Angelini Family:«Contro di noi la scorrettezza degli uomini di Del Turco»

Alessandro Biancardi

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Angelini Family:«Contro di noi la scorrettezza degli uomini di Del Turco»
    L'INTERVISTA ED I DOCUMENTI CHIETI. «Ordinanza di chiusura, mancanza di autorizzazioni per alcune strutture del gruppo Villa Pini, critiche ai i nostri medici e infermieri? Ma che dice il sindaco di Chieti... Ricci? L’infettivologo che cerca di insegnare a noi come si fa la psichiatria: siamo seri...». * ENZO ANGELINI E LA «VENDETTA» DEGLI UOMINI DI DEL TURCO * L'ORDINANZA E LE MOTIVAZIONI DEL SINDACO RICCI


LA DIFESA DEL GRUPPO ANGELINI: «DIETRO C'È UNA REGÌA POLITICA»

Chiara Angelini non si fa pregare.
Vuole chiarire la posizione dell'azienda di fronte all'ennesima bufera che si è abbattuta sulle attività che riguardano i malati mentali ricoverati nell'ex Convitto Paolucci di Chieti, nelle villette Cantatore in via dei Frentani e nelle casette del residence “Il colle”, alle porte di Torrevecchia Teatina.
E' lei oggi (e non suo padre Enzo, che ieri comunque appariva piuttosto inca...volato) che rappresenta il Gruppo e lo fa con grinta perché «sente di aver subìto un'ingiustizia sia per i contenuti dell'Ordinanza di chiusura sia per i tempi, come se si fosse di fronte al colpo di coda di un manager Asl e di una gestione della sanità teatina che sta per essere licenziata tra una settimana».

E la politica non c'entra?
«Sì che c'entra - si accalora la dottoressa Angelini (nella foto) – penso alle contorsioni del Partito democratico che è in campagna elettorale e che possono avere avuto un peso nella decisione improvvisa del sindaco Ricci, penso alla visita della Commissione presieduta dal senatore Marino, quella che ha scatenato il putiferio: mi sembra impossibile che il senatore abbia notato solo i problemi in alcune casette (problemi che non nego, visto la particolarità di certi pazienti), ma non abbia scritto che, ad esempio, proprio nei giorni della sua visita tre di queste casette erano state rimesse a nuovo. Chissà se nel verbale c'era scritto o se sono state fatte circolare solo le pagine con le critiche, enfatizzate poi da certa stampa senza nessuna verifica».




Insomma pensa ad una regia occulta o ad una strumentalizzazione, magari ad un complotto contro Angelini?
«No. Per il momento penso solo che il sindaco Ricci ha esagerato in tutto dal linguaggio all'ordinanza di chiusura: ne ha fatto quasi una battaglia politica».
Qui il tono si fa molto serio. Chiara Angelini sibila quasi le parole, gli occhi chiari si fanno di ghiaccio e il sorriso scompare.
«Ho dato mandato al mio avvocato non solo di predisporre il ricorso al Tar, inevitabile, ma di studiare se ci sono gli estremi per una denuncia di abuso, per calunnia (la storia che avremmo ottenuto un finanziamento da 10 milioni e mezzo di euro dalla Regione non mi va giù) o per tutto quello che può venir fuori. Ad esempio: sappiamo che nel recente passato l'Ospedale di Guardiagrele non era idoneo ad ospitare i malati di mente. Oggi sentiamo dire che vogliono trasferire lì un buon numero di nostri pazienti. Cioè l'ospedale diventa idoneo all'improvviso? Mi spiace per il funzionario che firmerà questa autorizzazione».

