Ofena. Esposto del Cospa sul bando di gara per la cava in località Collelungo

Alessandro Biancardi

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OFENA. Alcuni cittadini ed altri aderenti al Cospa, associazione di agricoltori ed allevatori dell'aquilano, hanno firmato un esposto e chiesto l'intervento delle istituzioni per far luce sulle strane vicende legate alla Cava di inerti in località Collelungo.




Cava dalla quale viene estratta con regolarità sabbia, ghiaia e pietra: «attualmente la cava», sottolinea il Cospa, «è coltivata da una ditta il cui contratto decennale scadeva a maggio 2009. Lo stesso è stato tacitamente prorogato per altri dieci anni. Di pari passo il comune di Ofena ritiene invece scaduto il contratto ed emette nuovo bando di gara per la coltivazione della Cava».
Una situazione dunque ingarbugliata che necessita di maggiore chiarezza.
Il Tar d'Abruzzo, al quale ha fatto ricorso l'attuale ditta coltivatrice del suolo della Cava, pur non ritenendo infondata la richiesta ha fissato l'udienza in merito per il 3 dicembre prossimo.
La data è a ridosso della proroga comunque concessa dal Comune per l'utilizzazione del suolo all'attuale ditta che scade il 31 dicembre 2009.
Malgrado ciò il sindaco di Ofena ha comunque deciso di indire subito l'asta pubblica, pubblicando sul proprio sito il bando di gara con annesso nuovo progetto di coltivazione e ripristino ambientale dell'area.
Il Cospa per diverse ragioni è preoccupato per questo bando di gara indetto dal Comune di Ofena. Lo stesso sarebbe stato presentato non tenendo conto della normativa europea pur avendo previsto un investimento complessivo di oltre tre milioni di euro.
Il bando poi, sempre secondo Cospa, non ha dato i venti giorni minimi previsti dalla normativa europea per la presentazione del bando.
«Oltre a ciò», sottolinea Dino Rossi dell'associazione agricoltori ed allevatori dell'aquilano, «l'importo base d'asta, fissato in 1,15 euro al metro cubo, è inferiore di circa venti centesimi rispetto al canone attualmente pagato dal concessionario. Da chiarire, poi, c'è il fatto che la cava pur ricadendo su terreni di uso civico non prevede la fornitura gratuita al comune di Ofena del materiale estratto. Clausola invece inserita nel precedente accordo».


IRREGOLARITÀ DELLA DELIBERA E POSSIBILI INFILTRAZIONI MAFIOSE



Il Cospa, analizzando carte e documenti, mette in risalto l'iter amministrativo della delibera per il nuovo bando di gara, che sarebbe stato fatto «senza piena regolarità».
Una prima volta la seduta del consiglio comunale è risultata deserta per mancanza di numero legale per conflitto di interessi da parte di uno dei consiglieri, parente della ditta attualmente coltivatrice della cava.
Nella seconda la presenza di un altro consigliere, pur permanendo conflitti di interesse, ha permesso l'approvazione della delibera.
Un errore che, se scoperto in tempo, avrebbe probabilmente fatto saltare per la seconda volta l'approvazione della delibera.
«Questo non è tutto», sottolinea il Cospa, «esiste infatti anche un pericolo legato a possibili infiltrazioni mafiose. Già in passato l'amministrazione comunale ha affidato, magari inconsapevolmente, pascoli a noti camorristi prontamente allontanati dalle forze dell'ordine. Riteniamo che in questo momento, nel quale dopo il terremoto si scatenano gli appetiti delle organizzazioni mafiose, permettere la partecipazione al bando di gara anche a raggruppamenti e consorzi di imprese non meglio identificate possa consentire l'ingresso di imprese o ditte legate alla criminalità organizzata».



POSSIBILE NON RIAPERTURA DELLA CAVA ED EVENTUALI DANNI ECONOMICI



Sarebbero nell'ordine di decine di milioni di euro le perdite economiche se il comune di Ofena, che secondo il Cospa avrebbe facilmente potuto posticipare il bando di gara a dopo la sentenza in merito del Tar, dovesse aggiudicare ad altra ditta la coltivazione della cava di Collelungo. Le preoccupazioni, inoltre, sarebbero anche per tutti quegli operai - quasi tutti di Ofena - che sono attualmente impiegati nella cava.


Andrea Sacchini 03/07/2009 9.45