Febbre suina. In diretta dal College di Londra il racconto di una studentessa

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3392

CHIETI. C’è ancora apprensione per gli otto ragazzi di Chieti bloccati nel College Queen Mary di Londra, dove sono stati colpiti dall'influenza “suina” o messicana. Siamo riusciti a metterci in contatto con uno di loro che ci ha raccontato la situazione.

Ci hanno confermato i disagi e le vicende di cui abbiamo già dato notizia, aggiungendo particolari inediti: una specie di cronaca in diretta che possiamo fare grazie alla giovane studentessa che ha risposto alle nostra richiesta.
«La notizia è che finalmente domani i nostri genitori ci verranno a prendere e con un volo delle ore 20 ripartiremo per Roma», racconta la studentessa PrimaDaNoi.it, «sono stati 15 giorni difficili, con spiacevoli incidenti. La prima settimana si sono verificati tre casi di influenza e per saperne di più ci siamo rivolti ad un ospedale vicino al college, il quale ci ha rassicurati dicendoci che forse era una banale influenza e che prendendo un antifebbrile la febbre si sarebbe abbassata. Dopo questo referto medico tutti erano più tranquilli, ma dopo poche ore, misurando la febbre ad altre tre persone abbiamo visto che il virus dell'influenza “normale” era già dentro tutti noi anche se in alcuni casi non si era manifestato. Come prevenzione ho preso sempre mezza bustina di un farmaco tre volte al giorno, ottenendo ottimi risultati: essendo stata a contatto con alcuni dei febbricitanti sono riuscita lo stesso a rimanere immune».
«La situazione ha preoccupato tutti, sia i nostri genitori e soprattutto i nostri professori, che però sono riusciti a gestire la situazione con molta calma e determinazione. Ma purtroppo il problema non è finito qua», racconta la giovane, «dopo due giorni, altri tre ragazzi del mio gruppo hanno preso l'influenza. Tutto quello che vi sto raccontando è successo nel giro di pochi giorni. Ieri 21 luglio 2009 abbiamo contato 14 febbricitanti mentre al mattino erano solo in 6».
«I nostri genitori hanno preso la saggia decisione di venirci a prendere il più presto possibile prima di domenica. In tutto sono 8 genitori», rivela la ragazza teatina, «tra cui mio padre il quale si è preoccupato di organizzare il volo, gli altri hanno deciso di lasciare i propri figli con il professore fino a domenica, cioè la data prestabilita per il ritorno. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'ingestibile situazione di contagio. Ogni giorno si contavano sempre più infettati e la cosa strana è che in ospedale continuano a dire che è una semplice febbre, anche se con il minimo contatto rischiamo di ammalarci tutti come già sta succedendo, quindi anticipando la partenza evitiamo un'esposizione prolungata al virus di cui non sappiamo la provenienza».
«Per evitare che gli altri vengano infettati, il professore ha deciso di mettere tutti i “malati” in una sola palazzina, dividendoli per sintomi e per medicinali che devono prendere. L'unica nostra salvezza è quella dell'aiuto dei nostri genitori che ci hanno permesso di rientrare in anticipo. Domani 23 luglio 2009 verranno a prenderci per poi ripartire alle 20 per Roma».
Una vicenda che probabilmente i ragazzi non ricorderanno con piacere ma che sta terminando. A loro ovviamente gli auguri di una pronta guarigione.

s.c. 22/07/2009 12.57