Assolto avvocato teramano accusato di furto di gas

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «Assolto per non aver commesso il fatto»: questa la decisione del giudice Antonio Converti del Tribunale di Teramo, nei confronti dell’avvocato Nicola De Cesare, difeso dagli avvocati di fiducia Gennaro Cozzolino e Raffaella Orlando.


De Cesare era stato accusato di furto di gas, nell'ambito di una vicenda giudiziaria che l'indagato ha sempre definito «assurda».
I fatti si sono verificati tra il 2002 e il 2007.
In quegli anni l'avvocato aveva in affitto uno studio con un collega e pagava regolarmente le bollette.
Ma a quanto pare nemmeno questo è stato sufficiente per dormire sonni tranquilli.
All'Enel gas, infatti, risultava che per quell'utenza c'erano 2334 metri cubi di gas non pagati.
«Al di là di ogni logica giuridica e processuale», assicura De Cesare, «sono stato rinviato a giudizio nonostante l'evidente e più volte manifestata estraneità ai fatti contestati e l'assoluta mancanza di prove a mio carico».
Un processo durato un anno che poteva evitarsi, sostengono i difensori che oggi non risparmiano critiche alla procura.
De Cesare lamenta «le gravi omissioni e la superficialità» della Procura della Repubblica di Teramo: «sono stato rinviato a giudizio», racconta, «poiché secondo le accuse mosse dal pubblico Ministero Stefano Giovagnoni, avrei rimosso i sigilli al contatore Enel-gas collegato all'utenza a me intestata. Un rinvio a giudizio, disposto in totale assenza di indagini che mi ha visto coinvolto come vittima innocente di una vicenda giudiziaria che ha dell'incredibile».
«Ciò che ha dell'assurdo», continua l'avvocato, «è che un cittadino onesto che paga regolarmente le bollette viene accusato di aver rimosso i sigilli di un contatore di un'utenza che funzionava - non aveva mai cessato l'erogazione del gas - e che, pertanto, non poteva e non doveva essere stata sigillata. Ma vi è di più, tale contatore era situato all'interno di un'area privata di altra proprietà, il cui accesso era riservato unicamente al titolare e di fatto precluso ai terzi, dal momento che è possibile accedere solo passando attraverso l'interno dell'abitazione».
Già nella fase delle indagini preliminari De Cesare, racconta, di aver dato piena prova della sua estraneità «attraverso prove documentali attestanti l'avvenuto pagamento delle utenze, nonché prova testimoniale del proprietario dell'immobile e del mio collaboratore di studio».
Tutti documenti che «non sono state oggetto di considerazione alcuna da parte degli Organi preposti alle indagini che, anzi, hanno richiesto il rinvio a giudizio».
Fortunatamente dopo è arrivata l'assoluzione per non aver commesso il fatto: «la procura», attacca De Cesare, «ha avuto il demerito di vedere ingiustamente sotto processo un onesto cittadino, avvocato, mettendone in dubbio la specchiatissima ed illibata condotta, nonché il demerito di non aver fatto chiarezza sulla vicenda giudiziaria, non permettendo l'individuazione del reale colpevole».

01/06/2009 14.05