Gruppo Villa Pini, nuove promesse e proteste ma nessuna soluzione

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, istituita presso il Senato il 30 luglio 2008, ha deliberato l'avvio di un'indagine sul caso Villa Pini.


La Commissione, dunque, passerà al setaccio anche il rapporto tra il gruppo, le Asl e la Regione. Nei prossimi giorni la Commissione renderà note le attività che svolgerà per pervenire ad una chiarificazione dell'intera vicenda.
Il senatore Giovanni Legnini si è detto soddisfatto: «è una decisione molto importante, che consentirà di ricostruire le gravi vicende che riguardano il gruppo Villa Pini, i dipendenti senza stipendio da sette mesi, l'erogazione dei servizi sanitari e riabilitativi e i rapporti con il sistema sanitario regionale».
A muoversi sarà un organismo parlamentare che si vuole autorevole e imparziale composto da maggioranza e opposizione e presieduto dal professor Ignazio Marino.
«Mi auguro che l'attività della Commissione», ha continuato Legnini, «possa mettere un punto fermo nella ricostruzione della vicenda Villa Pini e possa costituire uno stimolo forte per venire ad una soluzione e per rimuovere l'immobilismo della Giunta regionale che abbiamo più volte denunciato».
Tra i dipendenti, ormai allo stremo, la notizia è stata accolta con enfasi anche se sarà difficile, probabilmente, riuscire a venire a capo di questa intricata vicenda sulla quale la magistratura a più livelli sta cercando di dipanare la matassa.
Quello che è certo è che verità ancora nascoste potrebbero emergere dalla dichiarazioni di Vincenzo Angelini, ex amministratore delegato che ha lasciato il gruppo alla figlia, e che dice di aver pagato tangenti per milioni sia a destra che a sinistra.
E' anche noto, inoltre, che nella vicenda degli accreditamenti alla clinica privata ci sono state sviste e omissioni per decenni e le cui responsabilità potrebbero colpire le ultime giunte regionali.
Intanto non si placano le proteste dei dipendenti del gruppo.
Al San Stef i lavoratori sono esausti, come in tutte le cliniche della famiglia Angelini.
Ed è proprio verso la proprietà che si scagliano i lavoratori.
«Angelini è il primo responsabile di questa situazione. E' il datore di lavoro, e dunque pretendiamo le nostre retribuzioni. Ci sta usando come fossimo “merce”, calpestando i nostri diritti e la nostra dignità umana, ma è paradossale e inaccettabile che si possa pensare che noi siamo una “merce a costo zero”».
I dipendenti non salvano nemmeno la Regione: «stanno abusando di noi. Anche loro si stanno appropriando del nostro lavoro e dei nostri servizi gratuitamente. La richiesta della Regione alla Magistratura di un “parere” circa “a chi accreditare” le somme riconosciute come dovute al Gruppo Angelini, è una barzelletta che offende ogni buon senso».
«Questa patata bollente viene passata dalla Regione a Venturoni, da Venturoni a Redigolo, da Redigolo al Commissario e le famiglie di dipendenti ormai hanno il cappio al collo», racconta una dipendente.
«C'è chi si è venduto casa, chi macchina, chi il proprio oro e chi addirittura se stesso».
«Non è possibile che le istituzioni stiano ferme», ripetono con forza, «e nessuno si prenda la briga di porre fine a questa situazione».
03/07/2009 16.32