Fertilizzante cancerogeno, chiuse le indagini preliminari. Due indagati

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Si sono chiuse le indagini preliminari dell’inchiesta sul fertilizzante cancerogeno prodotto nell’impianto di compostaggio della Ecoest di via Tamigi di Montesilvano.

Sono due le persone iscritte nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Guardia Forestale diretta dal comandante Guido Conti e coordinata dal pm Giampiero Di Florio.
Si tratta di Massimo Dami, amministratore unico della ditta Ecoest e titolare dell'impianto di compostaggio e Cesare Di Nardo, titolare della ditta River Trasporti e procacciatore dei siti di destinazione finale dei fanghi.
Ieri i due indagati hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini.
Entro venti giorni dovranno presentare memorie, produrre documenti o potrebbero presentarsi per rilasciare dichiarazioni spontanee o chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio.
L'accusa è di traffico di rifiuti e falso ideologico in atto pubblico.
Secondo la procura di Pescara per conseguire un ingiusto profitto patrimoniale i due gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti ma non rispettavano il ciclo di lavorazione dei fanghi.
Quanto veniva dichiarato nella relazione tecnica di inizio e fine lavori non veniva in realtà rispettato.
Al contrario i fanghi non venivano trattati in alcun modo ma smaltiti ugualmente presso varie aziende agricole come compost di qualità.
Inoltre secondo l'accusa i due gestivano abusivamente i rifiuti biodegradabili nonostante la sospensione dell'autorizzazione avvenuta con diffida dal Settore Tutela Ambientale della Provincia di Pescara il 13 aprile del 2007.
Già ad ottobre del 2008 l'impianto di via Tamigi era stato posto sotto sequestro preventivo
Dalle indagini, cominciate all'inizio dell'anno era emerso che l'impianto produceva un compost contenente tra l'altro cadmio, zinco, rame e idrocarburi pesanti.
Questo compost – analizzato in diversi campioni - veniva poi utilizzato da aziende inconsapevoli della sua pericolosità nelle campagne situate in quattro diversi comuni della provincia di Chieti dove venivano coltivati, tra l'altro, grano e foraggio.
I rifiuti che costituivano la materia prima da lavorare per produrre poi il fertilizzante cancerogeno sarebbero stati individuati dalla forestale:si tratterebbe di circa 12 mila tonnellate provenienti da varie regioni tra le quali figurano Abruzzo, Marche, Toscana, Puglia, Campania, Molise e Lazio.

PRECEDENTI GUAI PER LA ECOEST

Nel mese di giugno 2007 ci fu un blitz degli inquirenti alla ricerca di documenti a palazzo di città di Montesilvano, al Considan ed in altre società.
Le perquisizioni furono estese all'abitazione e all'ufficio dell'ex presidente del consiglio di amministrazione del consorzio, Pino Di Pietro, e in quelli dei rappresentanti dei Comuni di Montesilvano, Città Sant'Angelo e Silvi, oltre che dell'ex direttore, Vincenzo Cirone.
In quella inchiesta finirono oltre 20 persone tra le quali Nino D'Annunzio, presidente del consorzio Considan dal maggio 2006 e capogruppo dei Ds in Provincia, l'ex assessore Paolo Di Blasio già arrestato per lo scandalo Ciclone.
Poi l'ex dirigente comunale Vincenzo Cirone, l'imprenditore Massimo Dami, titolare della Ecoest.
Quella vicenda giudiziaria sarebbe nata quando alla Ecoest srl, che gestiva il servizio di depurazione delle acque nere intercomunali prima del consorzio, fu revocato il mandato relativo proprio alla gestione della depurazione delle acque nere intercomunali.
Il Considan successivamente contestò alla Ecoest la mancata realizzazione di alcune opere.
Ne nacque una contesa che si è chiusa con una transazione in base alla quale il consorzio si sarebbe impegnato a versare alla Ecoest, per il lavoro svolto, circa un milione di euro.
Tutti gli indagati si sono dichiarati estranei ai fatti.

a.l. 01/10/2009 9.59