Ricci contro Angelini: «Interdizione per 5 anni dell' attività psichiatrica»

Alessandro Biancardi

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Ricci contro Angelini: «Interdizione per 5 anni dell' attività psichiatrica»
IL DOCUMENTO. CHIETI. Un attacco frontale al gruppo Villa Pini ed un affondo che si è consumato “nel silenzio” fino a ieri mattina. Poi voci, telefonate, mezze conferme.

Il sindaco di Chieti Francesco Ricci ha però già firmato una ordinanza sindacale di chiusura delle strutture residenziali psico riabilitative di proprietà della famiglia Angelini.
Precisamente dovranno chiudere quelle site in via Picena (ex Paolucci), quella di via dei Frentani (area Villa Pini) e quella denominata ex Cantatore.
Per illustrare il provvedimento che scatenerà un nuovo segmento di proteste e veleni è stata già convocata una conferenza stampa del Comune per questa mattina alle 12.
Risponderà dal canto suo anche Chiara Angelini che ha chiamato a raccolta i giornalisti per spiegare il punto di vista dell'azienda che dice di essere oggetto di attacchi e di procedure illegittime.
Ma cosa è successo?
Tutto nasce dalle ispezioni della commissione sanità del Senato, capeggiata dal senatore Ignazio Marino, che nelle scorse settimane era giunto a Chieti per visitare le strutture psichiatriche gestite dalla famiglia Angelini ed aveva riscontrato una serie di anomalie e di carenze igienico sanitarie che avevano fatto poi scattare i controlli dei Nas.
Anche questi avevano confermato le carenze e le situazioni di enorme disagio e degrado per i pazienti ricoverati, abbandonati a se stessi e non impegnati in alcuna attività riabilitativa.
I carabinieri avevano poi elevato una serie di prescrizioni da adempiere in tempi brevi per ottemperare alle richieste minime imposte dalla legge.
Nel frattempo alcuni lavori sono stati eseguiti ed almeno una struttura privata sarebbe stata messa a norma, secondo quanto riferisce il gruppo Angelini, mentre per l'altra non è stato possibile eseguire i lavori per la presenza dei pazienti.
L'amministratore delegato del gruppo, Chiara Angelini, però fa sapere che se dovesse essere oggetto di un tale provvedimento (chiusura imposta per decreto sindacale) «procederemo in ogni sede per difenderci e richiedere danni poiché riteniamo illegittimo un provvedimento che è frutto di una procedura che viola gravemente la legge 32 del 2007, la quale prevede, prima del provvedimento di chiusura, la verifica dell'adeguamento alle prescrizioni contenute nel provvedimento dei Nas».
E sembra che lo scorso 14 settembre i carabinieri avrebbero effettuato un'ulteriore ispezione dalla quale sarebbe emerso che i lavori di adeguamento sarebbero stati eseguiti, almeno nella struttura denominata “Villette”.
Per quanto riguarda, invece, gli adempimenti nell'altra nulla sarebbe stato fatto per la presenza dei pazienti.
Ma qui Angelini avanza un'altra spiegazione “complottistica”…
«Abbiamo subito indicato un'altra struttura che possiede requisiti maggiori di quelli richiesti per i pazienti ospitati presso la ex Paolucci per poter eseguire i lavori», spiega Chiara Angelini, «dunque avevamo indicato una sede provvisoria per i nostri pazienti. Anche questa struttura è stata visitata il 31 luglio scorso dagli ispettori dell'Asl i quali di fronte ai testimoni hanno constatato l'idoneità. Nonostante numerose richieste da noi inviate all'Asl per ottenere l'autorizzazione allo spostamento, solo ieri mattina ci è stato comunicato che per spostare i pazienti era necessario un altro permesso».
«Un tale comportamento indurrebbe a pensare in maniera assai chiara», sostiene l'amministratrice delegata della clinica privata, «che, più che della salute dei pazienti, ci si preoccupi di indebolire il più possibile il gruppo Villa Pini in quanto, dati i tempi notevoli che sarebbero necessari per intentare azioni giudiziarie ad ottenere giustizia, la mossa di chiudere le struttura otterrebbe in tempi assai più brevi risultati, anche se solo formali e mediatici, tali da poter trovare utilizzo assai proficuo in altre sedi».
Insomma secondo la famiglia Angelini, al centro dello scandalo della sanità che ha portato all'arresto dell'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco, si tratterebbe di una ritorsione politica ordita per mettere in crisi l'iniziativa privata.
Un tesi peraltro non nuova.
Ma le polemiche oggi stesso sono destinate a crescere.
24/09/2009 9.28



INTERDIZIONE PER 5 ANNI DALL'ATTIVITA' PSICHIATRICA

Il sindaco di Chieti Francesco Ricci ha emesso un'ordinanza con la quale si dispone la chiusura di tre strutture psicoriabilitavie della societa' Villa Pini d'Abruzzo srl. Si tratta delle strutture ex Paolucci di via Picena, ex Cantore di via dei Frentani e Le Villette e Padiglione in via Torrevecchia per un totale di 180 posti letto.
Il provvedimento impone alla Asl di Chieti di procedere entro trenta giorni al trasferimento dei pazienti e degenti ospiti in altre strutture idonee rispondenti ai requisiti di legge provvedendo al reperimento del personale necessario per chiamata diretta .
Nei confronti della srl Villa Pini d'Abruzzo l'ordinanza prevede l'interdizione per cinque anni dall'esercizio delle attivita' sanitarie in materia di tutela della salute mentale in strutture residenziali psichiatriche mentre alla Asl spettera' il compito di elevare eventuali sanzioni amministrative.
«Si tratta di un atto dovuto anche se doloroso - ha commentato questa mattina il sindaco - La preoccupazione maggiore sono ora i pazienti e il personale delle tre strutture».
All'assessore all'Urbanistica, invece, è spettato il compito di fare la lunga lista dei requisiti mancanti: «le Villette sono niente più che casette prefabbricate peraltro non collocate, come la legge prevede, in un contesto urbano ma in ambito ospedaliero. L'ex Paolucci,invece, manca di tutti i requisiti strutturali e organizzativi di cui al Dpr del 1997, benche' collocato in un contesto residenziale urbano».
L'ex Cantatore non ha invece alcuna autorizzazione.
Ricci ha annunciato che le autorita' stanno procedendo con gli accertamento anche sulle altre strutture psichiatriche del gruppo Villa Pini.
Contro l'ordinanza e' ammesso ricorso davanti al Tar nel termine di 60 giorni dalla sua notifica o in alternativa ricorso straordinario al presidente della Repubblica entro 120 giorni.

24/09/2009 14.24