Prezzi. Monitoraggio di Codici negli stabilimenti finisce con minaccia di morte

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Controlli come tanti per redigere statistiche e la lista delle violazioni più frequenti nell’ambito della vendita di prodotti alimentari. Domande e verifiche che però in uno stabilimento balneare sono finite con una minaccia di morte per gli operatori dell’associazione Codici.


Di sicuro sarà stato un momento di particolare tensione dovuto probabilmente alla stanchezza o chissà quali altre ragioni personali sta di fatto che un titolare di un famosissimo stabilimento balneare della riviera pescarese dopo essere stato colto in fallo per la violazione di alcune normative basilari e chiare per la tutela dei consumatori ha inveito contro il segretario provinciale di Codici, Domenico Pettinari.
L'associazione di consumatori era impegnata in una verifica sui prezzi di vendita.
Quello che emerso nel corso delle ultime verifiche effettuate lo scorso 27 luglio è un quadro che l'associazione definisce «sconcertante e per alcuni risvolti quasi “mafioso”».
I dati raccolti fanno emergere che circa il 50% dei gestori di stabilimenti balneari della costa Pescarese non espone i prezzi degli alimenti in vendita mediante cartellini. Un 40% applica, invece, alla cassa, un prezzo maggiorato e quindi diverso, rispetto a quello scritto sul cartellino.
Il gelato dunque che sul tabellone costa 1 euro poi costa effettivamente 1,50 alla cassa o quello da due euro può arrivare anche a 3,50.
Ma a queste violazioni, già gravi di per sé, si aggiungono le reazioni dei gestori che pare non vogliano sentire ragioni.
«Gli operatori dell'associazione Codici», ha raccontato Domenico Pettinari, «una volta entrati nel punto vendita e rilevata l'anomalia, hanno poi invitato bonariamente il titolare al rispetto della legge come ogni cittadino potrebbe e dovrebbe fare. Il giorno 26 dopo aver riscontrato diverse gravi anomalie nell'esposizione dei prezzi in un noto stabilimento, io con altri 5 colleghi siamo stati brutalmente minacciati di morte dal titolare che ci ha pure cacciati dal locale gridando “noi facciamo quello che ci pare” continuando dunque a far pagare al banco un prezzo notevolmente maggiorato rispetto a quanto dichiarato sui cartellini esposti al pubblico»
«Questo comportamento da parte di alcuni gestori», afferma Pettinari, «non può che essere letto come risposta ad una forte percezione di impunità diffusa, certo perché loro sanno che se chiami la Guardia di Finanza ti dicono di telefonare ai Vigili Urbani e i vigili urbani spesso non arrivano per questi interventi. Allora i gestori sono tranquilli nel delinquere ai danni dei consumatori e azzardano minacce nei confronti di chi si permette a denunciare un loro comportamento fraudolento».
Le violazioni legislative che si possono registrare sono tante, secondo Codici, dalla violazione del Codice del Consumo che impone l'indicazione dei prezzi e li regolamenta, alla violazione della normativa nazionale sui prezzi a quella regionale fino ad arrivare alle pratiche commerciali scorrette.
Così stando le cose l'associazione ha lanciato un appello alle autorità affinchè svolgano controlli mirati e sanzionino le violazioni.
«Invitiamo gli assessori al Commercio e alla Polizia Municipale», ha concluso Pettinari, «ad intraprendere tempestivamente tutte le iniziative opportune per la tutela degli interessi dei consumatori e degli utenti. Noi continueremo a vigilare».

27/07/2009 13.38