Incendio Seab. Wwf: «Mix di sostanze micidiali nell’aria»

Alessandro Biancardi

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Incendio Seab. Wwf: «Mix di sostanze micidiali nell’aria»
PESCARA. Le prime analisi dell'Arta, l'agenzia regionale per la tutela dell'ambiente, rese note questa mattina dal Wwf «confermano la presenza di un micidiale mix di inquinanti emessi nell'incendio che sabato notte ha interessato la Seab di Chieti Scalo». * L’ORDINANZA DI RICCI: «DIVIETO CONSUMO PRODOTTI AGRICOLI»

Ad annunciarlo in conferenza stampa è stato Augusto De Sanctis del Wwf Abruzzo che ha lanciato l'allarme per quello che è accaduto dopo l'incendio dell' azienda che si occupa di selezione e recupero di rifiuti industriali pericolosi e non.
La presenza di sostanze cancerogene riscontrate sarebbe ingente. De Sanctis ha parlato di «benzene e altri solventi organici cancerogeni e tossici finiti nell'aria. Fenoli, piombo, cromo, nichel, rame. E poi ancora toluene, etilbenzene, xilene, stirene»
In più, già come era successo nei giorni scorsi, l'associazione ambientalista è tornata a denunciare «l'approssimazione e l'inazione» degli enti subito dopo l'emergenza, scattata sabato notte a Chieti ma che ha finito per coinvolgere mezza Val Pescara, invasa dalla “nuvola” di fumo proveniente dallo stabilimento.
«Mancano mezzi e strumenti usati in tutto il mondo», ha detto il referente del Wwf, secondo il quale un dato è «incontrovertibile»: «decine di migliaia di persone a Chieti e nei comuni limitrofi hanno respirato sostanze estremamente pericolose senza essere stati avvertiti del pericolo dagli enti pubblici deputati alla tutela della loro salute».

«IMPOSSIBILE AVERE DATI CERTI»

Le analisi sono state effettuate dall'Arta di Chieti che, nonostante in Abruzzo non sia incredibilmente prevista la reperibilità nel fine-settimana, «con abnegazione e spirito di servizio», ha aggiunto De Sanctis, «ha comunque raccolto diversi campioni che ora hanno permesso di stabilire almeno la portata generale dell'evento».
«Molti dati dell'Arta», ha denunciato ancora il Wwf, «riguardano le acque di spegnimento mentre per l'aria, pur confermandosi anche qui la presenza di solventi cancerogeni, mancano le analisi per alcune classi importanti di sostanze. Dalle informazioni in nostro possesso risulta che il campionamento dell'aria sarebbe avvenuto attraverso un sistema adibito ad altri usi “adattato alla circostanza”, in assenza della strumentazione di raccolta usata in tutte le altre regioni (uso di canister)».
Questo “sistema” sarebbe stato “sperimentato” una prima volta nell'incendio dell'Ecoadriatica e poi anche in quello della Seab.
Questa tecnica adottata “in emergenza”, secondo De Sanctis «non permette di cercare una serie di inquinanti e, soprattutto, di valutarne la concentrazione. Inoltre, nelle altre regioni il sistema di monitoraggio assicura un diverso campionamento nell'aria per ognuno dei vari gruppi di sostanze pericolose».
Pertanto l'elenco completo di cosa hanno respirato durante l'incendio decine di migliaia di persone e in che quantità per ognuna delle sostanze potenzialmente emesse nell'incendio della Seab sarà difficile stabilirlo.
«In questa situazione», ha denunciato ancora il Wwf, «l'atteggiamento degli enti preposti alla tutela dell'incolumità e salute dei cittadini è stato del tutto inappropriato. Non capiamo perchè, davanti ad un incendio che interessava un'azienda sottoposta ad indagine dalla Magistratura pochi mesi prima e che comunque coinvolgeva materiali (plastiche ecc.) che nella combustione possono produrre sostanze pericolose e cancerogene come il benzene, non siano state almeno avvisate le categorie deboli come gestanti e bambini molto piccoli affinchè si allontanassero dalle aree di ricaduta mentre invece ci si sia affrettati a dare indicazioni tranquillizzanti».
Secondo l'associazione ambientalista, inoltre, «è incredibile che non sia stata attivata una sala operativa» a livello provinciale e sovraprovinciale per stabilire il da farsi e per coordinare le azioni dei sindaci dei comuni interessati, sia nel versante chietino sia nel versante pescarese.

Su questo aspetto le associazioni intendono risalire alle varie responsabilità per segnalare agli enti competenti sovraordinati e nazionali il comportamento adottato nell'affrontare tale emergenza rispetto a quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile.

LE RICHIESTE DI WWF E ABRUZZO SOCIAL FORUM

Sono 9 e precise le richieste avanzate oggi dal Wwf al momento senza risposta. Eccole tutte nel dettaglio.

