Il cuore è artificiale, la spesa fuori controllo è genuina

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L'ultimo no della Asl di Chieti è di pochi giorni fa. Così come l'aggiramento del rifiuto di acquistare un nuovo cuore artificiale: «il paziente è in pericolo di vita, senza questa protesi rischia di morire».


CHIETI. L'ultimo no della Asl di Chieti è di pochi giorni fa. Così come l'aggiramento del rifiuto di acquistare un nuovo cuore artificiale: «il paziente è in pericolo di vita, senza questa protesi rischia di morire».

Di fronte alla dichiarazione sottoscritta dal professor Gabriele Di Giammarco, la Asl ha ceduto ed il dispositivo che pompa il sangue, impropriamente chiamato cuore artificiale, è stato acquistato per circa 80 mila euro.
E' uno dei tanti acquisti della Cardiochirurgia di Chieti finiti sotto la lente di ingrandimento del controllo di gestione e dell'analisi dei centri di costo, strumenti del manager per controllare le spese, tagliare quelle inutili e generare risparmi.
Ma a quanto pare in certi reparti tutto continua come al tempo delle vacche grasse, quando la Asl decise un investimento quantomeno criticabile di centinaia di migliaia di euro (qualcuno azzarda la cifra di 400 mila) per l'affitto di un altro “cuore artificiale” (la pompa DeBakey) che dal 2005 al 2007 è rimasta addirittura imballata e che poi è stata restituita alla Marifarm così come era stata fornita.
Una storia venuta fuori solo adesso che i conti sono sotto controllo e ci si chiede perché pagare questi “affitti” e non fare il comodato d'uso che è uno strumento certamente più agile per l'amministrazione e molto meno oneroso: infatti paghi il cuore se lo usi ed inoltre se scade (tutti questi dispositivi hanno una data di scadenza) la ditta fornitrice te lo sostituisce 1 anno prima.
Furbizia del fornitore o superficialità del primario?
La Asl sta cercando di capire queste vicende, anche perché a Marifarm – che è il più grosso operatore del settore in Abruzzo, presente in quasi tutte le forniture sia direttamente che indirettamente – è stato chiesto un chiarimento su un'altra storia e cioè la fornitura dei kit dei ferri operatori.
Un'operazione da 450 mila euro che partì quando ci fu il trasferimento del reparto dal San Camillo.
Il primario chiese due nuovi kit, che furono acquistati. Ma mentre i vecchi ferri operatori funzionano ancora, sembra che alcuni di quelli nuovi si siano deteriorati e siano stati riconsegnati per la sostituzione.
Insomma occhi puntati sulle spese di uno dei reparti più costosi, di quelli cioè che fanno saltare tutte le stime prudenziali sul rientro dai debiti di cui al famoso Piano.
Si cerca anche di capire se le ditte che hanno vinto gli appalti sono quelle che forniscono in esclusiva il materiale o se qualche altro fornitore magari fattura anche di più, pur non avendo vinto nessuna gara.

Sebastiano Calella 19/06/2009 10.13