Arriva l'influenza suina? «Allerta sì, allarme no»

Alessandro Biancardi

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Arriva l'influenza suina? «Allerta sì, allarme no»
PESCARA. «Vaccinarsi è sicuro, lo dimostrano i dati americani su milioni di cittadini»: non ha dubbi il dottor Giustino Parruti, direttore di Malattie infettive all'ospedale di Pescara. (Nella foto i medici Guarino e Parruti)
«Io non mi vaccino, mica è febbre gialla», commenta un medico in sala.
Si sono contrapposte queste due posizioni estreme - e apparentemente contraddittorie- nella giornata di studio organizzata dalla Asl di Pescara sull'influenza H1N1 con la partecipazione dell'Istituto superiore di sanità e indirizzata proprio agli operatori sanitari, i primi interessati alla campagna di vaccinazione che dovrebbe partire in questi giorni.

COME NASCE IL VIRUS H1N1, QUELLO DELL'INFLUENZA SUINA

Il convegno, il cui tema era proprio “quali certezze” sull'influenza suina o messicana, ha fatto il punto su un problema la cui soluzione, come abbiamo detto, è solo apparentemente contraddittoria: la “pigrizia”, a volte la resistenza dei medici e degli infermieri a vaccinarsi conferma, infatti, un dato che è emerso con forza e cioè che si tratta di «una normale influenza, addirittura più fiacca di quella annuale», come ha spiegato il professor Donato Greco, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità.
Un virus, quello dell'influenza, estremamente variabile, come è stato dimostrato.
Ci sono mutazioni minori, che si osservano ogni anno, e mutazioni maggiori che danno origine a virus nuovi.
Nel '57 ci fu l'Asiatica (in sigla H2N2) che derivava dalla Spagnola e nel '68 fu invece la volta dell'influenza Hong Kong (H3N2).
Oggi i geni modificati di questo virus hanno prodotto l'H1N1, più nota come influenza suina.
In realtà gli animali che ospitano questi “regali” sono gli uccelli acquatici, che poi “passano” l'infezione ai maiali, ai cavalli, al pollame ed ai mammiferi marini.

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ: «ALLERTA SI', ALLARMISMO NO»

«Certo è un virus nuovo – ha continuato Greco – ma in 40 Paesi dell'emisfero meridionale questa pandemia è già terminata senza vaccinazioni, senza rumore, con un'incidenza 100 volte minore rispetto alla normale influenza. Da noi è apparsa in aprile e si è manifestata con andamento serpeggiante, ma ci sono stati solo 4 morti, persone che soffrivano già di patologie particolari».
Dunque numeri ridicoli, è stato detto a più voci, rilanciati ed amplificati da un'informazione spesso solo sensazionalistica.
La buona notizia dal convegno è che in realtà questo virus è debole, poco trasmissibile e sensibile ai farmaci, in più arriva il vaccino.
La cattiva notizia è invece il fatto che l'H1N1 è un virus nuovo e colpisce soprattutto sotto i 6o anni.
«Perciò allerta sì – ha continuato il prof. Greco – allarme no. Il vaccino comunque sarà pronto per tutti non prima di Natale, magari potrebbe arrivarci anche il regalo che per le feste è scomparso. Ricordate quanti falsi allarmi? Mucca pazza, influenza aviaria, Sars ecc. ecc., poi ci sono stati pochissimi casi».
Quindi calma e sangue freddo?
Da quello che si è capito, c'è chi specula sulla paura e magari usa l'informazione come amplificatore.
Un dato però sembra certo: bisogna prepararsi contro l'influenza in generale che è il primo killer, con più morti dell'Aids, e che costa dai 15 ai 20 miliardi di euro alle economie mondiali, con scuole chiuse, fabbriche e uffici in difficoltà per almeno 5 settimane l'anno.
«Questo virus ci serve come attenzione al problema – spiega ancora Greco – ma non c'è nessun bisogno di bagni nei farmaci, la rete ospedaliera in Italia è fitta, ci sono 6 mila posti respiratori assistiti per le polmoniti, siamo iperdotati di attrezzature con 15 laboratori virologici di riferimento e possibilità di diagnosi in ogni periodo».
Ma perché i medici non vogliono vaccinarsi?
«E' vero, sono sotto il 20% - conclude l'epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità – un comportamento strano, anche perché solo per le leggi sul lavoro il vaccino dovrebbe essere obbligatorio, come avviene per altri vaccini. Mi auguro che questo ostacolo venga superato perché vaccinarsi deve entrare nel costume di protezione che i medici hanno il dovere di diffondere, ma anche di convivenza con i germi. Intanto è comunque importante sapere cosa fare, dalla prevenzione alla cura. Non dimentichiamo che l'influenza è una delle malattie più studiate in assoluto. Ne abbiamo testimonianze anche di 4 mila anni fa in Cina».

