Asl di Scafa: direttore sanitario e altri tre in manette: «illegalità diffusa»

Alessandro Biancardi

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Asl di Scafa: direttore sanitario e altri tre in manette: «illegalità diffusa»
ARRESTI ALLA ASL DI SCAFA. La squadra mobile di Pescara ha arrestato questa mattina, su disposizione della Procura, il direttore del distretto sanitario di Scafa (Pescara), Riccardo Alderighi, la moglie, la segretaria e un medico, presidente della commissione di invalidita' di cui il direttore faceva parte. (nella foto il pm Gennaro Varone)
Nel corso delle indagini la mobile, diretta da Nicola Zupo, avrebbe accertato un sistema di illegalita' diffusa, con episodi di corruzione documentati. Tra le accuse associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al peculato.
Le irregolarita' sarebbero state portate avanti, tra l'altro, nei lavori di manutenzione delle strutture e nelle procedure per riparare i macchinari elettromedicali, nell'utilizzo dei badge per le timbrature e nella gestione della commissione di invalidita', visto che le percentuali da assegnare sarebbero state talvolta contrattate con l'interessato o con un terzo, le visite eseguite singolarmente e le indennita' elargite ai componenti senza che partecipassero alle riunioni.
I quattro, arrestati su disposizione del gip De Ninis su richiesta del pm Varone, sono agli arresti domiciliari.
Altri dettagli in tarda mattinata.

04/06/2009 9.23



«USO PRIVATO DELLA COSA PUBBLICA»

A finire in manette questa mattina (tutti ai domiciliari) sono stati Riccardo Alderighi, 61 anni, direttore sanitario della Asl di Scafa, la moglie, Fabrizia Di Domenico, infermiera di Torre dè Passeri 51enne impiegata alla Asl di Scafa, la segretaria del direttore sanitario, Nadia Nubile, di 49 anni di Manoppello, e Fulvio De Arcangelis, 56enne di Pescara, medico, presidente della tredicesima commissione d'invalidità di Scafa.

Gli indagati sono complessivamente 15, nessun paziente ma tutti dipendenti pubblici o pubblici ufficiali.
Su di loro c'è stretto riserbo perchè potrebbero esservi fughe di notizie e inquinamento probatorio.
Le indagini hanno preso il via ad agosto 2008 e sono andate avanti grazie ad una lunga serie di acquisizioni e intercettazioni di vario genere.
Le illegalità erano talmente diffuse che non è poi stato difficile riscontrarle per gli uomini della polizia.
Le indagini sono proprio partite da una segnalazione che voleva alcuni infermieri in casa del direttore sanitario per svolgere lavori di ristrutturazione.
Il capo della squadra Mobile, Nicola Zupo, ha parlato questa mattina in conferenza stampa di «un sistema diffuso di illegalità e gestione privata del servizio pubblico».
A capo di questa associazione a delinquere contestata ci sarebbe proprio il direttore che attraverso una serie di azioni non faceva altro che tentare di incamerare piccoli guadagni e privilegiare amici imprenditori in un sistema di favore contro favore.

ASSENZE AL LAVORO E MUTUA COPERTURA

Lui, la moglie e la segretaria, secondo quanto sostiene l'accusa, erano legati da un patto di «mutuo soccorso» che consentiva di assentarsi puntualmente dall'ufficio.
La polizia ha infatti verificato che i tre non si recavano tutti i giorni al lavoro ma si scambiavano i bedge che venivano vidimati da altre persone che così formalmente riuscivano a creare una “presenza virtuale” sul posto di lavoro.
Inoltre il direttore sanitario e la moglie, sempre secondo quanto sostiene l'accusa, distraevano il personale infermieristico del distretto per effettuare lavori di ristrutturazione a casa loro.
Gli episodi accertati dalla procura sarebbero almeno «un paio» e dei filmati inchioderebbero un infermiere della Asl che si reca a casa del direttore, con la macchina della Asl, per dipingere delle pareti con tanto di secchio di vernice.
In un altro caso un infermiere si sarebbe recato sempre a casa del direttore per compiere lavori di idraulica.
A Nadia Nubile, la segretaria, viene contestato il peculato.
Come accertato dalle intercettazioni telefoniche, la donna usava la linea telefonica del distretto per chiamate private.
Secondo quanto ricostruito dall'accusa, Nobile in alcuni casi si chiamava sul proprio cellulare dalla linea dell'Asl per poter così auto ricaricare il proprio credito telefonico.
Nubile deve risponde anche di corruzione per aver accettato una regalia di 50 euro da una persona che voleva esprimere la sua gratitudine per il riconoscimento dell'invalidità richiesta la cui pratica era stata da lei sponsorizzata.
Piccole cifre che comunque sono sufficieti ad integrare la fattispecie del reato di corruzione.