LE STORIE DEI CENTRI DI RIABILITAZIONE PSICHIATRICA CHIUSI

Torniamo all'ordinanza di chiusura che interessa tre vostre strutture: villette Cantatore, ex Convitto Paolucci e casette del Residence. Voi dite di aver subìto un torto e di essere in regola con le comunicazioni agli Enti, dalla Prefettura alla Asl e al Comune.
«Ecco tutta la corrispondenza che riguarda i pazienti aquilani che erano ospitati nella struttura protetta “Gignano” e che il 6 aprile sono stati trasferiti qui a seguito del terremoto».
Si tratta di 7 documenti che ricostruiscono la storia dal giorno del terremoto ad oggi. Prima ci sono le comunicazioni al prefetto dell'Aquila ed alle Asl di Avezzano, L'Aquila e Chieti: «temporaneamente ospitiamo a Chieti i 15 ricoverati».
Poi a luglio, la Asl di Avezzano viene invitata a riprendersi i malati, ma pochi giorni dopo risponde di aspettare perché «intende porre un quesito alla Regione per adottare gli adempimenti di competenza».
Intanto la Asl di Chieti rileva che la struttura non è autorizzata e invita Villa Pini a trasferire i malati in locali idonei.
«Bene - risponde Villa Pini il 2 settembre – allora riprendeteveli e soprattutto chiaritevi le idee su chi ci deve pagare, visto che da due anni le Asl di Avezzano e L'Aquila non ci pagano e ciò nonostante noi li assistiamo. Non li dimettiamo solo perché le loro condizioni mentali non lo consentono».




Ma vi accusano di irregolarità nella gestione di questi malati...
«Questa corrispondenza è molto chiara. Non abbiamo tenuto nascosto alcunché. Tutti sapevano tutto, non hanno risposto quando volevamo trasferire di nuovo i malati nelle loro Asl ed oggi veniamo accusati: ma di che? Al contrario mi sembra è il Gruppo Villa Pini ad essere vittima delle loro inefficienze».
Ed emergono situazioni difficili, che la burocrazia ignora, ma che hanno comunque un peso: il paziente che non cammina o che non sale le scale, gli spostamenti per farli capitare al piano terra, il disinteresse di chi non risponde alle richieste di questi terremotati speciali.

E' analoga, per certi versi, la situazione dell'ex convitto Paolucci?
«I Nas ci hanno fatto alcune prescrizioni: dalla tinteggiatura delle pareti, alle finestre senza spigoli (un po' difficili da trovare), all'ascensore ecc. - racconta Chiara Angelini con i documenti sempre alla mano – il 29 luglio informiamo la Asl che per fare più presto i lavori interni vorremmo trasferire i ricoverati a Villa Pini ed il 7 agosto sollecitiamo una risposta. Che non arriva. Ritorniamo alla carica il 24 agosto: niente ancora. Il 21 settembre inviamo una specie di ultimatum: se entro 72 ore non ci rispondete, noi spostiamo i malati a Villa Pini».
Ma la risposta del 22 scorso è deludente: «i controlli sono ancora in corso, quindi siete diffidati a non spostare senza autorizzazione».
«Tra l'altro – conclude la dottoressa Angelini – non ci hanno nemmeno inviato copia dei verbali ispettivi, come prevede la legge, mentre ci minacciano provvedimenti senza comunicarci le prescrizioni ed il tempo per adeguarci».




I TEMPI DELL'ORDINANZA DI CHIUSURA

Quando è arrivata l'ordinanza di chiusura?
«Come un fulmine a ciel sereno. E poi non ci hanno detto cosa dobbiamo fare per adeguarci: che chiusura è? Una ritorsione? Pensi l'ordinanza è arrivata nel pomeriggio mentre c'era la Commissione medica in visita che si stava complimentando per quello che avevamo fatto».
Ma l'assurdo, sempre secondo la ricostruzione del rappresentante del Gruppo Angelini, si verifica con le casette del Residence.
«Dopo le prescrizioni dei Nas, abbiamo eseguito i lavori richiesti, compresi alcuni interventi murari. Per questo abbiamo inoltrato la Dia, cioè la dichiarazione di inizio lavori. Bene: il Comune ce l'ha bocciata e ce lo ha comunicato insieme all'ordinanza di chiusura. Aggiungendo che le casette, costruite nel '98 con tutte le autorizzazioni, sono irregolari in quanto quelle autorizzazioni sarebbero illegali. Non ho parole. Per anni abbiamo curato lì i malati, ora si accorgono che le strutture non sono in regola. Mi sembra tutto troppo architettato, tutto accelerato e strumentalizzato».

