Transcom, partono le trattative: poche speranze per riaprire

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una “rivolta” pacifica ma come sempre accade fuori tempo massimo. Dopo la notizia della chiusura definitiva del call center della Transcom tutte le istituzioni si sono affrettate a rilanciare dichiarazioni.



Il problema come sempre accade era noto da tempo e le avvisaglie c'erano tutte. Qualcosa era anche stato tentato, evidentemente senza grossi risultati. L'azienda andrà via lasciando a piedi quasi 400 dipendenti (e terremotati) anche se si registra oggi una tiepida apertura da parte della azienda più per rispettare un rituale e magari lasciare ogni responsabilità agli enti locali.
La Transcom allora dice: «siamo aperti alle soluzioni concrete». Ci sono, sono possibili, arriveranno?
«Prendiamo atto del sincero ed appassionato intervento di tutte le Istituzioni del territorio e delle Parti sociali. I toni accesi sono comprensibili, ma ora qualsiasi proposta deve essere finalizzata a concretezza e realismo», dice oggi Roberto Boggio, Direttore Generale di Transcom Worldwide S.p.A., in seguito alle prime reazioni che hanno seguito l'annuncio di non riaprire la sede aquilana.
«Non vogliamo prendere in giro nessuno - aggiunge la direzione di Transcom - ma le imprese private non si tengono in piedi solo con le parole. Servono lavoro e conti in regola, per garantire la stabilità d'impresa di lungo termine».
Dalla sua parte si è schierata da subito Confindustria: «sin dal 2000 Transcom ha investito molto su L'Aquila contribuendo non poco allo sviluppo economico del territorio. Se oggi Transcom è costretta ad avviare una procedura di mobilità è per una questione di coerenza, responsabilità e trasparenza».
Oggi la sede di L'Aquila è in grave perdita, ma la direzione di Transcom si dice pronta a lavorare incessantemente con le Parti sociali e le Istituzioni per fare emergere e valutare ogni possibile alternativa, a prescindere dal livello territoriale o meno della vertenza.
Intanto, per l'11 giugno è previsto un primo incontro tra la direzione di Transcom e le organizzazioni sindacali presso la sede di Confindustria L'Aquila.
E l'Ugl fa sapere che «non lascerà nulla d'intentato per salvare i posti di lavoro al call center Transcom dell'Aquila. Abbiamo già chiesto un incontro congiunto ai ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro».
«A questo punto - spiega il segretario nazionale dell'Ugl Telecomunicazioni, Gianni Fortunato - l'esigenza di mettere ordine e regolamentare seriamente il mercato dei call center in outsourcing deve essere una priorità da di tutti gli operatori del settore delle telecomunicazioni».

10/06/2009 14.17