Il mobilio dei misteri: chi ha pagato gli arredi del Comune e perché?

Alessandro Biancardi

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ABBATEGGIO. Nel 2005 il Comune viene arredato ex novo: tutti gli uffici e persino la sala consigliare. Ma è mistero su chi ha pagato la fornitura. Che sia stato uno “zio d’America”?

ABBATEGGIO. Nel 2005 il Comune viene arredato ex novo: tutti gli uffici e persino la sala consigliare. Ma è mistero su chi ha pagato la fornitura. Che sia stato uno “zio d'America”?


Probabilmente, però, lo zio non ha attraversato l'oceano, ma viene dalla ben più vicina Pescara. Questa è la convinzione del consigliere di minoranza del Comune di Abbateggio, Croce Scipione, che da un anno chiede spiegazioni al suo sindaco, Antonio Di Marco, che puntualmente schiva la domanda e «insiste nel celare la fonte del finanziamento».
Ma perché mai?
I mobili vengono portati nel Comune di Abbateggio dalla “Cosmetal”, montati dalla stessa ditta, ma non esisterebbe un documento che testimoni un impegno di spesa o una donazione.
Storia di ordinaria mancata trasparenza o una storia di straordinaria opacità?
Ora su questa vicenda sta indagando anche la Procura di Pescara dopo l'esposto presentato dal consigliere Scipione.
«Da oltre 6 mesi- si legge nell'esposto depositato il 23 gennaio scorso- insisto nel chiedere al sindaco, al segretario comunale, all'ufficio ragioneria, la giustificazione circa la fornitura di arredo comunale e ciò poiché nonostante la consegna dei mobili, non vi è alcun atto comunale o determina relativa al pagamento di detta fornitura».
Chi ha pagato i mobili del Comune? Chi c'è dietro questa fornitura venuta dal cielo?
Dei mobili di un valore stimato di 40 mila euro, di norma, non arrivano in Comune da soli, senza impegno di spesa e senza fatture o bolle di accompagnamento.
Tante le domande che Scipone si è posto.
Un problema probabilmente inesistente o di second'ordine che tuttavia, viste le risposte elusive, ha incuriosito il consigliere.
Tra le quali: perché qualcuno dovrebbe donare dei mobili al Comune senza un motivo specificato? Ma il sindaco, che poi ha prontamente negato, avrebbe fatto riferimento ad alcuni benefattori.
«In un discorso in consiglio comunale – ha raccontato Scipione a PrimaDaNoi.it – il sindaco disse che l'arredo urbano era fornito dall'amministrazione comunale di Pescara, ma di queste affermazioni non c'è traccia sui verbali. Anche più in là nel tempo, in una conferenza stampa, il sindaco Di Marco ha ringraziato “gli amici di sempre” per la realizzazione di alcune opere, e anche per l'arredo del Comune. L'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, è il padrino del sindaco Di Marco».
Non si è fatta attendere la smentita del sindaco di Abbateggio che ha negato di aver detto che l'arredamento proveniva dall'amministrazione di Pescara.
Ha poi aggiunto che il mobilio per il Comune di Abbateggio «è frutto di un'intesa tra la Fondazione Caripe e la Presidenza del Consiglio Regionale dell'Abruzzo». Stando alle dichiarazioni di Di Marco, il giallo dei mobili sarebbe svelato. Ed invece no.
Il mistero si infittisce ancor di più in quanto della paventata “intesa” pare non esserci traccia sui documenti ufficiali che il Comune si è guardato bene dal fornire a Scipioni.

LA SPASMODICA RICERCA DI UNA RISPOSTA

E' culminata nell'esposto alla Procura, ma la battaglia ingaggiata dal consigliere di minoranza è iniziata il 4 marzo 2008 con una lettera in cui chiedeva, in qualità di capogruppo di minoranza, di «conoscere con quali fondi e con quali proventi siano stati pagati gli arredamenti comunali forniti dalla ditta “Cosmetal” e le modalità di presa in carico degli stessi nell'inventario comunale».
A questa richiesta il sindaco ha risposto in consiglio comunale, dicendo che c'era l' “intesa”, ma senza fornire risposte documentate sui fondi utilizzati.
Per questo motivo, Scipione ha inviato una diffida al sindaco, al segretario comunale Francesca Vecchi e al responsabile dell'ufficio finanziario contabile, Carmine Colasante.
Tutto ciò non basta a smuovere l'amministrazione e Scipione insiste.
Infatti il 10 luglio 2008 con una lettera sempre indirizzata al sindaco, al segretario e al contabile, il consigliere di minoranza è tornato a comunicare i propri dubbi sul «perché della riferita intesa non venga fornito alcun documento, decorsi ormai quattro anni dalla fornitura dell'arredamento».
Il 14 maggio 2009, Scipione non si arrende e deposita una nota integrativa in Procura.
Questa volta ha sollevato dubbi sull'incongruenza tra i prezzi di mercato del mobilio che- si legge nella nota- il sindaco quantifica in 12 mila euro, a fronte di un presumibile valore di 40 mila euro. Il consigliere ha chiesto di fatto una verifica tecnica valutativa ed altri accertamenti presso la Cosmetal, la presidenza del consiglio regionale e la Fondazione Caripe.

DI MARCO: «OSSERVAZIONI CHE NON CONTRIBUISCONO AL BENE DEL PAESE»

Alle «continue e reiterate» questioni sollevate da Scipione, il Comune risponde, per tempo, ma a mezza bocca.
E nei mesi è riuscito a schivare ogni domanda sul merito precisando di «aver fornito chiarimenti richiesti nella seduta di consiglio comunale del 10.03.2008 al punto 1 dell'ordine del giorno “Comunicazioni del sindaco”».
Vanno bene le parole ma qualche documento?
Il sindaco in quella seduta, avvenuta pochi giorni dopo la richiesta di Scipione, ha dichiarato testualmente: «relativamente all'arredo comunale dichiara che le segnalazioni pervenute sono il frutto di una errata considerazione della stessa funzione amministrativa: sottolinea come non vi sia stata alcuna comunicazione circa il fatto che l'arredo sia stato fornito dall'amministrazione comunale di Pescara. Dichiara che, infatti, l'arredo comunale non sia stato dato dalla suddetta amministrazione. Al contrario esso è frutto di un'intesa tra la Fondazione Caripe e la Presidenza del Consiglio Regionale dell'Abruzzo: nel momento in cui verrà completato l'iter relativo alla suddetta intesa di procederà all'acquisizione formale della proprietà dell'arredo».
Le domande del consigliere Scipione rimangono sospese dal momento in cui, di questa presunta intesa non vengono forniti documenti e particolari.
Resta appesa la domanda principale: chi ha pagato quei mobili?
L'unica certezza è che gli oggetti non si pagano con le “intese”.
In tutti i casi il sindaco, quel giorno, ha scelto di chiosare in questo modo la sua risposta a Scipione: «si tratta comunque di osservazioni e considerazioni che non contribuiscono alla crescita del paese».
Ma l'opposizione non è pagata dai cittadini anche per vigilare sull'operato dell'amministrazione? Ma non c'è nulla di strano sotto il sole: Abbateggio è solo uno dei tantissimi paesi dell'hinterland, dove all'opposizione si preferisce non rispondere. O meglio, si risponde liquidandola come “oppositori del bene” per la città.
Se tutto è in regola dove sono i documenti?
Di sicuro, questa di Abbateggio, non è una bella pagina di democrazia.
Attendiamo i documenti.

Manuela Rosa 18/06/2009 9.38