«LA COMMISSIONE CONTRATTAVA LE INVALIDITA'»

La commissione che giudica le invalidità negli ultimi dieci mesi, secondo la polizia, non si sarebbe mai riunita ma erano in realtà i singoli medici che «contrattavano» con i pazienti il grado di invalidità utile.
La ratifica degli altri componenti della commissione arrivava poi in separata sede, senza visita, e comunque non c'era mai un esame collegiale da parte della commissione.
I casi esaminati dalla squadra mobile sono una trentina
Secondo quanto afferma il gip Luca De Ninis «le intercettazioni documentano una congerie di raccomandazioni, illegalità, e la sistematica disponibilità del direttore al falso ideologico in favore di soggetti postulanti esaminati nelle commissioni per il riconoscimento delle invalidità».
E, poi, sempre secondo il gip, «il quadro indiziario indica chiaramente che la frode e il disservizio pubblico costituiscono regola ordinaria nel distretto Asl di Scafa: si approfitta di una situazione di diffusa illegalità nella quale nessuno ha interesse a denunziare le malefatte altrui perchè ognuno ha il proprio tornaconto».
La situazione creata in quel distretto era di «totale asservimento delle risorse pubbliche al soddisfacimento degli interessi personali del direttore e del suo nucleo familiare, che ha determinato un clima di diffusa illegalità al quale ognuno si e' adeguato ricavando la sua fetta di torta in una rete inestricabile di reciproche complicità», sostiene sempre il gip De Ninis.
L'asservimento «globale e globalizzante» di cui parla il giudice si sarebbe esplicato «nella sistematica violazione dei doveri funzionali rispetto al quale non e' neppure ipotizzabile alcuna capacità di controllo e di denuncia da parte degli altri dipendenti della struttura, spesso inclini a compiacere i superiori per ragioni di tornaconto personale, in ogni caso incapaci di reagire e denunciare l'organizzazione del lavoro nella quale sono inseriti, fondata sull'abuso».

INTERCETTAZIONI FONDAMENTALI

Sul fronte dei lavori alla Asl sarebbero stati effettuati da un amico imprenditore di Alderighi, senza gara ad evidenza pubblica, mentre delle apparecchiature mediche sarebbero state acquistate ricorrendo al principio della infungibilità per favorire delle ditte amiche, stravolgendo le norme sull'evidenza pubblica.
Ancora da chiarire l'episodio in cui un dipendente ha segnalato al direttore l'ammanco di cassa di 436 milioni (probabilmente di lire) ma Alderighi avrebbe tentato di occultare la vicenda.
Sarà il giudice eventualmente ad ordinare un nuovo filone di indagine.
Per il copo della Mobile, Nicola Zupo, i fatti accertati sono devastanti e senza intercettazioni, ha commentato, probabilmente nessuno avrebbe parlato.
Un episodio particolare riguarda la moglie di Alderighi, Fabrizia Di Domenico, che nel corso di una perquisizione a casa si sarebbe assentata con la scusa di accompagnare il figlio a scuola e si sarebbe recata in ufficio del marito per nascondere dei fascicoli. Tentativo non riuscito: i faldoni che contenevano le ultime pratiche di invalidità sono stati ritrovati in uno scantinato del distretto.
Emergono sullo sfondo una serie di responsabilità sfumate che, seppure non penali, sembrano piuttosto gravi. Si parla per esempio di una «totale libertà di Alderighi» che pare non fosse avvezzo al controllo del manager della Asl, Balestrino, il quale - sentito dalla polizia- avrebbe sostenuto di non essersi mai accorto di nulla.

a.b. 04/06/2009 13.09