Buccaneer, Frattini: «siamo attrezzati ma no blitz»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Per risolvere la vicenda del Buccaneer, il rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati somali l'11 aprile scorso, «l'unica strada è evitare il blitz militare».


Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista al Tg5.
Nel golfo di Aden «abbiamo una nave da guerra molto ben attrezzata», ha ricordato il titolare della Farnesina riferendosi alla fregata Maestrale che partecipa alla missione europea anti-pirateria 'Atlanta'.
Ma un blitz, ha ripetuto il ministro, «sarebbe controproducente. Si metterebbe a rischio la vita dei nostri connazionali». A bordo del Buccaneer, nelle mani dei pirati, ci sono 16 marinai, di cui 10 sono italiani.
Di loro si stanno occupando, con attenzione e con il massimo riserbo, autorità locali e diplomazia italiana. E ne segue da vicino le sorti anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ma a tre mesi esatti dall'attacco dei pirati in Somalia, non ci sono segnali che facciano pensare a una imminente liberazione del Buccaneer, il rimorchiatore italiano ostaggio dei bucanieri del golfo di Aden dallo scorso 11 aprile.
A bordo della nave ci sono 16 membri dell'equipaggio, di cui dieci italiani, che alcune settimane fa al telefono hanno lanciato un appello per essere liberati al più presto.
Tra loro anche Mario Iarloi, comandante, di Ortona e iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona e Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona.
Di una possibile imminente liberazione aveva effettivamente parlato l'armatore, il general manager della Micoperi, Silvio Batolotti, che ormai quasi un mese fa (il 20 giugno) aveva assicurato che ci fossero «sufficienti speranze» per credere che gli ostaggi sarebbero presto tornati a casa.
In realtà «non si possono fare previsioni», come ha spiegato nei giorni scorsi Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo (uno dei marinai è originario della città siciliana).
Cristaldi, che è anche parlamentare, ha ricevuto rassicurazioni in un incontro con il presidente di Montecitorio. «Fini e la Farnesina - ha rivelato - si sono dichiarati ottimisti», pur non potendo fare previsioni sulla conclusione della vicenda.
La Farnesina ha mantenuto in questi tre mesi la linea del riserbo assoluto sull'andamento della trattativa, in contatto costante con le autorità del governo transitorio somalo e con quelle del Puntland, la regione semiautonoma a nord del Paese, nelle cui acque è stato assaltata la motonave italiana.
Contro gli attacchi dei pirati, che dall'inizio dell'anno hanno messo sotto scacco almeno 18 navi di varie nazionalità di passaggio nel golfo di Aden, sono in campo diverse missioni militari, dalle task force 150 e 151 guidate dagli Usa a quella dell'Unione europea (la missione 'Atlante', cui partecipa la fregata Maestrale della Marina militare italiana), alle unità inviate autonomamente da singoli Paesi a difesa degli interessi nazionali.
L'impegno della comunità internazionale per risolvere la situazione è stato ribadito anche dal vertice del G8, che nella dichiarazione finale del summit dell'Aquila ha espresso la volontà di «mantenere sforzi collettivi» per combattere con efficacia «tutte le forme di criminalità organizzata, inclusa la pirateria al largo delle coste dell'Africa orientale».

GLI OSTAGGI


Oltre ai due ortonesi Iarloi e Cavuto sono ancora in mano ai pirati Mario Albano, primo ufficiale di coperta di Gaeta, Ignazio Angione, direttore di macchina, di Molfetta, Vincenzo Montella, marinaio, di Torre del Greco (Napoli), Giovanni Vollaro, marinaio, di Torre del Greco, Bernardo Borrelli, marinaio, di Torre del Greco, Pasquale Mulone, marinaio, di Mazara del Vallo, Filippo Speziali, marinaio, di San Benedetto del Tronto, Filomeno Troino, cuoco, di Porto di Molfetta. Del croato invece, si conosceva solo che era uno studente di Fiume, che aveva 25 anni e si era imbarcato sul Buccaneer come elettricista. Ora grazie a numerose ricerche e contatti si conoscono anche i nomi di quattro dei cinque ostaggi rumeni che sono: il capo ingegnere Nicusor Marinescu, Adrian Gilca, Diving Officer, il montatore George Dorel, operatore e conducente Marius Aragea e sono tutti di Constanta. Del quinto marinaio romeno invece si conosce solo la città d'origine che e Bucarest. Sono tutti di età compresa tra i 28 e i 35 anni. Hanno lasciato in volo la Romania per Singapore e li si sono imbarcati il 20 febbraio scorso sulla nave italiana.


13/07/2009 14.10