Lavoro. Cgil: «è allarme per i dipendenti del call center»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La Cgil Abruzzo lancia l'allarme sulla situazione in cui versano i lavoratori dei call center abruzzesi.

Questi sono passati, nel giro di poco tempo, dall'avere contratti a tempo determinato e, in alcuni casi, anche indeterminato a contratti a progetto.
In totale i lavoratori precari del settore in regione sono, ad oggi, circa duemila.
Il segretario regionale del sindacato, Gianni Di Cesare sottolinea che la situazione in Abruzzo era già negativa rispetto a quella registrata in altre regioni di Italia, e che ora, «con l'ultima circolare del governo, sta addirittura peggiorando».
«I precari - osserva - sono diventati ancora più precari», trascinando in questa condizione anche i pochissimi lavoratori a tempo indeterminato.
Per Di Cesare, «é un problema molto serio per l'Abruzzo, che va posto fortemente sotto controllo». Per questo, la Cgil chiede all'Ispettorato del lavoro di verificare quanto sta accadendo e alla Regione di aprire sulla vicenda un tavolo di verifica.
Un appello viene rivolto anche a Confindustria affinché riprenda un dialogo con la Cgil e con le altre organizzazioni sindacali.
«Confindustria, secondo noi, - afferma Di Cesare - negli anni ha fatto degli errori clamorosi, che oggi stanno producendo concorrenza sleale anche all'interno delle proprie aziende. E, dunque, riteniamo che debba tornare sui propri passi».
Il segretario della Cgil ha, inoltre, annunciato che il sindacato sta organizzando due manifestazioni sui problemi del lavoro.
La prima, di carattere nazionale, si svolgerà il 14 novembre a Roma; l'altra, invece, regionale, il 28 a Chieti.

05/11/2009 9.26