Turbogas. Costantini: «che forzatura quel giorno la variante al Prg»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «Quel giorno in consiglio regionale Chiodi e la sua maggioranza regionale pretesero a tutti i costi di approvare le modifiche al piano paesistico interessate dalla variante al Prg di Teramo». * IL SINDACO D'OTTAVIO INDAGATO PER CONCUSSIONE  * PER LA PROCURA IL SOSPETTO DI UNA TANGENTE DIETRO LA BENEFICENZA 


Se lo ricorda bene quel penultimo giorno di luglio il consigliere dell'Idv, Carlo Costantini.
Era il giorno che, grazie all'approvazione della delibera, si diede finalmente una scossa al progetto della Turbogas di Teramo, dormiente da quasi due anni.
Adesso quella faccenda è nelle mani della Procura di Crotone e il sindaco di San Valentino, nonché consigliere provinciale, Angelo D'Ottavio è al momento l'unico indagato per il reato di concussione.
Il pm Pierpaolo Bruni sospetta che dietro l'operazione ci sia stata una «attività di intermediazione e di pressione» dai titolari del progetto (gli americani della Sithe Global) nei confronti della politica locale che nel giro di qualche mese avrebbe sbloccato la situazione.
Nel mirino della Procura sono finiti anche 100 mila euro che ufficialmente sarebbero stati versati a titolo di beneficenza dalla ditta che voleva realizzare la Turbogas alla Regione per la ricostruzione dell'Aquila.

«MANCAVANO I DOCUMENTI»

«Non voglio esprimere un giudizio sull'inchiesta che ha coinvolto il sindaco di San Valentino», dice oggi il consigliere regionale Costantini, «ma i fatti che emergono da quell'indagine sono sconcertanti», soprattutto «se messi in relazione alla tumultuosa seduta del Consiglio Regionale».
Costantini ricorda bene che il 30 luglio in aula «mancavano le carte» e sostiene che «la vicenda era lacunosa, le cartografie non erano aggiornate ed inducevano in errore, l'intervento operava in modo immotivato una miriade di modifiche al piano paesistico regionale, in violazione delle relative disposizioni di legge che consentono solo modifiche limitatissime e motivate».
Insomma i dubbi aperti erano tanti ma nonostante tutto questo e nonostante «io avessi rivendicato chiarezza e trasparenza in primo luogo e poi rispetto delle leggi», spiega il consigliere dell'Idv, «Chiodi e la sua maggioranza decisero incredibilmente di fare finta di nulla e di andare al voto».
Un voto che adesso, sostiene il consigliere regionale, «dopo i fatti che emergono dall'inchiesta giudiziaria in corso rendono ancora più torbido di quanto fosse apparso chiaramente già in Consiglio Regionale».
E che ci fosse fretta di approvare la delibera della variante al Prg è emerso anche dalle intercettazioni disposte dalla Procura di Crotone. Alla Sithe Global erano infatti arrivate rassicurazioni che la questione si sarebbe chiusa «prima dell'estate». Quello fu l'ultimo consiglio regionale prima della pausa estiva.

RUFFINI (PD):«ORA BRUCCHI E CHIODI DEVONO FUGARE I DUBBI»

«Credo che il primo cittadino di Teramo, Brucchi», ha dichiarato Claudio Ruffini, consiglirere regionale Pd, «alla luce di quello che è accaduto, debba fugare ogni dubbio su questa vicenda: sia sulla correttezza degli atti che sull'opportunità di realizzare una centrale Turbogas nel teramano. Invito Brucchi a tornare sui suoi passi e ad accogliere l'ordine del giorno presentato dal Pd teramano esprimendo la contrarietà del Consiglio comunale sulla realizzazione della Turbogas».
Ruffini ricorda anche che le decisione fu assunta dal comune di Teramo (sindaco Chiodi) nel 2006 riadottando il Prg (che era stato già approvata dalla giunta Sperandio)perché sovradimensionato. In quella occasione fu prevista la modifica urbanistica da zona agricola a industriale di 18 ettari di terreno in località Cortellucci.
In Consiglio regionale (nella fase di attuazione definitiva del Prg di Teramo) Ruffini presentò insieme ad altri colleghi della minoranza, un emendamento per ripristinare la destinazione d'uso a zona agricola di contrada Cortellucci, ma l'emendamento fu respinto senza una motivazione.

