D’Alfonso, Dezio, Di Nardo: Templari d’Abruzzo?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La parola “templari” evoca un passato lontano fatto di guerre di religione, di tesori misteriosi, di persecuzioni e leggende. Eppure ancora oggi si trovano nel mondo gruppi che a quei valorosi cavalieri di ispirano.






ABRUZZO. La parola “templari” evoca un passato lontano fatto di guerre di religione, di tesori misteriosi, di persecuzioni e leggende. Eppure ancora oggi si trovano nel mondo gruppi che a quei valorosi cavalieri di ispirano.






Associazioni che proliferano anche in Abruzzo. Così accade che la magistratura mentre indaga su presunte tangenti e crede di aver trovato una associazione a delinquere dentro il Comune di Pescara si imbatte nei Templari d'Abruzzo.
Non un fatto penalmente rilevante: la circostanza non viene nemmeno riportata nelle ordinanze di custodia cautelare e sembra sia stato catalogato come “vicenda meramente folcloristica”.
Durante una perquisizione di un paio di anni fa a Tommaso Di Nardo, imprenditore, titolare della società di sorveglianza “Aquila”, spunta fuori una cartellina con alcuni documenti e figure di vecchi cavalieri templari, bardati, con spada, scudo e croce.
Tra le carte anche un foglio senza alcuna intestazione con una ventina di nomi, forse le persone da contattare, forse gli adepti della associazione.
La polizia, infatti, che indaga sui rapporti tra Di Nardo e l'ex sindaco D'Alfonso e le presunte tangenti capisce di essere arrivata nel terminale abruzzese di una associazione che si chiama Suprema Militia Equitum Templi (Smet in sigla) una associazione che predica «la pace nel bene».
Probabilmente in pochissimi avranno sentito parlare di questo sodalizio che è presieduto proprio da Di Nardo, imprenditore ortonese, direttamente investito a novembre del 2006 della carica di Facente Funzione di Commandeur per la regione Abruzzo dal Gran Priore di Toscana Romano Piergentili.
Proprio il gran Priore aveva dato a Di Nardo il compito di aprire una nuova commanderia ad Ortona dal nome ''San Tommaso'' le cui spoglie riposano nella cattedrale ortonese.
I templari si riuniscono spesso presso ristoranti in Toscana, per pranzi dal costo di 30 euro a persona, e «possibilità di camere a prezzi scontati per i Fratelli e le Sorelle».
«Obbligatorio per i Fratelli l'abito nero», si chiede nell'invito trovato da Di Nardo, «camicia bianca, scarpe nere e papillon, per i novizi, collare per i Cavalieri. Per la Dame abito scuro, rosa e mantiglia».
L'Ordine nella commanderie abruzzese (il distaccamento locale) conterebbe una trentina di affiliati.
Nella lista trovata tra i documenti riconducibili alla Suprema Militia si trovano anche i nomi dell'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, il suo braccio destro, Guido Dezio, entrambi indagati dalla procura pescarese nella medesima inchiesta.
Seguono poi molti nomi di persone che probabilmente sono state contattate da Di Nardo.
Figura un amministratore ortonese, un dirigente comunale dello stesso Comune, un assessore alla provincia di Chieti, un magistrato di Chieti, un sindacalista della Cgil, un medico ed altri nomi più o meno noti.
Nulla di strano anche se a differenza di altri ordini e confraternite di questa abruzzese non c'è traccia sul web.
Anche per la magistratura, come detto, tale confraternita non sarebbe stata né un mezzo né un vantaggio per Di Nardo, D'Alfonso e Dezio, questi due indagati nella inchiesta Housework.
Di Nardo, invece non risulta indagato (come erroneamente scritto in precedenza) poichè sarebbe stato vittima di una presunta concussione.
Solo folclore dunque.

QUALCOSA SUI TEMPLARI

All'inizio del 1300 i tamplari furono accusati dalla Chiesa di eresia e da allora divennero un ordine clandestino.
Secondo alcuni storici sarebbero gli antesignani della moderna massoneria.
I templari di oggi vestono abiti moderni e si ispirano a quei valori di fratellanza e di mutuo soccorso di cui c'è davvero bisogno.
Sono persone comuni che spesso hanno un ruolo nella società, professionisti, magistrati, amministratori pubblici, imprenditori che si riuniscono in conviali per sostenere questa o quella iniziativa benefica ma che qua in Abruzzo forse peccano di eccessiva discrezione.
«Avvicinandosi umilmente all'idea dell'Antica Milizia dei poveri Cavalieri di Cristo, la Suprema Militia Equitum Templi», si legge sul loro sito internet, «vuole riscoprire il soffio puro degli uomini che cominciarono l'Ordine del Tempio. Come lo Spirito precede la materia, la Militia dei Poveri Cavalieri di Cristo portava in essa i frutti dei suoi valori morali, delle sue forze spirituali e la sua volontà di esprimere nel mondo di allora le azioni, le più valorose, nelle quali l'uomo deve manifestarsi. L'Ordine del Tempio eredita queste aspirazioni trasmesse dai suoi predecessori che è la Militia dei Poveri Cavalieri di Cristo, fu nello stesso tempo la materia fertile e generosa ed il mezzo adatto ai quali si ispirarono ed influenzarono gli uomini della loro civiltà».
«L'instabilità di ciò che si esprime in questo mondo, snatura ciò che era purezza, saggezza e amore universale», sostengono i templari di oggi, «la forza interiore genera dei pensieri nobili altruisti e sensibili, conformi al suo ideale. Poiché egli (il templare ndc) è onesto con se stesso ed i suoi simili, egli si comporta con determinazione nella strada dettata da questi pensieri. Egli è colui sul quale ci si può appoggiare, ma anche colui che nella sua saggezza ed umiltà, conosce i propri limiti e senza vergogna osa appoggiarsi ai suoi fratelli nei momenti di debolezza, poiché riconosce che senza loro non è niente».
La Suprema Militia Equitum Templi, si legge sempre tra le loro pagine, «non è un'associazione a scopo di lucro; non è un club di amici desiderosi di incontrarsi una volta al mese; non è un organo caritatevole dove il denaro rimpiazza l'azione. Essa non è un'associazione nella quale si appartiene passivamente”così recita la odierna liturgia dell'investitura dei novizi».
I vari distaccamenti locali vengono chiamati “commanderie”. Sul sito ufficiale non compare quella abruzzese.

29/10/2009 9.27

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