Il manager Asl D’Amario:«così riorganizzeremo la sanità in Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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Il manager Asl D’Amario:«così riorganizzeremo la sanità in Abruzzo»
ABRUZZO. Chiusura dei piccoli ospedali e riorganizzazione della sanità sul territorio per nascondere i tagli all'assistenza? Macché.
Lo scampato pericolo viene da una parola magica: “riqualificazione” delle strutture esistenti.
Un modo cioè di rimodulare la sanità sul territorio, evitando doppioni inutili e poco efficienti e utilizzando meglio le risorse umane, cioè il personale. Lo prevede un progetto di Claudio D'Amario, manager della Asl di Pescara, elaborato per il Commissario governativo Gino Redigolo.
Si tratta di un vero e proprio piano industriale che rivisita funzioni e vocazioni degli ospedali nel territorio della Asl pescarese (però potrebbe essere esteso a tutta la regione), anche se c'è stato qualche mugugno dei sindacati: «ma non è una delibera o un documento interno da concertare – spiega il manager – è l'applicazione sul campo di un teoria di organizzazione del lavoro, quasi come se gli ospedali fossero opifici impegnati a produrre il prodotto salute, ciascuno secondo la sua specializzazione».

IL PIANO INDUSTRIALE PER RIMODULARE LA SANITÀ PESCARESE
In sintesi si tratta di creare Dipartimenti aziendali, la cui competenza è allargata a più strutture ospedaliere.
Il che consentirà al manager di avere sempre, quasi in tempo reale, il polso della situazione su ricoveri, spese, personale e assistenza.
La proposta nasce da una considerazione quasi banale: a 40 km di distanza l'una dall'altra che ci fanno due chirurgie, di cui una poco attrezzata e magari senza rianimazione e/o centro trasfusionale per il sangue?
Non è meglio assicurare ai malati una qualità elevata di cura, secondo i gradi di specializzazione dell'assistenza a Pescara, Popoli e Penne?
La chiave di volta del progetto “D'Amario” è la riorganizzazione del percorso sanitario del paziente, al quale non si può dare “tutto dappertutto”, ma si deve invece dare sempre il meglio, secondo le necessità che presenta.
Proprio come un'automobile: una fabbrica produce motori, un'altra assembla meccanica e carrozzeria, un'altra vernicia.
D'Amario come Marchionne, la Asl come la Fiat?
«Certamente siamo un'azienda e dobbiamo rispettare la filosofia dell'efficacia delle nostre cure, dell'efficienza dell'organizzazione e dell'economicità degli interventi», dice.
Esempio: un infartuato o un politraumatizzato non saranno ricoverati a Popoli o a Penne, dove non ci sono strutture d'avanguardia.
Nella fase acuta saranno trattati a Pescara dove l'assistenza e le attrezzature sono più complete. Poi, una volta stabilizzati e non più a rischio vita, questi pazienti saranno curati per la riabilitazione a Popoli (e non solo a San Valentino che ora è marginale) che diventerà un polo di eccellenza in questo settore come in altre specializzazioni. E lo stesso, in altri settori, avverrà per Penne.

OSPEDALI DI POPOLI E PENNE SPECIALIZZATI IN ALCUNI SETTORI

«Popoli in particolare – spiega D'Amario – mantiene le specialità di base, meno la Neonatologia, ma ospiterà il Centro risvegli post coma, la riabilitazione neurologica per i cerebrolesi, la lungodegenza, la Cardiologia riabilitativa. Mentre l'altro reparto di Gastroenterologia insieme all'endoscopia di Pescara e alla fisiopatologia andranno a realizzare un servizio aziendale d'urgenza attivo 24 h».
Nel futuro dell'ospedale di Penne sono previste due grandi aree di attività: un'area funzionale chirurgica (Ortopedia, Chirurgia generale, Otorino, Ginecologia) ed un'area di Medicina internistica, con Geriatria, Lungodegenza, Cardiologia di base. Ci saranno anche Oculistica e Otorino in day surgery più Oncologia in day hospital e Dialisi. Vista la viabilità provinciale non proprio al massimo, qui sarà conservato anche un punto nascita di emergenza.
«Il problema che ci si presenta, con i numeri del dissesto che conosciamo – continua D'Amario – è l'eccesso di ospedalizzazione con l'aggiunta dell'inappropriatezza delle cure. Cioè se non cambiamo metodi e organizzazione, noi buttiamo letteralmente dalla finestra il 30% delle risorse economiche impiegate. La risposta è la medicina dei poli di eccellenza, dove l'inappropriatezza non sarà di casa».

PESCARA POLO SANITARIO DI ECCELLENZA

In questo quadro, così come detto per Popoli e Penne nelle specializzazioni citate, l'ospedale di Pescara sarà punto di riferimento nel settore Materno infantile, nell'Oncologia, con tanto di Hospice e potenziamento della diagnostica, della radioterapia, della medicina nucleare e della radioterapia intraoperatoria. Potenziamento, allora assicura D'Amario, in vista anche per l'Emodinamica, la Traumatologia (con Ortopedia, Chirurgia toracica, Neurochirurgia e maxillo facciale), la Scienza delle immagini e per l'Area medica.
Se ci sono troppi ricoveri spesso è perché non ci sono filtri sul territorio…
«Ho previsto sei Distretti di base (Pescara Sud e Nord, Montesilvano, Penne, Scafa e Cepagatti per l'area metropolitana), diverse Rsa e alcuni centri di salute mentale – aggiunge D'Amario – ed ho riorganizzato anche la macchina amministrativa, riducendola a tre dipartimenti».
Ma tutto il meccanismo come viene governato?
«Ci sono 9 responsabili, quasi superprimari che seguiranno in forma centralizzata i loro Dipartimenti, dal personale, ai ricoveri, al rispetto del budget – conclude D'Amario – la sfida non è semplice, ma da abruzzese appena nominato 4 mesi fa, la sento come una prova per dimostrare che abbiamo capacità professionali per venire a capo dei nostri problemi sanitari. Il mio sogno? Un Abruzzo che non fa la lotta per salvare questo o quel piccolo ospedale, ma che in campo sanitario lavora come un unico ospedale per potenziare le risorse umane e professionali che ci sono, dando a ciascuno un ruolo ed una specializzazione. Questo consentirà di utilizzare al meglio le risorse economiche della sanità senza produrre deficit e fornendo assistenza di qualità».

Sebastiano Calella 29/07/2009 10.18