La battaglia sull’ospedale di Guardiagrele: chiude, anzi no, anzi forse

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE. L'ospedale di Guardiagrele chiude, ma non chiude. Da una parte la volontà del consiglio comunale straordinario che giovedì sera ha approvato all'unanimità un documento per la salvezza del presidio ospedaliero, dall'altra le decisioni del Piano industriale della Asl di Chieti.



Anche questo approvato dal Commissario governativo Redigolo, che prevede un sostanziale ridimensionamento della struttura e che forse l'assessore regionale alla sanità Venturoni tenterà di bypassare con la promessa che il Pronto soccorso comunque non chiuderà.
Per il resto si è trattato di una schermaglia politica tra centrodestra e centrosinistra, quasi un ping pong di responsabilità rinfacciate, con una moltitudine di politici presenti, dal livello locale con sindaci e consiglieri comunali, a quello provinciale, regionale e nazionale: tra gli altri c'erano l'assessore Venturoni, Legnini e Mascitelli, Febbo e Caramanico, Di Giuseppantonio, Antonio Tavani, Franca Mancini.
Hanno risposto un po' tutti all'appello trasversale del Consiglio di Guardiagrele, preoccupato per le notizie di chiusura del Ss. Immacolata, che si è tenuto al termine di una lunga guerra di manifesti e di volantini che dura ormai da prima, molto prima dell'ultima campagna elettorale.
Bersagli preferiti del centrodestra Franco Caramanico, ex assessore regionale e consigliere del centrosinistra, e Mario Palmerio, sindaco di Guardiagrele, accusati di aver svenduto l'ospedale o almeno di non averlo difeso abbastanza.
Dal centrosinistra le accuse più dure ai sindaci del comitato di difesa dell'ospedale che sarebbero stati responsabili della strumentalizzazione a fini elettorali di questa battaglia in difesa della struttura.
Lo scontro si è sviluppato anche nell'aula consiliare, con Tavani che ha ironizzato sul fatto che finalmente anche Caramanico & c. si erano decisi a manifestare a favore dell'ospedale, mentre fino a ieri era sceso in piazza solo il centrodestra.
Dal canto suo Caramanico che si è tolto diversi sassolini dalla scarpa, quando ha dimostrato che con questa Giunta regionale le cose per Guardiagrele stanno andando molto peggio che con il centrosinistra.
In realtà l'incontro si è chiuso con un sostanziale pareggio e nessun vincitore, anche se l'umore degli elettori locali non era dei più buoni, viste le notizie apprese durante il consiglio, come il trasferimento dei malati (che non sono pazienti psichiatrici) dall'ex Convitto Paolucci di Chieti di proprietà di Angelini, con il pericolo della trasformazione di fatto dell'ospedale in un cronicario.
L'unica speranza rimasta è appesa alla decisione della Giunta regionale, attesa per il 22 di questo mese, che dovrebbe creare le 4 Asl provinciali, con il contestuale licenziamento dei Manager in servizio (in questo caso Maresca) ritenuti a torto o a ragione “colpevoli” dei problemi della sanità.
La storia dell'ospedale di Guardiagrele è stata ripercorsa nelle sue tappe degli ultimi anni, almeno a partire dalla chiusura della Ginecologia, del punto nascite e della Pediatria, quando il Piano aziendale del 2007 (quello del centrosinistra) fece l'opzione dell'Ospedale unico (Chieti, centro di eccellenza) con Ortona e Guardiagrele destinati rispettivamente alla Ginecologia e alla Medicina e Geriatria.
Questo piano che prevedeva 104 posti letto è stato sempre criticato come una svendita, ma ora a sorpresa è riapparso come punto di partenza delle nuove battaglie a difesa dell'ospedale nel Documento passato all'unanimità.
Una vittoria politica di Palmerio e Caramanico?
Forse, ma il vero problema è un altro: lasciando le schermaglie all'uso interno dei partiti e degli elettori locali.
Caramanico ha, infatti, spiegato le ultime scelte penalizzanti della Asl sostenendo che la “chiusura” dei reparti è servita a reperire personale mancante altrove.
Se il personale fosse stato assunto, Guardiagrele non avrebbe sofferto la spoliazione che c'è stata.
Su questo aspetto il 4 agosto Caramanico aveva presentato una risoluzione in Consiglio regionale che Venturoni aveva chiesto di ritirare, ma a sorpresa il giorno dopo Redigolo ha approvato il piano industriale che taglia ancora i posti letto.
Venturoni e il centrodestra lo sapevano e non lo hanno detto?
La domanda è rimasta sospesa e senza risposta, anche se proprio il 5 agosto pomeriggio a Chieti, alla Provincia ci fu un incontro con i sindaci di centrodestra del circondario di Guadiagrele (a cui era presente anche l'assessore Febbo), ma che non è mai stato pubblicizzato nei contenuti.
Fatta comunque la tara delle accuse politiche, il problema vero è stato posto dal consigliere Nicolino Colasante: «non ci interessa sapere tutto della sanità», ha detto. «Guardiagrele prima aveva un tessuto industriale (le scarpe, il Molino ecc.) che oggi non c'è più. L'unica, vera industria è rimasta l'ospedale: è l'ultima fabbrica che non deve chiudere».
E con questa consapevolezza il Consiglio ha approvato il documento finale: bene tutte le ragioni a difesa del territorio per scongiurare la fine del SS. Immacolata, ma un futuro l'ospedale lo avrà se si riuscirà a caratterizzarlo come struttura senza sprechi.
E' una fabbrica? Non può essere in passivo, altrimenti fallisce.

Sebastiano Calella 12/09/2009 10.49