La processione dei disoccupati dal sindaco di Pineto: «16 richieste a settimana»

Alessandro Biancardi

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PINETO. Una media di 16 persone a settimana che si presentano dal sindaco Luciano Monticelli per chiedere un posto di lavoro.

Una situazione che è sempre esistita nelle piccole e medie comunità: un aiutino al sindaco del proprio comune lo si è sempre chiesto nella speranza che conoscenza e riconoscenza potessero portare a qualcosa.
Ma la realtà degli ultimi tempi è decisamente tutta un'altra cosa e sta assumendo toni drammatici. La crisi economica è tutt'altro che passata e lo si legge a chiare lettere nelle storie dei cittadini che compiono ogni giorno il loro pellegrinaggio a Palazzo di città, nella speranza, non più del posto fisso, ma di qualcosa di utile per sbarcare il lunario.
Il martedì e il giovedì il primo cittadino riceve pubblico e su circa 10 appuntamenti, 8 sono di persone che chiedono un'occupazione.
Gente licenziata da imprese che hanno deciso di chiudere o che hanno trasferito le attività all'estero (Albania, Romania o addirittura Brasile), madri e padri di famiglia con mutui a carico e che da un momento all'altro si sono ritrovati senza più un'occupazione.
Una situazione drammatica con cui il primo cittadino pinetese ha a che fare ormai da tempo ma che si è improvvisamente aggravata negli ultimi 6 mesi.
E il numero sembra destinato a crescere.
«Arrivano padri, madri, molto spesso anche giovani laureati», sostiene il sindaco, «si presentano qui anche nei giorni non dedicati al ricevimento del pubblico. Sono affranto perché non si riesce poi a dare una risposta. Tra l'altro non siamo noi l'ufficio per l'impiego. Al di là di qualche telefonata ad aziende del posto non riusciamo a fare».
Ieri mattina addirittura il numero delle persone che si sono presentate chiedendo un posto di lavoro ha superato la media degli ultimi tempi. Sono arrivate complessivamente 11 persone, anche senza appuntamento.
«Il Governo centrale parla di ripresa, di nuovi posti di lavoro», sbotta il sindaco Monticelli, «ma dove sono? Noi che abbiamo a che fare con la realtà del territorio sappiamo invece che la situazione è assolutamente drammatica e che sembra destinata a peggiorare».
Le aziende chiudono ed è un dato di fatto. L'esempio più recente è l'Alsafil di Atri: 57 operai che rischiano entro la fine dell'anno di perdere il posto di lavoro.
In questa azienda ci sono anche persone che risiedono a Pineto.
Le imprese chiudono, mandano in mobilità le maestranze che poi vengono dirottate agli enti pubblici.
Lavorano per 2-3 anni ma senza alcuna aspettativa per il futuro, «anche perché noi non possiamo assumere», dice il primo cittadino.
A Pineto si presentano disoccupati residenti in altri comuni per chiedere un posto di lavoro.
Arrivano da Silvi, da Roseto, da Atri e in alcuni casi anche da Giulianova.
«So che anche gli altri miei colleghi, chi più chi meno sono alle prese con lo stesso dramma», continua Monticelli. «Dalla Regione Abruzzo e dalla Provincia, poi, non ci sono segnali positivi per quanto riguarda un'eventuale crescita occupazionale. Più che ascoltare le persone che vengono anche in lacrime a chiedermi un posto di lavoro io non riesco a fare. Eppure noi a Pineto abbiamo un buon nucleo industriale. Ma c'è crisi, dicono tutti».
Il sindaco ha infine annunciato che entro la prossima settimana scriverà una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per portare al centro dell'attenzione il dramma che stanno vivendo molti disoccupati teramani.

06/11/2009 9.07