Mare-Monti, la Provincia vuole far ripartire i lavori ma l'inchiesta incombe

Alessandro Biancardi

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Mare-Monti, la Provincia vuole far ripartire i lavori ma l'inchiesta incombe
PESCARA. Rimettersi in carreggiata e riavviare i lavori della Mare Monti. A inizio agosto la Provincia, nel corso di una riunione con sindaci del pescarese, aveva toccato uno degli argomenti più scottanti della zona.

Sulla vicenda è in corso anche una inchiesta della magistratura che sta lentamente maturando. Una inchiesta partita in sordina ma che potrebbe fare non poco scalpore.
Testa, alla guida della Provincia però vuole risolvere la questione: ha parlato di «piena unità d'intenti» per risolvere quelli che lui oggi definisce «ostacoli tecnici che hanno bloccato la realizzazione dell'opera».
In ballo anche un mare di soldi, tutti fondi europei, che potrebbero svanire nel nulla se in breve tempo non si correrà ai ripari.
I sindaci di Loreto Aprutino, Bruno Passeri, di Farindola, Antonello De Vico, di Montebello di Bertona, Venanzio Fidanza, il vicesindaco di Penne, Andrea Marrone, il Presidente della Comunità montana Fabio Savini, gli assessori alla viabilità Roberto Ruggieri e alle Grandi infrastrutture, Andrea Faieta, il presidente della Commissione consiliare ai lavori pubblici, Camillo Savini e il suo vice Gabriele Santucci, il dirigente del settori lavori pubblici della Provincia, Antonio D'Angelo lo hanno recentemente detto tutti in coro: «riapriamo urgentemente il confronto con l'Anas» proprio per salvaguardare il finanziamento concesso dal ministero dei Lavori Pubblici per la realizzazione di un'opera che anni fa venne annunciata come una operazione strategica per la viabilità nell'area.
Testa prima delle ferie ha annunciato che entro settembre dovrà tenersi questo atteso incontro con il gestore della rete stradale ed autostradale italiana.

10 ANNI PASSATI INUTILMENTE

E' quasi un decennio ormai che la vicenda occupa le pagine dei giornali e il cantiere non vede fine.
I lavori di adeguamento del tratto fra contrada Blanzano, nel comune di Penne e contrada passo Cordone a Loreto Aprutino sono stati affidati alla Toto spa il 6 aprile 2001 e la riconsegna era prevista per luglio 2004.
L'importo totale dei lavori era stimato in 32 miliardi e 600 milioni di vecchie lire, la direzione dei lavori affidata all'Anas e all'ingegner Paolo Lalli.
Dalla data di "scadenza" sono passati 5 anni eppure la riconsegna dell'opera è ancora molto lontana.
Sin dall'inizio ci sarebbero stati, infatti, ricorsi sull'esproprio dei terreni che non hanno agevolato l'avvio dei lavori.
L'Anas recentemente ha ricordato che da sempre l'iter per questi lavori si è contraddistinto per rallentamenti e "incomprensioni".
Fin da subito sono arrivate contestazioni dalle ditte espropriate e c'è stata la necessità di una modifica progettuale per una variante planimetrica per bypassare un tratto in cui era intervenuta una frana.
Il percorso alternativo interessava un'area con sensibilità ambientale, (la riserva di Penne) per cui ci furono nuove verifiche.
I lavori, dopo infiniti tira e molla, sono ripresi ma anche sospesi quando la magistratura è intervenuta per l'occupazione dell'area della Riserva Naturale "Lago di Penne", per la quale non risultava acquisita, in sede progettuale, alcuna autorizzazione».

«APPALTO PILOTATO»

Dietro l'incompiuta c'è anche la pesante ombra di un appalto che secondo gli inquirenti sarebbe stato pilotato.
Un capitolo saltato fuori un po' a sorpresa mentre si stava indagando sul presunto giro di tangenti tra l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso (nella sua veste di presidente della Provincia), e l'imprenditore chietino Carlo Toto che si aggiudicò i lavori.
Si parla di «procedure costellate di clamorose illegittimità amministrative, volte ad attribuire vantaggi all'imprenditore».
Nell'ordinanza in cui vengono delineati i dettagli si dice che «alla Toto S.p.A. è stato concessa una perizia di variante - risultata predisposta dalla impresa medesima - idonea a stravolgere l'originario progetto».
Tra l'altro, si dice ancora, che si trasformò a tal punto il tracciato stradale che «si arrivò ad invadere i confini della Riserva del Lago di Penne».
Ma non fu un caso o una coincidenza, secondo chi sta indagando, non fu nemmeno una svista o un errore materiale.

Ma chi modificò il progetto?
La mano operativa fu «il geometra Giuseppe Cantagallo», si legge nell'ordinanza, «su sollecitazione dell'allora presidente della Provincia, Luciano D'Alfonso, alla presenza dell'assessore ai Lavori Pubblici, Rocco Petrucci (assessore nel primo mandato D'Alfonso e arrestato pochi giorni dopo la nomina nel 2004 ndr) e del progettista Rossini, in una riunione dell'8 aprile 1999».
Per il gip «la ditta Toto ha partecipato alla redazione dell' elenco prezzi, ancor prima che la gara venisse bandita, per diretta volontà del D'Alfonso: la circostanza, dimostrando un'illecita partecipazione dell'impresa alla formazione degli atti di gara, deve essere posta in correlazione con la particolare "abilità" della Toto s.p.a. di giustificare all'amministrazione il calcolo delle spese generali, dote che le consentirà di aggiudicarsi la gara formulando l'unica offerta anomala non esclusa».


Alessandra Lotti 01/09/2009 8.23