Pestaggio a Castrogno: sindacati di polizia: «vogliamo la verità»

Alessandro Biancardi

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L’AUDIO CHE HA FATTO SCALPORE. ABRUZZO. Mentre il comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria del Carcere di Castrogno, Giovanni Luzi, ha ammesso che quella registrata è la sua voce, i vari sindacati di polizia chiedono che venga fatta piena luce sulla vicenda.


Luzi ha ammesso che la voce registrata nel file audio inviato alla redazione della Città quotidiano di Teramo era proprio la sua ma che il senso delle sue parole non sarebbero proprio quelle ricostruite nei vari articoli di stampa.
La magistratura ha aperto una inchiesta sul caso e dovrà fare piena luce su quello che è accaduto realmente. C'è stato un pestaggio?
Intanto il segretario generale Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, ha chiesto di «non aspettare il prossimo Cucchi o la prossima Blefari per destare le coscienze e alimentare la conoscenza. Spesso con l'indifferenza e con la superficialità si nega la verità…».
Sarno chiede con insistenza un approfondimento sui temi noti che avvolgono il mondo dei penitenziari italiani.
Stessa richiesta arriva anche da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe anche per tutelare «l'onorabilità dell'Istituzione penitenziaria, del Corpo di Polizia e dei suoi appartenenti che svolgono ogni giorno un lavoro duro e difficile con alta professionalita' e non comune senso del dovere».
«Chiediamo noi per primi, ai magistrati che hanno disposto l'acquisizione dei supporti magnetici su cui sarebbe stato registrato il colloquio tra alcune persone che raccontavano il presunto pestaggio di un detenuto nel carcere di Teramo, - ha sottolineato Capece - di identificarle e di accertare se sono stati o meno posti in essere comportamenti contrari alla legge. E' però necessario e doveroso ribadire ancora una volta che il Corpo di Polizia penitenziaria e' una Istituzione sana, composta da uomini e donne che con alto senso del dovere, spirito di sacrificio e grande professionalità».
Per Sarno della Uil, «da tempo denunciamo come il sistema penitenziario non assolva più ai compiti che la Costituzione gli affida, determinando condizioni incivili di detenzione e infamanti di lavoro», dice Sarno, «lo facciamo quotidianamente inascoltati e, purtroppo, nell'indifferenza della stampa, della politica e della società che solo occasionalmente recuperano un'attenzione verso un mondo che, in genere, si preferisce ignorare. Invece, quelle discariche umane, quelle città fantasma che sono le nostre prigioni hanno bisogno dell'attenzione mediatica e sociale. Perché solo in tal modo, e non già a commento di eventi tristi e luttuosi, si può contribuire ad alimentare una coscienza sociale sul dramma che ogni giorno si vive oltre le mura. Un dramma fatto di solitudine, di diritti negati, di abusi , di soprusi, di violenza, di degrado».
Una verità, quindi, nascosta. Una verità che non è fatta solo di suicidi e presunti pestaggi.
Certo. C'è anche l'impegno di migliaia di agenti della polizia penitenziaria.
«Ci sono per esempio», spiega Sarno, «agenti che, pur di garantire la presenza di un detenuto in udienza, accettano di farsi 19 ore di traduzione su un mezzo scassato sapendo di dover rimontare in servizio senza alcun recupero fisico».
03/11/2009 12.33

OSAPP: «NESSUN DETENUTO E' STATO MALMENATO»

«Perché rispetto al caso di Teramo, su cui ad oggi nessuno del Dap si è arrischiato ad intervenire, non c'é chi racconta finalmente la verità, ovvero che dagli atti e dai certificati medici nessun detenuto è stato malmenato?».
A porre la questione è Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, secondo il quale al contrario «é il detenuto a cui si riferisce la registrazione ad avere aggredito un Poliziotto Penitenziario, che è finito poi in ospedale ed è tuttora in convalescenza».
«I casi Cucchi e Blefari sono stati più o meno 'smontati' grazie ad una attività che l'Osapp ha praticamente svolto in solitudine in questi giorni, ma a qualcuno ancora non basta», accusa il sindacato, che a proposito della vicenda di Teramo parla di «registrazione pilotata da chi è intenzionato a delegittimare la Polizia Penitenziaria».
«E' altrettanto strano - nota ancora l'Oaspp - che, ai più alti livelli, ci sia l'intenzione mostrata da qualcuno in più di un'occasione, di dare felice avvio ad una possibile privatizzazione delle carceri con tanto di ronde carcerarie e polizie private negli istituti».
03/11/2009 14.54