Hp: a rischio 130 posti di lavoro. Si teme anche per la sede di Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Situazione critica per i 130 lavoratori di Hp-dcs (Hewlett Packard Distributed Computing Services). A rischio chiusura anche la sede di Pescara.


I dipendenti della società srl controllata da Hp Italia, ramo italiano del colosso dell'informatica Hewlett Packard, vivono sotto la minaccia di un licenziamento collettivo annunciato dalla sede centrale lo scorso 8 settembre.
La risposta definitiva la riceveranno solo il 5 ottobre in occasione dell'incontro con i vertici dell'azienda all'Unione degli industriali a Roma.
La messa in mobilità riguarda il personale Hp-dcs in tutte le sedi d'Italia e interessa il 22% dei 598 dipendenti totali.
La società offre servizi di "information technology" all'utente per conto di Hp, ma non ha una funzione commerciale autonoma per la vendita dei propri servizi, commissionati dalla casa madre. La Rsu aziendale punta il dito contro la fusione di Hp con Eds (Electronic Data Systems): «Eds fornisce i nostri stessi servizi, quindi le nostre società finiscono per interferire l'una con l'altra», spiega il rappresentante dei lavoratori Giancarlo Lo Carlo.
Si prevede che le sedi più piccole di Genova, Catanzaro, Pescara e Ancona possano chiudere, ha detto Lo Carlo.
In un comunicato, i dipendenti sollecitano una nuova politica commerciale e sospettano che «le presunte negatività di bilancio non siano altro che un espediente per procedere a insindacabili decisioni in merito alla riduzione di personale», riferendosi alle motivazioni addotte dall'azienda per eseguire i licenziamenti.
I lavoratori di Milano, quadri e gestori di servizi, si preparano a «qualsiasi forma di lotta» e chiedono il rientro al lavoro oppure ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, la mobilità volontaria o l'accompagnamento alla pensione per i 10 dei 49 di loro che sono interessati dai tagli dei posti di lavoro.

24/09/2009 17.18