con il bullo, di cercare di entrare in contatto con lui.
Il 76% ha poi chiesto di informare i genitori del bullo e il 55% di usare punizioni severe e riconoscibili sia a livello scolastico che famigliare. Mentre la responsabilità dell'insorgere del fenomeno è imputata per il 77% a genitori e famiglia, per il 34% a scuola e docenti e solo per il 12 % ad un'attitudine caratteriale.

Dai dati e anche dagli interventi in sala è emerso che il 98% dei casi di violenza e sopraffazione si verificano all'uscita della scuola e il 79% davanti ai professori, che spesso secondo i ragazzi o reagiscono nel modo sbagliato, il 79 % con note o interrogazioni, o nel 64% dei casi minimizzano o peggio ignorano il fenomeno.
Una mattinata che ha portato alla luce anche alcune linee di comportamento per la prevenzione del problema, poiché è chiara ed individuabile la percezione del fenomeno anche da parte dei giovani, come di una mancanza di modelli di comportamento e di attenzione da parte, in primis, dei genitori e poi della scuola.
L'assessore alle Politiche Sociali, Leo Castiglione, nel suo intervento ha sottolineato come vada «ricostruito un rapporto intimo con i figli ai quali bisogna stare vicino e sui quali occorre un controllo amorevole ma costante. I genitori devono rappresentare con i propri comportamenti un modello educativo facendo sentire la loro presenza anche quando sono lontani».
«Per rendere efficace e duraturo un modello di prevenzione- ha proseguito Castiglione- occorre una sinergia intelligente di genitori, insegnanti e operatori sociali, all'interno della quale deve collocarsi l'istituzione. Come promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l'esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi».
L'incontro, svoltosi al Teatro F.P. Tosti con la presenza delle scuole di Ortona e con le autorità civili e militari, si è concluso con una proposta rivolta dall'assessore Leo Castiglione alla Prefettura di Chieti per rendere concreto e fruttuoso il progetto.
09/11/2009 18.14