E i pazienti?
«E' vero, anche loro sono vittime. E pensare che noi non li raccogliamo per strada, ma ce li mandano quelli che ora ci combattono. Li curiamo, facciamo i piani terapeutici, a volte li dimettiamo guariti».
Questa volta Chiara Angelini sorride: vorrebbe parlare delle attività che si svolgono nelle strutture contestate, dei laboratori, delle ceramiche realizzare dai malati, della prossima partita di calcetto che i ricoverati disputeranno all'Adriatico con le vecchie glorie del Pescara. Ma questa è una storia che in tempi di guerra non interessa.

Dica la verità: si diverte (tra virgolette) nella bufera?
«Sì. Ce l'ho nel sangue la voglia di combattere. E sono sicura che alla fine Villa Pini vincerà».

Sebastiano Calella 25/09/2009 8.31

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ENZO ANGELINI E LA «VENDETTA» DEGLI UOMINI DI DEL TURCO

CHIETI. «Dateci dei paranoici della cospirazione ma contro di noi ci sono tutti coloro che hanno fatto squadra con Del Turco impegnati nell'attacco finale per ammazzare Villa Pini. Questo e' l'ultimo round di una vicenda che dura da quando ho deciso di infrangere certe leggi non scritte. Si usa la mistificazione come prova principe dell'assoluzione di Del Turco».
Ne è sicuro Enzo Angelini, con la famiglia schierata al gran completo per difendere l'operato della struttura sanitaria privata.
«L'avvocato Walter De Cesare sostiene che avrei ricevuto 10,5 miliardi di vecchie lire per realizzare le Villette», ha aggiunto Enzo Angelini, «o non capisce oppure e' in mala fede. Io non sono un ente finanziabile, non sono una onlus, questa e' una grossa bugia».
Nell'incontro con la stampa è poi la figlia Chiara a riepilogare carte alla mano la vicenda delle tre strutture.
In particolare dell'ex Cantatore.
«Nella notte del 6 aprile, il terremoto lesiono' irrimediabilmente una nostra struttura di L'Aquila. Sedici pazienti sono stati ospitati presso la nostra struttura di Chieti. Abbiamo scritto per informare le autorita' chiedendo istruzioni ma nessuno ci ha risposto. Si tratta di pazienti che assistiamo gratuitamente da oltre due anni. Abbiamo piu' volte sollecitato la Asl e la Regione. Ora sanzionano noi per aver tenuto 16 pazienti terremotati gratuitamente. Sull'ex Paolucci abbiamo proposto di spostare i degenti qui a Villa Pini. Secondo la Asl i requisiti ci sono. Oggi la risposta e' l'ordinanza piena di atti illegittimi e strumentali. Sulle Villette: i Nas ci hanno prescritto dei lavori ma il Comune ci ha bocciato la richiesta di Dia in sanatoria. De Cesare dice che le Villette sono fuori dal contesto urbano quando invece a due metri dalle case inizia l'abitato di Torrevecchia. Sostiene che non e' possibile riadeguarle e non e' vero».
Aggiunge Angelini padre: «Che eravamo costretti ad aprire Cantatore era noto a tutti e tutti sapevano che era solo per offrire assistenza gratuita e momentanea a pazienti terremotati. Oggi ci accusano di aver aperto abusivamente. Quanto alla valutazione della mancata riabilitazione psichiatrica sono disgustato. Vi invito a visitarle le strutture. Tornando alle Villette, i Nas sono tornati e hanno relazionato che tutto e' a posto. Per tutta risposta ci chiudono la struttura. Sull'ex Paolucci, De Cesare sostiene che la situazione non e' emendabile perche' la struttura supera i 60 posti letto. Non esistono norme che limitano le strutture protette. Per le Rsa si dice che si puo' arrivare a 120 posti in moduli da 20».
Conclude Chiara Angelini:«Se un solo paziente verra' trasferito in strutture non idonee avra' grossissimi problemi. Si e' parlato di Guardiagrele il cui ospedale e' stato ritenuto non idoneo dalla stessa Asl».

25/09/2009 8.39

Documenti Ex Paolucci


Documenti Gignano e Ex Cantatore