Delitto Masi, il gip Billi ha detto no all’archiviazione proposta dalla procura

Alessandro Biancardi

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TERAMO. L'omicidio dei coniugi Masi non sarà archiviato. Il caso, ancora irrisolto, per fortuna non finirà con un nulla di fatto, o almeno si spera.



TERAMO. L'omicidio dei coniugi Masi non sarà archiviato. Il caso, ancora irrisolto, per fortuna non finirà con un nulla di fatto, o almeno si spera.

Il gip di Teramo Marco Billi ha infatti rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, fissando una nuova udienza per il 21 luglio quando con ogni probabilità, disporrà nuove indagini sul delitto dei coniugi Libero Masi ed Emanuela Cheli, avvenuto nella notte tra l'1 e il 2 giugno del 2005 nella loro villetta di via Lenin a Nereto.
Resta in piedi l'ipotesi della rapina degenerata e non quella della vendetta.
In mano agli inquirenti ci sarebbe solo l'impronta di una scarpa trovata sul luogo del delitto.
I corpi dei due coniugi vennero ritrovati riversi nel corridoio della villa, le stanze erano a soqquadro, in terra e sulle pareti parecchie tracce di sangue.
Gli inquirenti hanno parlato fin da subito di un'aggressione a scopo di rapina.
Il medico legale stabilì che chi aveva compiuto il massacro lo aveva fatto con particolare ferocia, usando molto probabilmente una mannaia.
Le vittime sono state colpite alla nuca e poi trascinate l'una accanto all'altra, lungo il corridoio che porta alla camera da letto.
Da quel giorno l'amico di famiglia Pio Rapagnà ha seguito dal di fuori le indagini, per quanto è stato possibile, e ha esortato più volte la Procura a non seguire solo la pista della rapina finita male, ha tentato di entrare nel processo, con una deposizione spontanea per far in modo che le indagini non venissero chiuse.
Nel terzo anniversario della morte Rapagnà parlò dell'omicidio Masi come di un delitto «di serie B» che non poteva però chiudersi con l'impunità per i suoi assassini.

23/06/2009 14.54