Concorsi pilotati. Iovino respinge accuse. Chiesta la scarcerazione

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Si è tenuto questa mattina in Procura a Pescara l’interrogatorio di Antonio Iovino, il dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo, arrestato la settimana scorsa.

Il dirigente si trova agli arresti domiciliari nella sua casa di Tortoreto nell'ambito dell'inchiesta della procura di Pescara su presunti concorsi pilotati.
Le indagini della Digos, coordinate da Claudio Mastromattei, sono andate avanti per sei mesi.
Il dirigente, indagato per i reati di falsità, abuso d'ufficio, truffa ai danni di ente pubblico, falsità materiale, soppressione di atti veri, rivelazione di segreti di ufficio, ha respinto questa mattina ogni addebito, davanti al gip Guido Campli.
Il suo legale Domenico Parla, che ha definito questa indagine «un gigante dai piedi d'argilla», ha presentato istanza di scarcerazione, mostrando anche la lettera di sospensione (non di licenziamento) dall'incarico inviata dalla Regione Abruzzo.
Secondo l'indagato e il suo avvocato, infatti, il non ricoprire più l'incarico di dirigente dovrebbe di conseguenza far venire meno le esigenze cautelari in quanto non persisterebbe più né il pericolo di reiterazione del reato che quello di inquinamento delle prove.
Ha già dato parere negativo alla scarcerazione il pm Gennaro Varone. Dovrà adesso decidere il gip Guido Campli.
«Iovino», ha detto Parla alla fine dell'interrogatorio, «ha chiarito punto per punto la propria posizione, producendo anche della documentazione».
Cosa sia stato esibito non è ancora chiaro.
Sulla pen drive sequestrata a Iovino che secondo la Procura conteneva le risposte dei quesiti d'esame e che il dirigente avrebbe passato al genitore di un concorsista, l'avvocato Parla ha detto che contiene dati personali e «non c'erano i test degli esami».
Dalle intercettazioni emerse nel corso delle indagini la procura scoprì che proprio Iovino chiese il pen drive alla moglie (che rispose «si te lo porto in carcere», alludendo probabilmente al rischio che entrambi stavano correndo) per poi passarla al suo conoscente.
Eppure proprio sulle intercettazioni pare che si giocherà un ennesimo braccio di ferro.
Per l'avvocato Parla, infatti, sarebbero stati tirati in ballo «degli stralci» e «per avere un quadro completo delle conversazioni bisognerebbe sentire quello che si dice prima e dopo».
Non è escluso, quindi, che anche in questo caso, come avvenuto per l'inchiesta Ciclone di Montesilvano si possa richiedere la trascrizione di ore e ore di telefonate e intercettazioni ambientali per dilatare i tempi.

22/06/2009 12.39