Tangenti in Comune, condannato a cinque anni l’ex impiegato Cerritelli

Alessandro Biancardi

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CHIETI. E’ stato condannato a cinque anni di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e un risarcimento danni che sarà quantificato in un processo a parte, Luciano Cerritelli, 59 anni, impiegato dell'ufficio commercio del Comune di Chieti.

La sentenza, con rito abbreviato, è arrivata ieri ed è stata emessa dal gup Marina Valente.
Il pubblico ministero, Rosangela Di Stefano, aveva chiesto per lui la condanna a quattro anni di reclusione.
L'ex impiegato era stato arrestato il 12 aprile del 2008 per concussione nell'ambito di un'inchiesta per tangenti condotta dalla Squadra Mobile di Chieti diretta dal dirigente Paolo Monnanni a seguito di alcune segnalazioni pervenute dalla stessa amministrazione comunale.
A precederlo di qualche giorno in carcere era stata la sua collega d'ufficio, Filomena Pellegrino: stessa accusa, ovvero l'aver preteso da commercianti o aspiranti tali, tangenti per il rilascio o il rinnovo di licenze commerciali prospettando, in caso contrario, difficoltà e rallentamenti dell'iter burocratico.
La donna ha definito la sua posizione processuale ricorrendo al patteggiamento: due anni e 11 mesi lo scorso 5 maggio.
Nel momento dell'arresto Cerritelli non mostrò segni di sorpresa ed una successiva perquisizione nella sua abitazione ha fatto rinvenire fogli di giornale in cui si parlava diffusamente dell'operazione che aveva portato in carcere la collega d'ufficio.

COME FUNZIONAVA IL MECCANISMO

Il meccanismo delle tangenti secondo la procura funzionava così: quando un cittadino si presentava a chiedere una licenza per i settori merceologici A-B-C-D (ristoranti, pub, somministrazione di bevande) gli veniva comunicato che non c'era la possibilità di ottenerla, in quanto il numero era contingentato e quindi non c'era spazio.
Ma le cose non stavano in realtà così. Infatti il decreto Bersani ha liberalizzato i settori, ma i due impiegati giocavano sull'ignoranza dei richiedenti per arrotondare lo stipendio.
La trappola scattava quando i funzionari comunicavano agli interessati: «proprio adesso e' rientrata una licenza, se la vuoi ancora possiamo fare la voltura».
Il “favore” o la corsia preferenziale costava però 5.000 euro in contanti, che venivano intascati da Cerritelli (la mente del sistema) e dalla collega, i quali per essere ancora più convincenti minacciavano di dare la stessa licenza “rientrata” ad un altro richiedente.
In alcuni casi la somma era anche più alta, (fino a 6.500 euro) se i due scoprivano che il richiedente era anche proprietario delle mura del negozio, ma poteva essere anche scontata a 4.000 o dilazionata sempre in contanti, se le condizioni economiche del futuro commerciante erano più modeste.

LE CLASSICHE BUSTARELLE

Le rate venivano poi riscosse in negozio, nella classiche bustarelle, dopo una serie di telefonate di sollecito.
Tra l'altro, il sistema era quasi infallibile sia perché chi pagava comunque otteneva la licenza sia perché Cerritelli, dirigendo anche la Polizia amministrativa, aveva tutti gli strumenti (controlli, verifiche ecc.) per ottenere quello che voleva.
La squadra mobile è arrivata alla ricostruzione del sistema, ascoltando molti commercianti e con la collaborazione dell'amministrazione comunale e delle associazioni di categoria, come la Confcommercio e la Confesercenti.

15/10/2009 9.33