Sabatino Aracu la scampa: il giudice nega l’arresto

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

8570

 Sabatino Aracu la scampa: il giudice nega l’arresto
PESCARA. No, Sabatino Aracu non andrà in galera. Per lui la strada già più tortuosa rispetto agli altri comuni cittadini non giunge alla massima delle restrizioni personali. * «SANITOPOLI: SCANDALO BIPARTISAN MA IL PASSATO È ANCORA PRESENTE…»

Il gip Maria Michela Di Fine ha deciso che non sussistono tutti i presupposti per un tale misura cautelare.


I pubblici ministeri che indagano sulle tangenti nella sanità abruzzese lo scorso 4 agosto avevano fatto richiesta al gip di applicazione delle misure.
I pm Trifuoggi, Bellelli e di Florio ritenevano che i numerosi elementi emersi erano sufficienti per giustificare la richiesta del carcere.
Nei mesi scorsi la memoria di Vincenzo Angelini, il proprietario del gruppo Villa Pini e grande accusatore della prim'ora di Del Turco, aveva recuperato alcuni pezzi che sembravano essere andati perduti quando fu interrogato dai magistrati approfonditamente sul deputato azzurro ed ex coordinatore regionale.
Era l'inizio del 2008.
Poi sono cambiate molte cose e sono emerse numerose incongruenze e messo alle strette Angelini è stato costretto a confessare molte altre cose per alleggerire le accuse contro di lui ed evitare il carcere egli stesso.
Sta di fatto che sono seguiti i riscontri effettuati dalla guardia di finanza che avrebbero accertato ulteriori tangenti.
Angelini sarebbe stato concusso altre volte da Aracu proprio nel periodo di maggior potere.
A quelle rivelazioni si sono aggiunte anche quelle fatte dalla ex moglie del deputato del Pdl, Maria Maurizio, che ha confermato in parte le dichiarazioni di Angelini, ha prodotto una ponderosa documentazione a supporto dei suoi racconti ed ha delineato uno scenario da una angolazione diversa e per certi versi più intima.
La vita ed i rapporti, le cene e le vacanze, il lavoro da imprenditore di Aracu è stato messo sotto la lente di ingrandimento e le verifiche sul patrimonio conosciuto avrebbero dato esiti giudicati rilevanti. Da qui la richiesta dell'accusa di misure restrittive.
Ma il gip di Pescara Michela Di Fine ha detto no.
Secondo quanto si apprende il gip avrebbe concordato con i pm sui gravi indizi di colpevolezza raccolti ma per il lunghissimo tempo trascorso dai fatti sarebbe mancato l'altro elemento fondamentale previsto dal codice: il pericolo di reiterazione del reato.
Non sarebbe più rilevante nemmeno il pericolo di inquinamento delle prove. Dunque niente carcere.
La strada, come detto, sarebbe stata comunque più tortuosa per il deputato nei confronti del quale nessuna misura restrittiva della libertà può essere messa in atto senza il consenso della Camera a cui appartiene.
Aracu non è mai stato ascoltato dai pm né a suo carico sono state eseguite perquisizioni per le stesse ragioni.
Bisogna aggiungere tuttavia che dall'universo emerso circa le attività di Aracu (dalla sua attività nell'ambito dello sport, Coni e Giochi del Mediterraneo, la sua attività imprenditoriale, le società i paradisi fiscali, i suoi rapporti con alcuni imprenditori, appalti sospetti per le sue società da enti pubblici…) è probabile che nella richiesta di misure cautelari siano finiti solo quegli indizi inerenti il filone sanità e dunque le accuse di tangenti pagate ad Angelini.
E' probabile, come già raccontato nei mesi scorsi, che gli altri elementi saranno la base per portare avanti una nuova inchiesta, dunque uno stralcio rispetto alla sanità.

L'ACCUSA PER ARACU


Al punto 21 della ordinanza di custodia cautelare che determinò gli arresti del 14 luglio 2008 viene riportata l'accusa per Aracu e Giancarlo Masciarelli di tentata concussione in concorso (art. 110, 56, 317) «per avere Masciarelli avanzato richieste di somme per conto di Aracu, e successivamente minacciandolo, a consegnare o indurre a consegnare la somma di € 2 milioni che occorreva al deputato di Fi per l'acquisto di una casa per il figlio (marzo maggio 2005)».
La contestazione sarà di sicuro mutata e aggravata in concussione in concorso, associazione a delinquere, riferite a più fatti per più presunte dazioni imposte all'imprenditore.

05/11/2009 8.03

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=23135]SANITOPOLI: INTANTO L'INCHIESTA E' TERMINATA...[/url]


CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK



[pagebreak]

«SANITOPOLI: SCANDALO BIPARTISAN MA IL PASSATO È ANCORA PRESENTE…»

ABRUZZO. «La richiesta di arresto per l'ex – coordinatore regionale di Forza Italia Aracu conferma quanto Rifondazione Comunista ha sempre sostenuto: lo scandalo della sanità è bipartsan perché l'intreccio politica-affari in Abruzzo è trasversale».
Commenta così Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista gli ultimi sviluppi della maxi inchiesta sulla sanità che ha investito la politica abruzzese.
«Il paradosso abruzzese», ha aggiunto Acerbo, «è che l'enorme impatto mediatico dell'arresto di Del Turco ha nella gran parte dell'opinione pubblica oscurato le responsabilità evidentissime del centrodestra. Il risultato è che a beneficiare dell'inchiesta è stata una coalizione che durante la precedente esperienza di governo regionale aveva portato all'estremo il trattamento di favore nei confronti di Angelini».
Secondo il consigliere di Rc non c'era bisogno degli ultimi fatti per accorgersi che Forza Italia «ricevette all'epoca delle cartolarizzazioni giganteschi contributi da Angelini o che nell'ordinanza di custodia cautelare relativa a Del Turco era ricostruito dai magistrati un quadro molto chiaro della genesi del meccanismo truffaldino negli anni della giunta Pace».
Anche il fatto che Angelini si sia rivolto a un big della politica di centrodestra, e prima ancora democristiana, come Rocco Salini, dimostra per Acerbo che le «“relazioni pericolose” hanno radici antiche».
«La giunta Chiodi», conclude Acerbo, «che ha conquistato la Regione sull'onda degli arresti ma senza meriti conquistati sul campo, è ora che dimostri un'effettiva discontinuità con scelte concrete. Aldilà dei proclami invece assistiamo o all'assenza di iniziative. Mi limito a constatare che il Pdl abruzzese è in questo momento coordinato da Piccone, a suo tempo fortemente sponsorizzato da Aracu, e da Di Stefano, consigliere regionale ai tempi di Masciarelli e Pace. Non sarebbe il caso di sostituirli con gente nuova e non compromessa con il passato?».

05/11/2009 12.34