COME SI È ORGANIZZATO L'OSPEDALE DI PESCARA

Tra le paure infondate e la richiesta di maggiori informazioni, la Asl di Pescara si è attrezzata per ogni evenienza, come ha spiegato il dottor Fernando Guarino, direttore sanitario aziendale, ed ha ritenuto opportuna una giornata di studio rivolta agli operatori sanitari in prima linea contro l'influenza.
«L'ospedale», ha detto, «ha attivato percorsi di prevenzione e di cura, soprattutto a tutela dei giovani che sembrano essere i più colpiti dal virus. Allertato anche il laboratorio analisi, che è uno dei più attrezzati».
«Abbiamo messo a punto un sistema per la raccolta ed il trasporto dei campioni – spiega il dott. Paolo Fazii, microbiologo – il migliore è il tampone nasale che deve essere analizzato al più presto: si può anche conservarlo a 4 gradi, ma dev'essere analizzato entro le 24 ore. Possiamo anche congelarlo e comunque il tampone va fatto entro i primi 3 giorni della malattia. Per la diagnostica, questa si può fare solo in centri specializzati e Pescara è uno dei 29 ospedali italiani attrezzato per questo (in Abruzzo c'è anche Teramo). I metodi sono quello con l'antigene, che però non è molto specifico: ti dice se l'influenza è di gruppo A o B, ma non ti da il sottotipo. Più efficace la metodica in real time (in sigla: Rtpcr) che in 6 ore fornisce il risultato.
Dal primo maggio, quando sono arrivati i primi malati quasi tutti provenienti dall'Inghilterra o da altri Paesi, a Pescara abbiamo avuto 33 casi».
«Chiaramente seguiamo le linee guida dell'Oms – aggiunge Enrico Scassa, del Servizio di prevenzione e sorveglianza sanitaria – intanto il paziente con sospetta H1N1 deve utilizzare la mascherina chirurgica, mentre i medici e gli infermieri debbono usare i facciali filtranti ed i guanti. Per la profilassi, e questo vale per tutti, sono molto importanti i lavaggi delle mani perché, anche se la trasmissione avviene per via aerea, è facilissimo che le mani siano contaminate dai secreti, cioè quando ci si passa la mano sulla bocca o sul naso».



VACCINARSI SÌ, VACCINARSI NO: IL PARERE DELL'ESPERTO

In particolare sul vaccino e sulla necessità di sottoporsi alla vaccinazione si è soffermato Parruti, direttore del reparto di Malattie infettive.
«E' la prima volta che il vaccino è disponibile per una fascia così larga di popolazione – ha spiegato – e ritengo che di questa opportunità sia il caso di avvalersi come fattore allargato di protezione. Chi ci ha preceduto, penso agli Usa, ha dimostrato che su una grande massa critica di cittadini non ci sono stati in pratica casi di complicazioni, cioè di “malefici”. I benefici invece si sono toccati con mano, non solo perché non ci si è ammalati, ma anche perché i costi economici e sociali si sono ridotti quasi a zero. Proprio ieri un lancio dell'Agenzia Reuters da New York riportava queste valutazioni costo-benefici della vaccinazione».
Un messaggio per i “timorosi”?
«I dati in nostro possesso ci dicono che il vaccino è sicuro. Quindi allarmismi e leggende metropolitane sono fuori luogo».


Sebastiano Calella 20/10/2009 9.08

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