I giovani ricercatori dell’Università dell’Aquila:«garanzie sul nostro futuro»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Vorrebbero rassicurazioni (minime) per poter restare a L’Aquila. A fare ricerca. Ma per ora dal governo e dalle istituzioni nessun segnale.


Protesta per questo il Comitato dei Dottorandi dell'Università degli Studi dell'Aquila e l'ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani.
Lo scorso 29 luglio hanno inviato una lettera pubblica al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e ai Ministri della Gioventù e dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per chiedere loro «un impegno concreto per garantire ai dottorandi e ai giovani ricercatori le condizioni minime che consentano loro di continuare a fare ricerca per l'Università dell'Aquila».
Una lettera, con eguali contenuti, era stata inviata il 20 luglio al Presidente della Regione Abruzzo, agli assessori al ramo di riferimento e al mondo accademico della stessa Università.
«Ad oggi non abbiamo ricevuto nessun tipo di risposta né dal Presidente del Consiglio, né dai Ministri Gelmini e Meloni», commenta Omerita Ranalli, «nella lettera avevamo chiesto un loro impegno concreto su: alloggi sicuri a partire da settembre, gemellaggi con altre Università e Istituti di ricerca in Italia, fondi aggiuntivi e borse di studio per finanziare e sostenere i dottorandi e i giovani ricercatori che saranno costretti temporaneamente a trasferirsi in altre Università in Italia e all'Estero».
«Lo abbiamo fatto senza alcun'ombra di polemica, consapevoli di non voler porre le nostre esigenze prima di quelle degli altri, rispettosi dei tempi tecnici che ci sono per risolvere determinate questioni», continua Luca Berardinelli,«oggi però ci sentiamo più abbandonati di ieri, perché dopo due mesi sono poche le risposte pervenute e rare le azioni concrete».
«Chiediamo ancora una volta, al fine di garantire che le ricerche dei giovani ricercatori aquilani possano proseguire, di incontrare le massime Istituzioni per individuare comunemente una soluzione alle problematiche da noi sollevate», conclude Giovanni Ricco, Segretario Adi, «il rischio è che, dopo il terremoto, in mancanza di interventi concreti, i cervelli dell'Università dell'Aquila siano costretti alla fuga. Il danno per il futuro del territorio sarebbe enorme».
Il tempo stringe.

24/09/2009 17.33