Guardia di Finanza all’Istituto Caporale: quattro denunce per assenteismo

Alessandro Biancardi

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TERAMO. C’era chi portava a lavare l’auto in orario di lavoro o chi accompagnava parenti in giro a fare spese. C’era anche chi per tutto questo usava la macchina di servizio.


I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Teramo hanno denunciato 4 persone per il reato di truffa ai danni dello Stato e, solo nei confronti di uno, anche di peculato.
Le Fiamme Gialle teramane avevano da tempo concentrato la propria attenzione su alcuni dipendenti dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale D'Abruzzo e Molise “G. Caporale” di Teramo, i quali con estrema disinvoltura, si sarebbero assentati dal proprio posto lavorativo, tramite un illegittimo utilizzo del “badge” personale.
Le indagini, condotte della Procura della Repubblica di Teramo, hanno permesso di confermare, grazie ad appostamenti, pedinamenti e video-riprese sia le abitudini illegittime di due dipendenti sia i luoghi dove gli stessi si recavano, quando uscivano dall'Istituto.
Certamente disinvolto l'atteggiamento dei due che non appena timbrato il proprio “badge” di ingresso, in modo puntuale, si allontanavano per fare servizi vari.
Una volta si portava la propria automobile all'autolavaggio, qualche altra volta si tornava a casa per accompagnare parenti da qualche parte. Anche quando si usciva per andare a pranzo non veniva mai utilizzato il cartellino magnetico: in questo modo la presenza effettiva in ufficio si limitava a pochi minuti.
In un caso il tutto è avvenuto anche con l'utilizzo dell'autovettura dell'Ente, «senza le previste autorizzazioni gerarchiche» e per fini «del tutto privati».
La Guardia di Finanza, ultimata l'attività di appostamento e pedinamento, più volte si è recata presso l'Istituto per verificare i registri presenze e si è scoperto così che il “gioco” dei dipendenti andava avanti almeno da due anni.
La copiosa documentazione acquisita presso l'I.Z.S. di Teramo, infatti, confermava la continua presenza dei dipendenti sul posto di lavoro, con conseguente corresponsione totale degli emolumenti mensili.
Oltre all'Autorità magistratuale ordinaria, è stata interessata anche la Corte dei Conti de L'Aquila, per il recupero delle somme indebitamente percepite.
Sono stati indagati anche i dirigenti e diretti responsabili di ufficio dei due lavoratori, i quali, per tutto questo tempo, non si sono mai accorti dell'assenza dei propri dipendenti dagli uffici, né hanno mai posto azioni volte a porre fine a tale attività illecita.

26/06/2009 14.47