Eredità Auriti. I parroci chiedono al sindaco di Bucchianico come onorarla

Alessandro Biancardi

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Eredità Auriti. I parroci chiedono al sindaco di Bucchianico come onorarla
BUCCHIANICO. «Caro sindaco Mario Di Paolo, come intende Bucchianico rispettare l'impegno che il Comune si è assunto di assistere 10 poveri di Guardiagrele, secondo la volontà del testamento Auriti?».

Con una lettera garbata nei toni, ma ferma nella sostanza, don Nicola Del Bianco, prevosto di Santa Maria maggiore a Guardiagrele, anche a nome degli altri parroci, ha chiesto al sindaco di Bucchianico di discutere insieme «come onorare il legato testamentario dell'ambasciatore Auriti».
«Va tenuto conto – spiega don Nicola – che come rappresentanti legali della parrocchia, secondo il Codice civile e quello ecclesiastico noi abbiamo obblighi morali e legali quando siamo coinvolti in un legato testamentario».
Di qui la lettera che mai il sindaco Di Paolo avrebbe voluto ricevere è che invece arrivata: i parroci di Guardiagrele si sono avvalsi dell'incarico di indicare i bisognosi di assistenza, loro assegnato in virtù di un accordo tra il Padre generale dei Camilliani che accettò l'eredità miliardaria e l'esecutore testamentario dell'Ambasciatore Giacinto Auriti.
Come noto, questo illustre figlio di Guardiagrele nei primi anni '70 ha lasciato i suoi beni miliardari ai Camilliani che accettarono l'eredità con questa clausola: il lascito doveva servire alla costruzione a Bucchianico di un Istituto di assistenza in cui ospitare anche 10 bisognosi di Guardiagrele.
L'edificio è stato costruito ed è il famoso Palazzo di Piazza Roma a Bucchianico.
Ma per alterne vicende non è mai entrato in funzione. Poi, pur in presenza di un progetto di ristrutturazione con licenza edilizia già approvata per una Casa di riposo, nel 2004 il sindaco Di Paolo - appena eletto - decise che quel progetto non si doveva fare perché la sua amministrazione avrebbe acquistato l'edificio che campeggia sulla piazza principale della patria di San Camillo.
Le motivazioni alla base dell'acquisto non sono mai state molto chiare: all'epoca si parlò di “riappropriazione” dell'edificio che in realtà non era mai stato dei cittadini di Bucchianico, ma sempre e soltanto dei Camilliani del Santuario.
Dopo violente polemiche sull'opportunità di caricare le casse comunali di uno sforzo economico al di sopra delle sue possibilità, l'atto di acquisto del Palazzo fu comunque firmato a febbraio 2008, nonostante le ulteriori perplessità di chi contestava al sindaco che il Palazzo era vincolato agli obblighi testamentari dell'assistenza e quindi il Comune non poteva accollarsi un costo indeterminato e perpetuo con il rischio di danno erariale da Corte dei Conti. Però, pur di portare a casa il risultato, l'amministrazione accettò molto superficialmente (alla luce della lettera di oggi) che il Comune si accollasse questi vincoli per almeno 90 anni. Il segreto pensiero era che tanto nessuno, a quarantanni dalla morte di Auriti, avrebbe fatto richiesta dell'assistenza. Ora, a sorpresa, l'iniziativa dei parroci. Risponderà il sindaco?


UN CITTADINO DI GUARDIAGRELE HA ROTTO IL MURO DELL'INDIFFERENZA

In realtà finora sono caduti nell'indifferenza i tentativi di conoscere se e come Bucchianico onorerà i suoi obblighi. E nulla ha fatto o detto l'amministrazione Di Paolo per chiarire questo punto.
E' quasi esclusivo merito di un cittadino di Guardiagrele aver tenuto accesa la speranza che 10 guardiesi poveri possano finalmente ricevere quanto l'Ambasciatore aveva previsto: infatti il sindaco Mario Palmerio e l'assessore delegato Dal Pozzo non si sono impegnati più di tanto ed hanno lasciato correre, nonostante l'evidente danno economico subìto negli anni dal Comune di Guardiagrele per la mancata erogazione di quanto previsto dall'eredità.
«Mi pareva ingiusto tralasciare questa opportunità dovuta al gran cuore dell'ambasciatore Auriti di fronte al fatto che i poveri esistono ancora, checché ne dica l'atto del Comune che parla di mutate condizioni storiche ed economiche», spiega Dario Ceregato, il cittadino di Guardiagrele che si è mosso anche recentemente per sondare la reale volontà degli amministratori di Bucchianico di assicurare l'assistenza accettata con l'atto di acquisto.
«Saputo che la passata Giunta Di Paolo aveva deliberato qualcosa in merito al Palazzaccio, ho chiesto notizie, ma nessuno mi ha voluto fornire spiegazioni – continua Ceregato – un assessore, dopo avermi detto che il sindaco non voleva che le delibere uscissero dal Comune e che sarei dovuto andare a leggerle con qualcuno della Giunta, dopo aver tergiversato per mesi mi ha pregato di rivolgermi alla nuova Giunta. Precedentemente quando con Pietro D'Amico di Guardiagrele ero andato dal sindaco Di Paolo, questi non ci ha trattato molto bene e ci è sembrato infastidito delle nostre domande. Infine, poco tempo fa, abbiamo avuto un contatto con l'assessore Ercole Mecomonaco il quale ha minimizzato l'onere che il Comune di Bucchianico si è assunto: non l'ha negato, ma ha sottolineato però che il Comune “dovrebbe” ottemperare agli obblighi del testamento. Ho subito capito che, come nell'incontro con il sindaco dell'estate scorsa, nessuno ha intenzione di “ottemperare” a nulla. Infatti Mecomonaco ha negato che questi obblighi ci siano. Quando gli ho replicato che a pagina 5 e a pagina 10 dell'atto è tutto molto chiaro, mi ha risposto: si, vabbè, se la Casa di riposo si farà daremo qualcosa anche ai vostri poveri».
Soddisfatto di questa iniziativa del parroco?
«Soddisfattissimo, finalmente qualcuno che mostra di interessarsi ai poveri – conclude Ceregato – l'iniziativa fa onore ai parroci e mi auguro che ci sia qualche risposta non evasiva da Bucchianico. Intanto sto pensando di organizzare una giornata di studio su questo grande personaggio della storia locale, peraltro un po' trascurato perché probabilmente era un fascista doc tanto da essere nominato ambasciatore italiano a Tokio a metà degli anni Trenta. Già hanno dato la loro adesione intellettuali importanti».

Sebastiano Calella 20/07/2009 10.49