Foschi chiede un nuovo piano comunale di Protezione Civile

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Pescara ha bisogno di un nuovo Piano comunale di Protezione civile», lo chiede il presidente della Commissione consiliare Lavori pubblici Armando Foschi.


Per Foschi serve un piano «capace di individuare le azioni più opportune da adottare in caso di emergenza», che elenchi i punti di raccolta sul territorio urbano di eventuali sfollati e le misure di difesa della popolazione.
L'ultimo strumento, ancora oggi in vigore, risale al 1996 ed è stato redatto dall'attuale assessore delegato Fiorilli che ha ora già riattivato la macchina amministrativa per la redazione di un nuovo studio.
«Gli ultimi eventi meteorologici che si sono verificati su Pescara, in Abruzzo e in Italia, con una frequenza sempre maggiore – ha sottolineato Foschi – ci impongono di mantenere sempre alta l'attenzione verso la tutela delle popolazioni dinanzi alle ‘catastrofi naturali'. Pensiamo al terremoto de L'Aquila, che ha strappato alla vita 300 cittadini, penso alla tromba d'aria che lo scorso 12 ottobre ha colpito il capoluogo adriatico, provocando 300mila euro di danni solo al Museo Vittoria Colonna, senza calcolare il danno ambientale all'interno della Pineta di Santa Filomena, con la caduta di almeno un centinaio di pini secolari».
Ma Foschi pensa anche all'alluvione di Messina, con la frana di acqua e fango che ha investito case, strade, scantinati.
Il problema è già al vaglio dell'assessore alla Protezione civile Fiorilli che ha avviato lo studio delle cinque fasi legate alla redazione dello strumento: la valutazione dei rischi del territorio per valutarne la pericolosità; lo studio delle peculiarità del territorio; la tipologia degli interventi organizzativi e degli interventi per gravi calamità; l'organizzazione dei mezzi e delle risorse sul territorio e, infine, la dislocazione delle forze di soccorso e l'accoglienza di eventuali sfollati.
Tra i rischi maggiori presi in considerazione su Pescara spuntano «l'esondazione del fiume – ha detto il presidente Foschi -, che purtroppo si è già verificata in passato, dunque il rischio idraulico. Oggi, fortunatamente, siamo in grado di prevedere un'eventuale onda di piena con almeno quattro ore di preavviso e le stesse aziende che operano nell'area sono dotate di un Piano di evacuazione e di Protezione civile».
Altri problemi sono l'erosione della spiaggia, il rischio di smottamenti, con la formazione di ‘torrenti di fango' com'è accaduto negli anni '80 nelle aree circostanti piazza Pierangeli e il carcere di San Donato.
Poi ci sono i rischi legati al trasporto interrato degli idrocarburi, il rischio di incendi nelle due pinete e, infine, da non sottovalutare, la presenza dell'aeroporto nel tessuto urbano.
«Il nuovo Piano di Protezione civile dovrà considerare tali rischi nel complesso e poi prevedere per ciascuno di essi un probabile Piano di evacuazione. In tal senso, in supporto dell'efficace azione di governo già portata avanti dall'assessore Fiorilli, la Commissione Lavori pubblici ha sollecitato in una lettera formale il potenziamento, in termini di risorse umane e finanziarie, dell'Ufficio che dovrà riscrivere il documento».


20/10/2009 8.14