1- effettuare analisi sul sangue su campioni di cittadini per capire l'esposizione ai diversi inquinanti

2- procedere all'individuazione delle aree di ricaduta non solo attraverso modelli matematici ma anche attraverso l'uso delle foto satellitari disponibili durante l'evento

3- analizzare la presenza nel terreno e sui vegetali dei diversi inquinanti a varie distanze dal sito e nelle diverse direzioni

4- verificare le autorizzazioni in possesso della SEAB e degli altri impianti presenti a Chieti Scalo, attivando eventualmente anche procedure di revoca per via amministrativa in caso di inadempienze

5- verificare lo stato di attuazione dell'Ordinanza Comunale del 2008 che perimetra tutta l'area di Chieti Scalo quale area a rischio ambientale in cui dovevano essere effettuate tutta una serie di iniziative volte alla caratterizzazione e alla tutela dei cittadini, con divieti e prescrizioni per l'uso dell'ambiente;

6- attivare immediatamente un sistema di monitoraggio in continuo della qualità dell'aria in Val Pescara;

7- disporre l'immediata reperibilità per i tecnici dell'ARTA;

8- dotare l'ARTA di tutta la strumentazione necessaria per intervenire secondo le procedure standard internazionali in caso di incidente

9- attivare procedure amministrative per capire le responsabilità di singoli funzionari dei vari enti per la mancata attivazione di quanto previsto dalle normative in materia di protezione civile procedendo alla loro sostituzione.

22/07/2009 14.38

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L'ORDINANZA DI RICCI: «DIVIETO CONSUMO PRODOTTI AGRICOLI»



CHIETI. Si è tenuta ieri una riunione urgente convocata dal sindaco di Chieti, Francesco Ricci, alla quale hanno partecipato il vice sindaco ed assessore alla Protezione Civile del Comune di Chieti Sciocchetti. Alla riunione anche rappresentanti della Asl di Chieti, dell'Arta, della Provincia di Chieti, del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.
E' stata poi emessa una ordinanza del sindaco con la quale si stabilisce il divieto di vendita e di consumo «di alimenti agricoli, zootecnici e loro derivati prodotti sul territorio di Chieti, San Giovanni Teatino, Ripa Teatina, Torrevecchia Teatina, Francavilla e Miglianico nonché l'utilizzo delle acque superficiali e sotterranee per il consumo umano fino a revoca disposta».
E' consentita, invece, la vendita di prodotti di origine vegetale ed animale per il consumo umano provenienti da aree non ricomprese all'interno dei comuni indicati.
La polizia municipale e la Asl di Chieti sono incaricati alla sorveglianza sul rispetto dell'ordinanza.
Il sindaco ha ricordato che l'amministrazione comunale - Settore Protezione Civile, «è in contatto quotidiano sia con l'Asl che con l'Arta per seguire attentamente l'evolversi della situazione per quanto riguarda le analisi che vengono effettuate a campione da parte dei suddetti Enti preposti».
Al momento non si conoscono ordinanze simili nei comuni del pescarese, pure vittime della densa nuvola di fumo nel corso del fine settimana.

LA PROTESTA DI COSTA

Il presidente del Centro Agroalimentare, Stefano Maurizio Costa, ha appreso solo dai giornali dell'ordinanza emessa.
«Ritengo alquanto offensivo questo comportamento», ha detto Costa, ««sia per il Centro Agroalimentare e tutti gli operatori che lavorano quotidianamente per offrire prodotti sempre di qualità, ma anche verso la mia persona, in qualità di presidente del Mercato regionale in quanto non sono stato convocato alla tavola rotonda che si è svolta presso il Comune di Chieti alla presenza degli organi deputati a tale problema. Noi del Centro agroalimentare abbiamo il diritto di essere informati quando realmente c'è un danno».
22/07/2009 14.38

L'ASSESSORE FEBBO CONTESTA L'ORDINANZA

«L'ordinanza del sindaco di Chieti», spiega l'assessore regionale all'agricoltura, Mauro Febbo, «è intempestiva e non è sostenuta da alcuna risultanza delle analisi, visto che l'Arta non si è ancora pronunciata non solo sull'area di ricaduta dei fumi ma nemmeno sull'eventuale presenza di sostanze tossiche all'interno dei fiumi stessi. E non tutela in alcun modo la salute della collettività. Tale provvedimento, che peraltro non è stato minimamente concordato con i Sindaci dei Comuni in questione, avrebbe semmai avuto un senso solo nell'immediatezza dei fatti e non quattro giorni dopo, dal momento che nel frattempo gli stessi prodotti dei quali oggi si vieta la vendita sono già finiti sulle tavole di migliaia di famiglie. E visto che solo da domani l'ordinanza potrà essere applicata e fatta valere. E' singolare, poi, che l'ordinanza non riguardi anche i prodotti agricoli provenienti da realtà territoriali vicinissime alla zona dell'incendio, quali i Comuni di Pescara, Cepagatti, Villanova Spoltore e Rosciano, come se i fumi avessero by-passato l'area pescarese. Il Sindaco di Chieti, inoltre, ha agito in assenza di prescrizioni scritte da parte dell'Arta e della Asl ed ha ritenuto di non dover convocare al tavolo tecnico né l'Assessorato all'Agricoltura della Regione Abruzzo né l'Arssa, l'Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo, i cui laboratori, attrezzatissimi, sarebbero stati in grado di effettuare analisi e fornire responsi in appena quattro ore. L'ordinanza del sindaco di Chieti, dunque, lungi dal tutelare la salute dei cittadini, ha finito solo con il mettere in ginocchio centinaia di produttori agricoli che dall'oggi al domani si vedranno costretti a mandare al macero centinaia di tonnellate di prodotti».

22/07/2009 17.48