La Curia moltiplica i canoni dei terreni concessi ai cittadini

Alessandro Biancardi

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VACRI. Protestano un centinaio di agricoltori di Vacri che per lunghi anni ha coltivato terreni gravati da un canone enfiteutico a beneficio della curia arcivescovile di Chieti-Vasto (attraverso l'Istituto diocesano per il sostentamento del clero). «RIVALUTAZIONI DEI CANONI, COME PER LEGGE»
L'enfiteusi è un antico contratto in virtù del quale si cede ad altri il “dominio utile” di un fondo in perpetuità, o per un tempo molto lungo, mediante il pagamento di un annuo contributo in denaro detto appunto canone enfiteutico, in ricognizione del “dominio diretto”, ovvero della nuda proprietà. L'istituto dell'enfiteusi ha lo scopo principale di migliorare i terreni incolti o poco produttivi.
Fino all'anno scorso il canone enfiteutico richiesto dall'Istituto diocesano per il sostentamento del clero era poco più che simbolico (da poche decine a qualche centinaio di euro all'anno), mentre in questi giorni sono arrivati agli utilisti (ovvero i coltivatori dei terreni concessi in enfiteusi) canoni molto più elevati, in qualche caso addirittura decuplicati.
Del problema è stato subito investito il sindaco, Antonio D'Artistotile, che ha promosso una riunione, svoltasi ieri sera, degli utilisti vacresi, insieme al sen. Giovanni Legnini, in veste di consulente legale, per fare fronte comune contro la decisione improvvisa della curia arcivescovile.
«Le leggi in materia di enfiteusi – ha sottolineato D'Aristotile – sono molto vecchie e in alcuni casi di difficile interpretazione, ma indipendentemente da questo aspetto tecnico-legale, ritengo che sia inopportuno, in questo periodo di crisi economica che ha colpito un po' tutta la popolazione ed in particolare le fasce di reddito più basse, che proprio la curia arcivescovile intimi all'improvviso il pagamento di parcelle incredibilmente più alte di quelle normalmente richieste. Chiederò immediatamente un incontro con i vertici dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero e con l'economo diocesano per discutere con loro della situazione e cercare un punto d'incontro che possa essere soddisfacente per entrambe le parti in causa. Credo inoltre che questo problema non investa solo i terreni dei vacresi, ma anche di molti altri utilisti, che invito ad unirsi a noi per fare fronte comune».
19/10/2009 11.42

«RIVALUTAZIONI DEI CANONI, COME PER LEGGE»

La curia arcivescovile di Chieti-Vasto spiega che non ha la gestione diretta degli ex-benefici parrocchiali. «La responsabilità di questi aspetti è dell'Istituto diocesano di sostentamento del clero che è la propaggine locale del servizio centrale di Roma. È al servizio della diocesi, ma non è direttamente controllata dalla diocesi».
Quindi l'arcivescovo e la curia di Chieti-Vasto «non c'entrano niente, se non indirettamente».
«Inoltre», continua la nota, «è necessario non confondere l'Isc (tra l'altro, è stato istitutito da una legge dello Stato e non da regolamenti interni della Chiesa) con la Caritas o le altre agenzie di assistenza sociale. Il primo, infatti, opera per sostenere economicamente l'azione pastorale della Chiesa nella società».
Come ha spiegato qualche tempo ga il presidente dell'Istituto diocesano teatino, Vincenzo Rabottini, l'aumento sarebbe dovuto a «rivalutazioni dei canoni, previste per legge, calcolate con criteri di assoluta prudenzialità, prendendo a base i valori rilevati dal BURA – non determinati in modo arbitrario dal nostro Istituto, bensì da un organo regionale – come indicato dal Ministero dell'Interno con circolare n. 118 del 9 settembre 1999, secondo un'autorevolissimo parere dell'Avvocatura dello Stato».
«I calcoli di rivalutazione», spiegò Rabottini, «proprio perché  elaborati nel rispetto dei suddetti principi di chiarezza e trasparenza, sono stati accompagnati da una lettera inviata ai livellari redatta in modo dettagliato, nella quale sono stati spiegati, passo dopo passo, le modalità e i riferimenti normativi e giurisprudenziali.
In ogni caso, l'Istituto ha sempre dato la propria disponibilità a chiunque ne abbia fatto richiesta, per un colloquio chiarificatore».
20/10/2009 13.03