UN PROGETTO MILLE DUBBI

Sul progetto in sé i dubbi non sono mai mancati e li ricorda anche la Procura di Crotone allegando agli atti un esposto avanzato da Grilli per Teramo che avevano messo insieme novi punti contro la realizzazione della centrale.
Per anni sulla stampa locale ha campeggiato la battaglia contro il no a questo progetto che dovrebbe sorgere all'interno del bacino grafico del fiume Vomano, in una zona a rischio sismico 2 (su un massimo di 4).
Un'opera di queste dimensioni, come si ammette anche nella relazione presentata nel 2005 della Sithe Global avrebbe «un sicuro beneficio sulle entrate fiscali e gli enti locali che lo ospitano», mentre potrebbe gravare sulle casse comunali «con possibili richieste di aumento di servizi ed infrastrutture (manutenzione della strada di accesso all'impianto. In misura minore potrà essere necessario un adeguamento della rete idrica».
«Un altro onere per l'ente pubblico», si specificò nello studio di impatto ambientale, «è costituito dai costi da imputare alla gestione delle risorse ambientali per interventi “ex post” (come ad esempio la demolizione dell'impianto, eventuali operazioni di disinquinamento, ripristino e ricomposizione della situazione ambientale ante progetto)».

Non è un mistero nemmeno che la centrale di contrada Cortellucci era stata bocciata nel 2005 dai Comuni di Montorio al Vomano, Basciano, Penna Sant'Andrea, Colledara e la Provincia di Teramo, che nel giugno 2002 (amministrazione di centrodestra) aveva invece approvato un documento nel quale veniva dichiarata l'area accanto alla quale dovrebbe sorgere la Centrale Turbogas come una di quelle «maggiormente idonee».
Contrari anche le associazioni ambientaliste CostAmbiente, e “Socialismo è libertà” di San Salvo.

«DANNI ALL'AREA PROTETTA»

A luglio del 2007 anche il parco del Gran Sasso si scagliò contro perché riteneva l'opera di «forte impatto ambientale».
«Vi sono fondati timori che i fumi e il vapore acqueo emessi dalle ciminiere», disse il commissario straordinario del Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga Stefano Allavena, «possano arrecare gravi danni all'ecosistema della Valle del Vomano e dell'area protetta».
A settembre del 2009 il deputato Augusto Di Stanislao (Idv) interrogò i ministri Prestigiacomo e Scajola proprio sulla centrale (della risposta non c'è traccia).
Nell'interrogazione il deputato ricordò che la Turbogas sarebbe sorta, «in un sito di interesse comunitario e, cosa più grave, va a insistere su una zona sismica».
«La scelta di costruire una centrale di questo tipo non avrebbe nulla di sostenibile», continuò «ma semplicemente aumenterebbe l'inquinamento complessivo presente in Italia».
Già dal 2005 il Wwf parlava di «opera fuori da qualsiasi strumento di programmazione di settore», e non convinceva la «la localizzazione dell'impianto perché contrasta con gli strumenti urbanistici vigenti».

E non sono mancate polemiche nemmeno nei comuni dove l'impianto dovrebbe sorgere: il territorio è quello del comune di Teramo, più vicina ai centri abitati di Montorio (6,3 chilometri) e di Basciano (3 chilometri) di quanto lo sia a quello di Teramo (6,7).
Le amministrazioni di Montorio e Basciano hanno dichiarato la loro contrarietà, anche quando fu proposto, molto prima, a Montorio la costruzione di un'altra centrale, peraltro di dimensioni nettamente inferiori.

3 MILA PERSONE PER DIRE NO

Si sono fatti sentire nel corso degli anni le manifestazioni di protesta: a scendere in strada più volte sono stati i 3 mila iscritti al comitato “No Turbogas”, armati di maschere anti-smog e cartelli, per fermare il colosso da 980 megawatt.
Nel 2006, come si ricorderà, arrivò anche il parere negativo del Ministero dei Beni culturali
in quanto l'opera è in contrasto con il Piano regionale paesistico. Nel parere espressamente si legge: «attualmente le norme del piano paesistico non consentono la realizzazione della centrale.... si considera il progetto incompatibile con i valori paesaggistici dell'area».
Scoppiò un putiferio tra la Margherita e l'allora sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, che proprio in quella occasione assicurò di non aver ancora deciso niente in merito al progetto.
«Solo se la valutazione di impatto ambientale dovesse essere molto favorevole, allora prenderemo in considerazione un progetto che può dare molti benefici alla città».

LA RICADUTA OCCUPAZIONALE CHE PIACEVA A CHIODI

L'ex sindaco Chiodi non ha mai nascosto, infatti, l'attrazione per la forte ricaduta occupazionale che avrebbe prodotto la centrale e si parlò di «un risvolto diretto sull'economia locale di circa 80 milioni di euro».
La fase di funzionamento vedrebbe l'impiego di «3040 persone per un totale di circa 3,5 milioni di euro annui di compensi per un periodo di vita attesa dell'impianto di trenta, quarant'anni ai quali è opportuno aggiungere i servizi locali (manutenzione, pulizia, guardiania) stimabili in ulteriori 3,5 milioni di euro l'anno.

Anche il senatore del Pdl, Paolo Tancredi, risfogliando la cronaca locale degli ultimi anni, si è sempre mostrato come un grande difensore del progetto.

Alessandra Lotti 17/10/2009 9.57