Incendio Seab. Wwf: «impreparazione e caos nel gestire emergenza»

Alessandro Biancardi

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Incendio Seab. Wwf: «impreparazione e caos nel gestire emergenza»
CHIETI. E’ più che critico il Wwf sull’emergenza post incendio alla Seab, l’azienda di rifiuti andata a fuoco tra sabato e domenica notte: «enti ed istituzioni abruzzesi strutturalmente impreparati a gestire e a prevenire emergenze di questo genere».(Foto: Alicia Fernandez)
Intanto la Procura della Repubblica di Chieti ha aperto un fascicolo per incendio doloso in relazione al rogo che nella notte di sabato scorso ha gravemente danneggiato l'azienda.
I carabinieri hanno gia' ascoltato informalmente il titolare Walter Bellia, vice presidente della Calcio Chieti, il quale, in sede di denuncia, avrebbe escluso di aver subito minacce. Nelle mani dei militari vi e' l'hard disk collegato al sistema di videosorveglianza degli impianti e dall'esame delle immagini si cerchera' di capire come si sia sviluppato il rogo che, a quanto pare, ha interessato esclusivamente gomma, stoffa, plastica e carcasse gia' compresse di vecchi autoveicoli.
Le fiamme, grazie anche al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, non avrebbero dunque interessato materiali pericolosi.
Ma questo è anche il momento delle polemiche.
Il Wwf assicura di essersi scontrato nelle ultime ore contro una «incredibile situazione di caos e impreparazione nell'affrontare un incendio» che non interessa solo il comune di Chieti ma potenzialmente vaste aree delle province di Pescara e Chieti.
«Non è stato attivato alcun tavolo di gestione coordinata a livello sovraprovinciale per affrontare un'emergenza ambientale molto grave», si legge in una nota dell'associazione.
«Fino a mezzogiorno di oggi», continua il comunicato, «le due prefetture di Chieti e Pescara risultavano del tutto ignare rispetto agli interventi precauzionali intrapresi o da intraprendere».
Il Wwf ricorda anche che secondo le analisi dell'Arta, i coni di ricaduta degli inquinanti emessi nei due incendi della EcoAdriatica del 2008 e della Magma un mese or sono, entrambe a Chieti scalo, hanno coinvolto territori molto vasti, fino ad interessare interamente addirittura il Parco Nazionale della Majella.
«Non si capisce, allora», tuona il Wwf, «perchè un cittadino di Chieti sia invitato precauzionalmente e giustamente a non usare le acque superficiali per l'irrigazione mentre un cittadino di un comune limitrofo non debba preoccuparsi».
Tra l'altro la direzione del vento rispetto alle prime ora dell'incendio è variata, facendo disperdere i fumi verso Cepagatti e altri comuni del pescarese.
In merito alla questione degli inquinanti emessi il Wwf fa notare alcuni aspetti da non sottovalutare:
«negli incendi di questo tipo purtroppo possono prodursi non solo le diossine ma anche altre categorie di composti chimici tossici e/o cancerogeni, come il benzene e molte molecole del gruppo degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)».
Questi ed altri inquinanti devono essere ricercati sull'area vasta esposta alle ricadute, a distanze diverse, provvedendo ad un monitoraggio di suolo, aria e vegetali.
«La Seab», continua il Wwf, «è stata interessata da indagini dei magistrati per reati connessi ad una gestione dei rifiuti non corretta. Per questo, almeno precauzionalmente, non crediamo si possa “tranquillizzare” rispetto alle tipologie di materiali andati in fumo. Solo un'attenta caratterizzazione dei residui potrebbe confermare la reale natura dei rifiuti bruciati».




Più in generale per il Wwf enti ed istituzioni abruzzesi risultano «strutturalmente impreparati» a gestire e a prevenire emergenze di questo genere.
«L'Arta Abruzzo non ha la reperibilità», continua la nota dell'associazione ambientalista, «per cui da venerdì pomeriggio a lunedì mattina qualsiasi cosa accada, teoricamente, i funzionari e i tecnici dell'Arta, potrebbero non essere raggiungibili. Se lo fanno è per puro spirito di abnegazione e sacrificio, esponendosi anche a rischi. Non esistono», insistono dal Wwf, «monitoraggi costanti della qualità del suolo e dell'aria, soprattutto nella Val Pescara. Questi ultimi peraltro sono obbligatori in base a tutte normative relative all'aria. Diviene pertanto difficile valutare e confrontare le situazioni pre e post-incendio, rispetto gli inquinanti presenti».

20/07/2009 14.40