«Un nuovo impianto dei Bellia per rifiuti pericolosi a Chieti?»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Questa mattina Rifondazione comunista ha svelato alla stampa il progetto per la conversione di un impianto esistente in uno per il trattamento di oltre 114.000 tonnellate/anno di rifiuti pericolosi e non pericolosi che avrebbe già iniziato il suo iter amministrativo.


Dalle planimetrie si evince che i rifiuti (amianto, oli e Pcb) sarebbero molto vicino alle case e a poca distanza dal Villaggio Mediterraneo.
Dunque a due passi anche da ospedale e Università.
Sono state chiamate in causa tutte le istituzioni ed in primis il Comune che finora non ha mai parlato di questo argomento.
Il prossimo 8 settembre la Regione Abruzzo – servizio rifiuti – ha convocato una conferenza dei servizi per discutere il progetto denominato “Piattaforma integrata per l'autodemolizione, la messa in riserva e lo stoccaggio provvisorio di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi con annessa selezione e cernita”, presentato dalla ditta Siderferroplast S.A.S. di Luciano Bellia & C.
L'impianto, che rileverebbe un'attività già esistente, ampliandola, sarebbe localizzato in via Custoza a Chieti scalo, a pochi metri da decine di abitazioni, dalla ferrovia Roma-Pescara e dal villaggio dei Giochi del Mediterraneo.
Nei documenti illustrati da Rifondazione emerge che il progetto -se approvato- «perpetuerebbe e rafforzerebbe il ruolo di Chieti Scalo quale ricettacolo dei rifiuti pericolosi e non pericolosi di mezza Italia», ha spiegato Maurizio Acerbo.
Infatti, la società di Luciano Bellia chiede di poter gestire un elevato numero di tipologie di rifiuti, ben 161 codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), per un totale di 114.210 tonnellate annue di rifiuti da gestire.
Tra questi figurano rifiuti plastici, componenti contenenti i Pcb (i pericolosissimi Policloro Bibenili), componenti contenenti mercurio, pastiglie per freni contenenti amianto, scarti di olio sintetico per motori ecc.
«Chieti e la Val Pescara», hanno detto gli esponenti di Rifondazione, «non possono più convivere con la spada di Damocle di enormi depositi di rifiuti che aumentano a dismisura i rischi per la popolazione. Bisogna dire basta alle società che stanno trasformando Chieti in un enorme mercato dei rifiuti italiani. La storia recente di Chieti scalo che ha visto ben tre incendi di discariche in un anno e la perimetrazione da parte del Comune di un'area vasta quasi 500 ettari quale zona fortemente inquinata rende chiaro un fatto: non è più tollerabile mantenere impianti di questo genere nell'area più densamente abitata della regione».
In questo caso addirittura –sempre secondo Rifondazione- si prevederebbe di ampliare un'attività esistente la cui localizzazione è già «palesemente sbagliata» visto che è letteralmente attaccata ad una grande infrastruttura come la ferrovia Pescara-Roma.
«Ritengo che l'Amministrazione comunale di Chieti e tutti gli enti coinvolti nella decisione», ha chiesto Maurizio Acerbo, «debbano subito negare l'autorizzazione. In caso contrario Chieti non si libererà mai dal giogo dei rifiuti, una situazione che troppo spesso è stata oggetto dell'intervento della magistratura nei confronti dei gestori degli impianti nonché di ignoti delinquenti che con i loro incendi dolosi hanno messo a rischio la salute di migliaia di cittadini. Il tutto in una regione le cui strutture tecniche spesso non sono nelle condizioni di fronteggiare e garantire il rispetto delle regole e la tutela dei cittadini sia nelle condizioni normali sia in particolare nelle condizioni di emergenza. Ora è il momento di dire basta».


05/09/2009 12.39


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