Otto studenti di Chieti bloccati a Londra con la febbre suina

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Otto studenti di Chieti, a Londra per una vacanza studio, si sono ammalati di influenza “suina” o messicana. La notizia, arrivata via telefono ai genitori, è stata confermata anche dal Consolato italiano a Londra al quale i genitori preoccupati si sono rivolti per avere notizie più precise.

CHIETI. Otto studenti di Chieti, a Londra per una vacanza studio, si sono ammalati di influenza “suina” o messicana.
La notizia, arrivata via telefono ai genitori, è stata confermata anche dal Consolato italiano a Londra al quale i genitori preoccupati si sono rivolti per avere notizie più precise.
I giovani fanno parte di un gruppo di 34 studenti italiani ospitati al College Queen Mary ed attualmente presentano tutti i sintomi dell'influenza.
La preoccupazione per i genitori però – come ci ha dichiarato uno di loro – «non è per la malattia in sé, ma per il tipo di assistenza che viene fornita ai giovani teatini e che, proprio per la superficialità con cui si è mossa la sanità inglese, fa rimpiangere il sistema sanitario italiano».
Sembrerebbe, infatti, che in questo College, come in altri per la verità, non ci sia nessun medico per l'assistenza, anche se quello delle vacanze studio in Inghilterra è un business molto in voga.
La prima domanda che si pongono i genitori è come mai, pur in presenza di un allarme di questo tipo, i viaggi studio non siano stati sospesi.
A meno che i circa 3000 euro che portano in dote gli studenti tra viaggi della British Airways e costo del soggiorno non siano più forti delle cautele sanitarie....
Il problema dell'assistenza preoccupa poi i genitori perché nel College c'è una sola infermiera che delega i professori a somministrare le medicine ai ragazzi.
E al telefono uno dei genitori ha diffidato questi insegnanti a somministrare qualsiasi farmaco se non sotto la diretta responsabilità e prescrizione da parte di un medico. Insomma, un po' di apprensione nelle famiglie, anche perché i giovani sono tenuti in isolamento e non si hanno altre notizie né sulle cure né sul rientro in Italia.
Le notizie mediche trasmesse via telefonino ai genitori, parlano di una febbre dai 37 ai 39 gradi e dei sintomi classici dell'influenza.
Chiaramente la distanza e la giovane età dei malati (si tratta pur sempre di studenti delle prima classi delle superiori) aggravano la tensione, ma il Consolato italiano ha rassicurato i genitori: si farà il possibile per alleviare il disagio e curare la malattia.

«STUDENTI TRASFERITI IN UN CENTRO ATTREZZATO»

Da ulteriori verifiche si è appreso che la diagnosi è solo presunta, perché ai giovani studenti non sarebbe stato fatto il test che qui in Italia è immediato, salvo conferma dell'Istituto superiore di sanità.
Un padre al telefono con PrimaDaNoi.it ha riferito quanto il figlio gli ha raccontato da Londra: tutti gli otto giovani sarebbero stati portati in un vicino ospedale dove è stato attrezzato un centro proprio per questa emergenza, una specie di task force di primo intervento.
Una sorta di reparto di malattie infettive che però sembra funzionare in modo superficiale.
I giovani, infatti, non sono stati visitati da un medico, ma gli è stata misurata solo la temperatura: quando la febbre superava i 38 gradi è partita la somministrazione di un antivirale.
Agli altri solo un antipiretico.
Due degli otto sembrano invece star bene.
La stranezza del comportamento di questo centro di assistenza sarebbe anche un'altra, secondo quanto racconta il genitore: sono stati somministrati dei quiz, cioè un questionario con diverse domande in inglese e così chi mastica male la lingua ha avuto difficoltà a rispondere.
E così il sistema sanitario inglese, invece, di effettuare un tampone orofaringeo per confermare la diagnosi presunta, ha catalogato tutti come influenza suina, visti i luoghi e la modalità di infezione.
Insomma diagnosi presunta per i figli, apprensione vera per i genitori.


Sebastiano Calella 21/07/2009 18.06