Ricatti sexy, Sgarbi non sarà ascoltato in Italia. Interrogatorio in Germania

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

1340

PESCARA. Qualche settimana fa l’avvocato super mediatico Carlo Taormina che difende Ernano Barretta nell’inchiesta dei ricatti sexy alle ricche ereditiere di Germania aveva promesso scintille.

E aveva anche annunciato che avremmo visto presto sfilare nel tribunale di Pescara anche Helg Sgarbi, l'affascinante gigolo svizzero già in carcere a Monaco di Baviera e già condannato dal tribunale tedesco a sei anni di reclusione dopo aver confessato di essere il responsabile di un ricatto ai danni dell'ereditiera della Bmw, Susanne Klatten, e tre altre ricche signore.
Ma ieri, nel corso del processo italiano, che si sta svolgendo a Pescara (ma ancora alla fase dell'udienza preliminare) e che vede come principale indagato Ernano Barretta, imprenditore di Pescosansonesco e ritenuto dall'accusa la mente della presunta associazione a delinquere dove Sgarbi ne era il brccio operativo, il gip Maria Michela Di Fine ha rigettato le richieste di Taormina.
Infatti, è stato stabilito che non si terrà nel tribunale di Pescara l'incidente probatorio per ascoltare la versione del gigolo svizzero che era a capo dell' organizzazione che agganciava le donne più ricche della Germania per poi filmare i rapporti sessuali ed estorcere loro denaro.
Sgarbi dal canto suo aveva sempre escluso un coinvolgimento di Barretta nella vicenda.
Il prossimo 16 giugno, comunque, il gigolò svizzero sarà sentito per rogatoria in Germania.
Anche il pm Gennaro Varone, che si occupa della parte d'inchiesta italiana, ha chiesto l'autorizzazione a prendervi parte.
Durante l'udienza di ieri, il gup ha, inoltre, nominato un perito: Monia Palmieri per trascrivere le intercettazioni.
Il perito avrà 90 giorni di tempo.
Intanto il prossimo 25 giugno si terrà un'udienza interlocutoria per dare la possibilità agli avvocati della difesa di includere eventualmente la trascrizione di altre intercettazioni; mentre quella vera e propria è stata fissata al 22 ottobre.
In questa occasione si discuterà della richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati.
Nel frattempo, gli avvocati Ciprietti e Taormina hanno riferito che presenteranno ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro preventivo e conservativo dei beni di Barretta, aggiungendo che chiederanno anche la custodia dei beni sotto sequestro preventivo.
I legali sostengono che quei beni «sono stati acquistati prima delle vicende che riguardano il processo».
Nei fascicoli degli avvocati di parte civile, però, è stata già inserita una serie di calcoli con i quali si sarebbe quantificato, per ora sommariamente, il presunto danno cagionato dai Barretta: si parla di circa 12,5 milioni di euro.
Il giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, con un provvedimento notificato alle parti a inizio mese di maggio ha accolto integralmente le richieste dell'accusa e delle parti civili e, per una minima parte, anche quelle della difesa circa il sequestro conservativo dei beni.
Insomma essendo stati acquistati precedentemente i fatti -che si collocano verso la fine del 2007- non potevano essere stati acquistati con i soldi dei ricatti (9,4 mln di euro).
Il giudice tuttavia non ha creduto alla tesi difensiva accogliendo soltanto la richiesta degli imputati della revoca del sequestro preventivo relativamente ad un terreno che si trova a Pescosansonesco poiché si è riusciti ad avere la prova univoca di un acquisto precedente con la presentazione di un atto notarile. Per gli altri beni il giudice ha scritto manca «la prova univoca».
Il gup, sempre nei primi giorni del mese, ha accolto la richiesta di mantenere il sequestro preventivo (che in qualche modo impedisce la volatilità dei beni) ed ha disposto in più anche il sequestro conservativo, il che significa che in caso di condanna i beni dovranno servire per soddisfare le vittime dei reati.
Nelle loro memorie di avvocati di parte civile hanno però avanzato la richiesta di allargare addirittura il monte dei beni, avendo dimostrato come i danni siano già stimabili in oltre 12,5 milioni e che dunque i soli beni già posti sotto sequestro non sarebbero stati sufficienti.
Sarà una battaglia all'ultimo milione.

22/05/2009 8.50