Sindaci dei comuni montani ancora contro chiusura ospedali

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Monta la protesta dei sindaci dell'entroterra sulle recenti disposizioni che mirano a ridurre, in nome del piano di rientro, i presidi ospedalieri regionali a circa uno per provincia.
Ad unire le forze in nome del diritto alla salute anche nelle zone interne sono sempre Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino, Paolo Di Guglielmo, sindaco di Civitella Messer Raimondo, Consuelo Di Martino, sindaco di Palombaro e Rocco Micucci, ex sindaco e capogruppo al Comune di Rapino.
«Se si parla di salute solo in termini di produzione – spiegano i sindaci – inevitabilmente si finisce al taglio dei piccoli ospedali, invece di puntare alle sacche di inefficienza che non possono essere prerogativa dei soli piccoli ospedali. Anzi, spesso li si accusa di avere piccoli numeri, ma in proporzione, anche gli sprechi sono insignificanti rispetto alla voragine della sanità».
Oltre ai sillogismi, i sindaci insistono molto sul diritto alla salute, che «è delle persone, e non dei territori; non è né accettabile né possibile sancire per legge le disuguaglianze per chi vive nei piccoli Comuni. Noi sindaci di questi territori, non a caso definiti svantaggiati, abbiamo il dovere per coerenza di dimenticarci degli interessi politici ed agire per coscienza».
Come prima proposta del cartello dei sindaci bisognerebbe avere come guida la parola “riorganizzazione” invece di “ridimensionamento”. Bisogna cambiare e non chiudere.
«Manca nei progetti di chi deve decidere – spiegano – un'informativa sull'organizzazione dei servizi di emergenza in sostituzione di quelli eliminati. Ambulanze, elisoccorso e personale preparato reperibile ventiquattro ore saranno tolti, e nessuno si è preoccupato di garantire una loro sostituzione».
La madre di tutti i mali della sanità abruzzese, secondo l'analisi dei sindaci, è la passata Giunta Del Turco, che oltre ai ben noti fatti sotto indagine, ha consentito con Legge regionale di dismettere i reparti «e svuotare delle migliori professionalità», aggiungono i sindaci, gli ospedali minori.
«Scelte che l'allora assessore Franco Caramanico ha avallato e condiviso, salvo poi oggi, da consigliere di opposizione, far sentire la sua voce di protesta su questi temi, mentre i cittadini di Guardiagrele, Casoli e della valle dell'Aventino come della zona Marrucina, pagano già sulla loro pelle queste scellerate scelte».
I problemi però non sarebbero solo dei centri dell'entroterra, i disagi della chiusura dei piccoli presidi ospedalieri si rifletterebbero infatti sugli ospedali maggiori, già traballanti per le proprie problematiche. Nel periodo estivo, poi, «il caos è già drammatico pur in presenza di queste strutture minori, che svolgono funzione di filtro. Sarebbe terribile per una Regione come la nostra che punta al turismo, lasciare le zone interne senza assistenza sanitaria».
I sindaci, che si sono autodefiniti come «il sindacato delle famiglie, dei concittadini e degli operatori dei piccoli ospedali», si stanno già attivando tramite i consiglieri regionali eletti per organizzare un tavolo con l'assessore Venturoni.
s.t. 31/07/2009 11.51