Morte del detenuto nigeriano in carcere: trovato con la faccia sul cuscino

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Più si cerca di fare chiarezza sul «decesso per cause naturali» del detenuto nigeriano Charles Omofowan e più ci si imbatte in nuove informazioni spesso contrastanti che possono ingenerare dubbi.

Ieri PrimaDaNoi.it ha tentato per tutta la mattinata di avere risposte dalla ambasciata del paese africano riuscendo ad avere solo la vaga certezza che la notizia della morte del cittadino detenuto non fosse arrivata alle orecchie dell'ambasciatore nel nostro Paese.
Altre fonti darebbero per certo addirittura il fatto che alcun parente del defunto sia stato avvertito. Un fatto questo che se fosse vero getterebbe una strana ombra sull'operato della burocrazia anche perché sono passati oltre 10 giorni e sembra molto strano che i parenti in Nigeria non sappiano nulla del loro congiunto.
Per quanto riguarda le modalità della morte si apprende che il cadavere sarebbe stato rinvenuto a pancia in giù con la faccia affondata nel cuscino e la morte sarebbe avvenuta per arresto cardiaco dovuto all'asfissia.
Omofowan pare soffrisse di crisi epilettiche e avrebbe rifiutato anche alcune cure.
Altre fonti parlano di una dipendenza da sostanze stupefacenti. Insomma un quadro piuttosto incerto tra notizie che si rincorrono anche se per la Procura il caso è chiuso: la salma è infatti stata portata all'obitorio dell'ospedale per poi essere seppellita dopo una ricognizione cadaverica alla presenza del pubblico ministero ma pare non alla presenza di un rappresentante della polizia giudiziaria.
Non è stata fatta l'autopsia e si è potuto proseguire con la tumulazione della salma anche se non si sa con precisione dove l'uomo sia stato sepolto.
Diverse fonti parlano però di rapporti burrascosi tra il nigeriano e le guardie carcerarie. Di questo parlerebbero nel dettaglio i due esposti inviati alla Procura e scritti da un volontario del carcere che avrebbero descritto particolari, vicende e fatti che avallerebbero cause della morte diversa.
Non si esclude che il caso possa essere riaperto per verificare che tutto si sia svolto regolarmente o eventualmente per appurare quelle nuove notizie contenute negli esposti.
«Mediamente ogni anno devo occuparmi di 150 casi di morte nelle carceri», spiega a PrimaDaNoi.it Francesco Morelli, Direttore Centro Studi di Ristretti Orizzonti, «di cui circa 1/3 sono suicidi e i rimanenti morti per "cause naturali". In tutto questo tempo mi sono capitati pochissimi casi di decessi causati da crisi epilettiche, non più di 2 o 3. Nonostante questo non penso che Charles sia stato ucciso... e lo si potrebbe sospettare, sia perché gli attacchi epilettici a volte sono scatenati da traumi cranici, sia perché le contusioni causate dalle percosse possono essere ben "giustificate" con urti accidentali avvenuti durante le convulsioni epilettiche. Ma in realtà credo si tratti "solamente" di un tragedia provocata da una serie di mancanze».
Entra nello specifico Morelli e sostiene che prima di mettere un detenuto in isolamento «un medico deve certificare che le sue condizioni psico-fisiche lo consentano (e per una persona affetta da epilessia questa certificazione sarebbe piuttosto "avventata")».
I risultati dell'autopsia, che parlano di "edema polmonare acuto da soffocamento", «fanno pensare», continua Morelli, «che Charles sia morto perché la saliva gli ha ostruito la trachea, durante una violenta crisi epilettica. Ma la morte, in questi casi», aggiunge, «non è immediata: probabilmente l'agonia è durata molto (15 minuti? mezz'ora?), ha rantolato e "sbavato", ha fatto rumore in preda alle convulsioni, ma nessuno ha sentito? Secondo me queste sono le ragioni per le quali c'è parecchio mistero, intorno alla vicenda».

24/06/2009 8.50